Bondi, Monti © Sayadi

Da sinistra, il commissario Enrico Bondi e il premier Mario Monti

A lui il compito di razionalizzare la spesa per gli acquisti di beni e servizi dello Stato. Enrico Bondi, l’ex amministratore delegato e risanatore di Parmalat, è stato scelto dal governo di Mario Monti per svolgere il ruolo di commissario straordinario per la spending review. Entro i prossimi 15 giorni il manager dovrà presentare un piano per i tagli alla Pubblica amministrazione, di cui avrà la responsabilità, per circa 2 miliardi di euro; questo piano dovrà poi essere aggiornato mensilmente. Si tratta di una nuova sfida per Bondi, nato ad Arezzo il 5 ottobre 1934 e laureato in Chimica a Firenze (scarica il curriculum). Tanti gli incarichi ricoperti dal nuovo commissario straordinario del governo Monti e riassunti dall’Ansa . Prima del possibile sbarco in Fiat nel 2002, prima c'era stata la breve permanenza (terminata a febbraio 2003) alla guida di Premafin e della Sai, impegnata nella fusione con Fondiaria. Da Salvatore Ligresti, Bondi era stato chiamato nell'agosto 2002, quando aveva lasciato dopo 13 mesi l'incarico di amministratore delegato in Olivetti-Telecom.
Alto, magro, riservato, si è spesso presentato come “un chimico, non esperto di scienze economiche”. E proprio nella chimica, quella di Montedison, ha giocato quella che è stata, insieme a Parmalat, la sua sfida più importante. Dopo un passato alla Snia e alla Gilardini (allora della Fiat) fu chiamato da Enrico Cuccia a salvare la società di Foro Bonaparte sull'orlo della bancarotta per il crac Ferruzzi. “Ci sono riuscito - spiegò poi - facendo riferimento alle 'Lezioni Americane’ di Italo Calvino, da cui ho tratto, coniugandoli nella gestione aziendale, i valori dello scrittore per il nuovo millennio: leggerezza, rapidità, senso dell'equilibrio, visibilità e coerenza”. Nel dicembre 2003, dopo aver orientato Montedison verso l'energia, approda in Parmalat come commissario straordinario dopo il crack del gruppo alimentare, che lascia nel luglio 2011 dopo l'Opa dei francesi di Lactalis: “Non sono riuscito a fare il salto di qualità, è una sconfitta”, ammette lasciando Collecchio per l'ultima volta dopo anni di battaglie legali e azioni risarcitorie a danno delle banche creditrici del gruppo, fra cui alcuni colossi mondiali. In dote lascia un cuscino di liquidità da 1,4 miliardi di euro, dopo aver ereditato un buco da circa 14 miliardi.