Alberto Bevilacqua

Addio Alberto Bevilacqua. Lo scrittore emiliano, nato a Parma il 27 giugno del 1934, è morto questa mattina a Roma all’età di 79 anni. Ricoverato da tempo nella clinica romana di Villa Mafalda, Bevilacqua è certamente uno degli autori del dopoguerra più amato dagli italiani. Bevilacqua, come riassume l’agenzia Adnkronos , è stato scrittore, poeta e anche regista cinematografico. Considerato un alchimista della fantasia, fin da giovane attira l'attenzione di Leonardo Sciascia che, nel 1955, gli fa pubblicare la sua prima raccolta di racconti dal titolo La polvere sull'erba . Non soddisfatto dell'esordio con la narrativa, Bevilacqua scrive anche la sua prima raccolta di versi, L'amicizia perduta , pubblicata nel 1961. Dopo Una città in amore del 1962, arriva la fama internazionale nel 1964 con La califfa , che nel 1970 diventa un film interpretato dalla coppia Romy Schneider e Ugo Tognazzi e che vede lo stesso Bevilacqua dietro alla macchina da presa. Da quel momento inizia una scia di successi con Questa specie d'amore che nel 1966 vince il premio Campiello (anche questo diventato film che vinse il David di Donatello), L'occhio del gatto , vincitore del premio Strega nel 1968, Il curioso delle donne del 1983, I sensi incantati del 1991 e per ultimo, Storia della mia storia pubblicato nel 2007 con Einaudi. Nell'estate dello stesso anno girano voci di una sua candidatura al Nobel per la Letteratura. La camera ardente sarà allestita nella stessa clinica.

LA POLEMICA E L’AUTOPSIA. Da ottobre scorso lo scrittore era malato e ricoverato a Villa Mafalda; un ricovero in prognosi riservata che aveva scatenato anche una diatriba legale. Il caso era finito anche alla procura a Roma perché la compagna Michela Macaluso, aveva denunciato la casa di cura perché avrebbe impedito il trasferimento del paziente, in gravi condizioni per “un'infezione multi resistente”, in un'altra struttura attrezzata per terapie specialistiche. Di conseguenza i magistrati avevano aperto un'inchiesta per lesioni colpose. I dirigenti di Villa Mafalda hanno difeso la correttezza dell'operato dei sanitari che avevano in cura lo scrittore, sottolineando in particolare che Bevilacqua era stato ricoverato “in condizioni disperate” e respingendo qualsiasi accusa di violazione di protocolli sanitari, affermando che la terapia in corso era concordata con la famiglia dello scrittore e con il consulente medico della sua compagna e che il paziente non era affatto trattenuto nella clinica.

Video - 'Alberto Bevilacqua si racconta' e lo scrittore a Che tempo che fa