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Mario Draghi

Con una crescita dell’1% annuo l’Italia avrà bisogno di altri 5 anni per tornare ai livelli pre-crisi. È l’opinione di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e probabile successore di Jean-Claude Trichet alla guida della Banca centrale europea. Inaugurando la seconda edizione di Biennale Democrazia al Teatro Carignano di Torino, Draghi ha spiegato che se negli Stati Uniti il prodotto ha recuperato il livello precedente la crisi, nell'area dell'euro esso è ancora inferiore del 3%, in Italia del 5%. “Se continuiamo a crescere dell'1% annuo – ha affermato – ci vorranno 5 anni per raggiungere il livello di prodotto che abbiamo perso”. Per il governatore di Bankitalia l’Italia “non corresponsabile della crisi, vi è entrata già debole, ha pagato un prezzo alto di riduzione del reddito e dell'occupazione e ne esce con i suoi problemi strutturali ancora da risolvere”. Draghi sottolinea l’esigenza di una crescita attorno al 2% e una riduzione del deficit dello 0,5% per rispettare il nuovo obiettivo di riduzione di cinque punti del debito pubblico previsto dalle nuove regole per il rafforzamento del Patto di stabilità.
Una crescita che, il nostro Paese dovrà sostenere senza il sostegno fornito dai bilanci pubblici e dalle politiche monetarie. “In tutto il mondo – conferma il numero uno di Bankitalia – si delinea la necessità di far cessare il sostegno straordinario fornito nell'ultimo triennio alle economie dai bilanci pubblici e dalle politiche monetarie. L'incidenza sul prodotto dei debiti pubblici nei paesi avanzati è aumentata di quasi un quarto; i programmi di medio termine di molti governi sono già orientati, con varie intensità, alla riduzione degli squilibri. Le politiche monetarie – ha aggiunto – devono tenere conto dell'emergere di tensioni inflazionistiche, sospinte dal rincaro dei prodotti alimentari ed energetici”.
E proprio in quest’ottica va letta la decisione della Bce di alzare i tassi d’interesse. “Stiamo valutando tempi e modi del rientro dall'impostazione eccezionalmente espansiva che ha caratterizzato la politica monetaria nell'area dopo la crisi – spiega Draghi - Essa rimane, anche dopo il rialzo dei tassi di interesse di riferimento deciso la scorsa settimana, molto accomodante”.

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