Maurizio Zazzaro

Nato il 15 febbraio 1961 a Napoli, sposato con due figlie, Maurizio Zazzaro è Regional Director Central and Eastern Europe di Microsoft Entertainment & Devices

Per dare l’assalto con i suoi videogiochi ai mercati dell’Europa dell’Est, Microsoft ha fatto scendere in campo un fuoriclasse delle start-up, l’uomo che dal nulla ha lanciato in Italia l’Xbox prima e l’Xbox 360 dopo, costruendo passo dopo passo, ma nel giro di soli sette anni, un grande successo commerciale. Maurizio Zazzaro ha accettato la sfida con entusiasmo. Anzi, è stato lui stesso a proporsi per questa missione speciale. In effetti, dopo la Coca-Cola e McDonald’s, dopo le griffe dell’alta moda e le auto di lusso, ora all’arrembaggio dei mercati emergenti dell’Europa dell’Est arrivano pure i videogiochi. Ma nessuno pensi che si tratti di una corsa da pionieri al Far… East, di una colonizzazione di territori inesplorati dove i consumatori sono a digiuno delle ultime novità in fatto di intrattenimento digitale. «Con gli opportuni distinguo», dice Zazzaro, «dai Paesi che si affacciano sul Baltico fino alla Grecia, il videogioco è già una realtà, certo ancora non affermata, ma ben conosciuta come alternativa all’entertainment tradizionale». Lungi dall’essere considerate un bene di lusso, le console di ultima generazione stanno gradualmente entrando nelle case degli hard core gamer, i giocatori più incalliti e attenti alle novità del settore, in Repubblica Ceca, come in Polonia e in Slovenia. Il prossimo passo per chi opera nel mondo del videoludico è la conquista delle famiglie, che in mercati più maturi come per esempio quello italiano sono già dedite ai cosiddetti social games. E la domanda è destinata a crescere, allo stesso ritmo dell’economia, offrendo ghiotte opportunità di espansione al gigante del software di Bill Gates.

Dall’Italia ai Paesi dell’Est. Fino a pochissimi anni fa sembravano due dimensioni che non avevano nulla in comune sul piano dei consumi, a maggior ragione per prodotti come quelli dell’entertainment digitale. Cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale rispetto ad allora?

Innanzitutto non si può parlare dei Paesi del Centro Est Europa come di un unico mercato. Gli scenari macroeconomici e di evoluzione dei gusti nell’entertainment sono molto diversi da Paese a Paese. È una regione che sta scoprendo ora determinate tecnologie. Se in Grecia il lancio dell’Xbox è avvenuto in contemporanea con le altre nazioni dell’Europa occidentale, e anche sotto il profilo del gusto il mercato è molto simile all’Italia, in Ungheria la console è stata accettata in fretta non solo dall’hardcore gamer, ma anche dal casual gamer. Mentre in Polonia e in Repubblica Ceca le console in generale stanno facendo solo ultimamente breccia nell’animo del giocatore, che ha sempre preferito rivolgersi al Pc.

In cosa consiste il patrimonio di esperienze di chi ha seguito passo dopo passo il lancio del videogame di massa in Italia? Come può essere sfruttato nei mercati emergenti dell’Est?

Sicuramente conta molto l’attitudine allo start-up di un business. In Italia abbiamo cominciato a parlare di Xbox un anno prima che facesse capolino negli Stati Uniti. Era una start-up non solo di mercato, ma pure di prodotto. Ora il prodotto c’è, e ha un successo riconosciuto a livello mondiale. Serve però anche grande attenzione all’importanza della distribuzione, a come si inserisce la referenza sullo scaffale, a come la si comunica al consumatore finale e, non ultimo, al modo in cui ci si relaziona con la stampa. Visto che si tratta di business inizialmente ridotti, bisogna ottimizzare le risorse disponibili per costruire una storia dell’entertainment nel mercato in questione.

Che livello di consapevolezza ha il pubblico a cui si rivolge Microsoft? Cosa si aspetta dall’offerta Xbox e cosa proponete per educare il mercato?

Direi che i mercati sono abbastanza consapevoli, soprattutto del posizionamento che Xbox occupa nel settore dell’entertainment, anche se il lancio della macchina è avvenuto in ritardo in alcuni Paesi, mentre altri non hanno nemmeno conosciuto la console di prima generazione. Quello che posso constatare, anche rispetto all’interesse che ha la stampa nei nostri confronti, è un grande entusiasmo verso l’Xbox, un entusiasmo che ha contagiato tutti i vari canali di vendita.

Quali iniziative di comunicazione e marketing ritiene siano le più appropriate per fare breccia nel cuore del vostro target?

La maniera migliore per conquistare i giocatori è raccontare loro la storia del prodotto, anche sfruttando i titoli dei giochi, mettendo la console a disposizione di chiunque la voglia provare. Il ruolo dei negozi e delle demo unit, insieme con la partecipazione alle fiere, è fondamentale in questa fase. Poi, man mano che si va avanti, bisogna dimostrare che la macchina è adatta a ogni tipo di pubblico, grazie ai diversi titoli che ne fanno una delle piattaforme ideali per tutta la famiglia. Per questo prevedo che assisteremo a un graduale passaggio della presenza del prodotto dai negozi specializzati in elettronica fino ai grandi centri commerciali generalisti, dove durante le prossime festività l’Xbox sarà già protagonista dello shopping natalizio.

Che obiettivi avete in termini di volumi e fatturato?

È mia intenzione raggiungere gli stessi risultati che abbiamo ottenuto in Italia. Anzi, visto che mi piace superarmi, vorrei addirittura fare di più. Magari già entro questo Natale, e se non è quest’anno, il prossimo.

Dove risiedono le maggiori difficoltà per penetrare questi mercati? Nella distribuzione? Nella pubblicità? Nelle iniziative below the line? Nella customizzazione dei titoli?

In realtà le difficoltà sono le stesse che si incontrano su altre piazze. Da manager considero che l’asset più forte che deve avere chi si assume la responsabilità di far partire un mercato è la squadra di cui si circonda. Avere un team forte, motivato, che si diverte lavorando è la vera arma vincente. Poi c’è tutto il resto: entrare nella distribuzione, essere accettato da un numero sempre maggiore di retailer come un prodotto di punta e collaborare con la stampa, senza limitarsi a quella di settore, ma ottenendo visibilità su tutti i media in modo da costruire un ecosistema che funga da corollario a tutte queste attività.

Dopo l’Italia i Paesi dell’Est. Mercati giovani, ad alto potenziale, ma che necessitano di un adeguato indirizzamento. Quale pensa possa essere la sua prossima tappa professionale?

Sono un tipo strano, nel senso che quando mi viene voglia di una nuova sfida, spingo per cambiare. Ora sono focalizzato su questo progetto, con tanta voglia di portarlo a termine, ma non appena mi verrà l’idea di quella che potrebbe essere una nuova sfida per me, saprò di essere pronto per affrontare un altro incarico.