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Le ragioni della crisi secondo Felipe

Le ragioni della crisi secondo Felipe Torna a Felipe Gonzalez: el renovador
Giovedì, 26 Febbraio 2015

Felipe González, 73 anni il prossimo marzo, tre figli e sei nipoti, ha lasciato il potere ormai da quasi 20 anni. Ma non ha mai abbandonato la politica attiva e il suo prestigio non ha mai smesso di crescere.

Ovunque vada è ricevuto come un presidente in carica e le sue opinioni sono tenute in grande considerazione. Finora però ha deciso di non pubblicare una sua biografia: «Ho resistito alla tentazione», dice. «Le memorie politiche sono spesso un esercizio di auto-assoluzione e un modo per incolpare gli altri. E poi ci sono cose che non si possono raccontare. Nelle lotte di potere, le relazioni sono sotterranee: i quattro quinti, come in un iceberg, non si vedono».

Anche le interviste che ha concesso negli ultimi anni si contano sulle dita di una mano. Quando lo fa, però, ogni frase è una sentenza. Come quando prova a individuare i motivi, e le colpe, della crisi europea.

«L’origine di questa crisi», dice Gonzalez, anche se ormai non sembra più ricordarselo nessuno, «sta in un’esplosione del sistema finanziario globale non regolato. Si è fatto un salvataggio di questo sistema, a carico dei contribuenti, dopodiché non si è andati a toccare l’origine della crisi. E continuano ad essere messe in atto le stesse pratiche che hanno portato alla crisi».

Il perché è presto detto: «Negli ultimi 25 anni il potere reale si è spostato dai rappresentanti della democrazia rappresentativa ai centri di decisione finanziaria del mondo».

Non si possono dimenticare le colpe dei Paesi, Italia e Spagna in primis, che hanno vissuto a lungo sopra le proprie possibilità e che, come dice la cancelliera tedesca Angela Merkel, non hanno fatto i compiti a casa, ovvero le riforme necessarie a evitare la crisi.

«Ma c’è anche la responsabilità di una politica monetaria che ha facilitato il credito per mezzo dell’inflazione, e questa non è responsabilità solo delle istituzioni finanziarie spagnole, ma anche tedesche, francesi…», ribatte González.

«È un errore nostro, ma condiviso. In Spagna c’è stata una crisi del mattone spaventosa, ma la crisi del debito è avvenuta perché ci sono state banche che hanno alimentato questo debito in modo irrazionale».

Insomma, l’Europa avrebbe potuto porvi rimedio. «Si sarebbero almeno evitate le situazioni drammatiche in cui si sono trovate, indubbiamente, la Spagna e l’Italia, e per estensione l’unione monetaria. Se guardiamo gli Stati Uniti, vediamo che una sola moneta con politiche economiche divergenti ha portato a una terribile esplosione alla fine del XIX secolo, e questo provocò la creazione della Federal Reserve. Il problema è che in Europa la Banca centrale non agisce come una banca centrale».

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