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Politica estera: oltre le contraddizioni

Politica estera: oltre le contraddizioni Torna a Felipe Gonzalez: el renovador
Giovedì, 26 Febbraio 2015

Se moderazione e pragmatismo sono state le cifre dell’azione politica di Felipe González, è in politica estera, soprattutto, che hanno fatto la differenza.

Prima del 1982, prima di assumere la guida della Spagna, quella di González e del suo partito fu una posizione sostanzialmente anti-americana, contraria all’ingresso della Spagna della Nato, e schierata a fianco della rivoluzione sandinista in Nicaragua e tutti gli altri movimenti terzomondisti.

Ma allo stesso tempo i socialisti puntavano all’ingresso della Spagna nella Comunità europea, che era costituita – particolare non secondario – da Stati che facevano parte della Nato.

Una volta raggiunto il potere, bisognava risolvere la contraddizione. González ci riuscì in modo magistrale.

Per non scontentare nessuno, e portare tutti dalla sua parte, decise di indire un referendum per decidere dell’uscita o meno dalla Nato, nella quale la Spagna era entrata a far parte qualche mese prima dell’inizio del suo governo.

Il referendum, che si tenne nel 1986, fu sapientemente formulato in modo da favorire la permanenza nella Nato ma a precise condizioni, come il divieto di ospitare armi nucleari sul territorio spagnolo. Il voto si risolse con la vittoria del governo e la decisione di continuare a far parte dell’Alleanza atlantica.

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