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I “rivali” tricolori

I “rivali” tricolori Torna a E = mc², la Teoria della relatività compie cent’anni
Venerdì, 20 Novembre 2015

Il medagliere dei Nobel per la fisica conta cinque scienziati italiani. Siamo ancora lontani dai successi di americani (66 premi), tedeschi (25), inglesi (20), russi e giapponesi (entrambi a quota dieci), tuttavia le scoperte dei fisici del nostro Paese, premiate dall’Accademia reale svedese, sono di quelle che hanno fatto la storia della scienza. Nel 1909, il primo riconoscimento assegnato all’Italia porta la firma di Guglielmo Marconi per il contributo «allo sviluppo della telegrafia senza fili». Nel 1938 è la volta di Enrico Fermi, papà della fisica nucleare, per la sua dimostrazione «dell’esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotti da irraggiamento neutronico, e per la relativa scoperta delle reazioni nucleari indotte da neutroni lenti». Nel 1959 Emilio Gino Segrè, insieme con Owen Chamberlain, vince il Nobel grazie alla scoperta dell’antiprotone, prevedendo quindi l’esistenza dell’antimateria. Altro peso massimo della storia fisica è stato Carlo Rubbia, insignito del Nobel nel 1984 alla scoperta delle particelle W e Z, comunicatori d’interazione debole. L’ultimo riconoscimento tricolore è andato nel 2002 a Riccardo Giacconi per i contributi «pionieristici all’astrofisica, che hanno portato alla scoperta di sorgenti cosmiche di raggi X». E chissà che il prossimo non venga assegnato a una donna, magari a Fabiola Gianotti, direttrice del Cern, a cui si deve la prima osservazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs.

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