Massimiliano Attolini (a destra) e suo fratello Giuseppe, figli di Cesare, che ha dato il nome all’azienda di famiglia, impegnati a vestire Toni Servillo. È stata la maison partenopea, infatti, a realizzare i suoi abiti di scena ne La grande bellezza di Paolo Sorrentino, così come ne Il Divo , nel 2008. Ma la sartoria ha vestito molti altri attori sin dalla sua fondazione, a partire da Totò, Eduardo De Filippo e Vittorio De Sica

Sparuti e incostanti sprazzi (…), in un mondo in cui è tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore». Così il personaggio di Jep Gambardella, interpretato magistralmente da Toni Servillo ne La grande bellezza di Paolo Sorrentino – scelto per rappresen-tare l’Italia agli Academy Awards 2014 –, definisce l’armonia estetica. E fa proprie queste immagini anche Massimiliano Attolini della omonima maison partenopea, che ha firmato i costumi del film, per esprimere il significato dell’eleganza. Almeno quella che incarnano, da quasi un secolo, le creazioni sartoriali dell’atelier di Casalnuovo (Na): Massimiliano, col fratello Giuseppe, rappresenta la terza generazione nell’azienda di famiglia i cui capi – tra i 10 e i 12 mila prodotti annualmente – vestono da oltre 80 anni anche numerosi divi del cinema di casa nostra. Accanto a Servillo (che peraltro sfoggiava abiti Cesare Attolini pure ne Il Divo , diretto sempre dallo stesso regista), si possono ricordare «Totò, Eduardo De Filippo e Vittorio De Sica all’epoca di nonno Vincenzo, il nostro fondatore». Costui, non senza fatica, ma forte del suo estro, a partire dagli anni ‘30 riuscì via via a imporre nel firmamento del menswear un nuovo modello di classe e raffinatezza: la giacca napoletana, più leggera e confortevole del rigido stile British, che all’epoca sembrava l’unico possibile. E poi come dimenticare Marcello Mastroianni «nel periodo in cui papà Cesare salì alla guida dell’azienda. Con lui si assistette al passaggio da sartoria a ciclo produttivo organizzato, ma la lavorazione è sempre rimasta rigorosamente a mano. Io e mio fratello, invece, ci siamo dedicati a un processo di internazionalizzazione che ci vede impegnati anche per il prossimo biennio».

State dunque proseguendo nel segno di una politica di verticalizzazione commerciale con aperture di monomarca Cesare Attolini, che si aggiungono a numerosi corner dedicati in tutto il mondo…
Sì, un passo importante è stato il primo flagship statunitense a New York nella primavera 2012. In autunno, invece, abbiamo inaugurato i nostri store a Baku, in Azerbaijan e ad Astana, in Kazakistan. Per il 2014, tra i vari progetti, prevediamo il debutto a Londra e, per il 2015, lo sbarco a Tokyo e a Mosca.

Come chiuderete il 2013 e quanto incide l’export sul giro d’affari complessivo?
Posso dire che l’azienda è in continua crescita. Prevediamo un aumento di fatturato del 15% sul 2012, anno in cui avevamo già ottenuto un incremento del 20% malgrado le difficoltà congiunturali del mercato. Il 90% è conseguito all’estero, dove siamo presenti a macchia di leopardo nelle principali capitali dei cinque continenti, mentre il 10% è ottenuto in Italia, dove comunque è sempre stata, e continua a essere, la produzione.

 

Per l’inverno, che tipo di interpretazione presentate della giacca, il vostro capo di punta?
Dice bene: la giacca e le sue declinazioni estetiche rappresentano la guida stilistica per le nostre altre linee, dai cappotti alle camicie fino ai pantaloni. Viene proposta con le sue caratteristiche peculiari fin dalle origini, ovvero linee morbide, ma decise per volumi quanto mai leggeri e costruzioni destrutturate, che la rendono una vera e propria “seconda pelle”.

I colori prevalenti?
Si va dalle sfumature di grigio al nero, dal Bleu Royal al Bleu Navy, dal beige al marrone, passando per nuance di verde scuro. In questa collezione, gli abiti, volendo sdrammatizzare la seriosità degli ultimi anni, sono anch’essi caratterizzati da una raffinatezza più sportiva. Spiccano, infine, i tessuti di flanella e i disegni overcheck.

Ogni giorno nella vostra maison lavorano alacremente 150 sarti. Vi occupate voi stessi della loro formazione?
Anche se ci troviamo in un territorio caratterizzato da una lunga tradizione sartoriale, non è semplice avere a disposizione nuove maestranze all’altezza dei compiti che le attendono. Pensi solo che sono necessarie dalle 25 alle 30 ore per realizzare un abito e ogni sarto è dedicato a un solo passaggio. Le tecniche di taglio, in particolare, sono un unicum assoluto… In linea con lo spirito dell’azienda, negli ultimi anni stiamo plasmando sempre di più noi le nuove leve, spesso figli o parenti di alcuni dei nostri collaboratori storici. Un bel segno di continuità tra passato e futuro, secondo la filosofia del marchio. Ma, senza dubbio, prima di tutto, deve emergere il talento. Ecco perché affermiamo che l’espressività dei nostri capi è qualcosa che si avvicina molto all’arte. Come se nascondesse in sé una magia, esattamente come avviene nel mondo del cinema.

LE “GIORNATE SARTORIALI”
Sono delle vere e proprie brand experience, organizzate frequentemente dai fratelli Attolini nei loro store. Le ambientazioni ricreate nei negozi per l’occasione s’ispirano al clima accogliente e di classe dell’atelier di via Filangieri, a Napoli. Massimiliano e Giuseppe, a capo della maison partenopea, guidano i clienti nella scelta di fogge e tessuti per poi procedere alla “liturgia delle misurazioni”, come definiscono il servizio del made to measure, un vero e proprio rito. «Conosciamo personalmente gran parte dei nostri consumatori finali. Il rapporto diretto con loro rientra nei tratti distintivi del nostro modo di lavorare», spiega Massimiliano a Business People .