BEATRICE TRUSSARDI, 40 anni, seconda dei quattro figli di Nicola, dal 2002 è al vertice della Maison del Levriero. Laureata in storia dell’arte con master in Art Business alla New York University, è anche presidente della Fondazione Nicola Trussardi

Guantai di lusso nel 1911, marchio di lifestyle, diversificato in moda, cultura, food, design 100 anni dopo. «Sono le quattro aree per eccellenza del made in Italy e noi non potevamo mancare. Nei prossimi anni ci concentreremo in particolare su moda e design», spiega Beatrice Trussardi, 40 anni, master in arte moderna a New York, presidente e amministratore delegato del gruppo fondato a Bergamo cent’anni fa dal bisnonno Dante Trussardi. Certo che il signor Dante, sebbene fornitore ufficiale dei reali d’Inghilterra, non avrebbe mai immaginato che, nei primi anni Settanta, sotto la guida illuminata del nipote Nicola, il suo laboratorio si sarebbe trasformato in una delle griffe simbolo della moda italiana nel mondo. Dai guanti alle valigie, alle borse e agli articoli per l’ufficio. E negli anni ‘80, l’abbigliamento, con le prime collezioni, che proietta il marchio nel sistema della moda internazionale. Ed è sempre Nicola che apre il Gruppo all’arte e alla cultura realizzando costumi per il teatro, dal Piccolo di Milano all’Arena di Verona, dando vita al Palatrussardi e dal 1996 aprendo la Fondazione Nicola Trussardi, organizzatrice di mostre epocali. Il legame con l’arte oggi è sempre più forte tanto che i festeggiamenti del Centenario del Levriero sono iniziati il 13 gennaio a Firenze, alla stazione Leopolda, (in concomitanza con la 79esima edizione di Pitti Uomo) con la mostra di felliniana memoria, “8 ½” e si sono chiusi a Milano con l’inaugurazione (il 5 di questo mese) della prima personale della giovane artista svizzera Pipilotti Rist presso lo spazio storico dell’ex Cinema Manzoni.

Dottoressa Trussardi, un anniversario così importante è sempre un momento di riflessioni e bilanci.

Sì, non capita a tutti di mantenere saldamente il controllo dell’azienda dopo tutto questo tempo. Noi siamo arrivati alla quarta generazione, siamo in crescita e l’azienda è al 100% ancora di proprietà della famiglia. Certo è una vera lotta quotidiana con mercati sempre più competitivi, crisi cicliche così ravvicinate che non si fa in tempo a riprendersi. Da una parte ci domandiamo come fare ad essere sempre più competitivi, dall’altra dobbiamo stringere la cinghia perché il momento è davvero difficile. Questo anno di grandi festeggiamenti è stata un’occasione importante per comunicare nuove direzioni. Non abbiamo voluto solo celebrare la nostra storia ma soprattutto dire quello che siamo oggi e che vogliamo essere domani.

Qual è il segreto per durare così tanto nel tempo?

Si deve essere fedeli a se stessi, al proprio dna, sempre. Noi siamo riconosciuti ovunque per i nostri valori più profondi. Siamo un marchio in continua trasformazione, in dialogo costante tra tradizione e innovazione. La vera intuizione geniale, che ci ha permesso di diventare quello che oggi siamo, la dobbiamo a mio padre Nicola che riuscì a trasformare l’experteese e il know how dell’azienda in tutto quello che oggi siamo.

Dopo due gravi lutti, di suo padre nel ‘99 e, dopo soli 4 anni, di suo fratello Francesco, nel 2003, a 29 anni, il timone dell’azienda è passato a lei. Che cosa ha imparato in quasi un decennio al vertice?

Sono arrivata ai vertici in una situazione molto tragica, ma avevo già alle spalle anni di vita in azienda. Da tempo, infatti, mio padre ci aveva reso partecipi della vita aziendale: ci metteva al corrente di tutto e ci contagiava con la sua passione e l’entusiasmo verso l’innovazione e la sperimentazione. Questo incarico è stata la mia più grande scuola, nonostante le difficoltà iniziali che nel nostro Paese incontra un giovane al comando, per giunta donna.

Che cosa ha portato di nuovo in azienda?

I valori che ho portato avanti sono quelli che ho sempre respirato in azienda: rispetto per la tradizione e per la qualità del prodotto. Questo non è mai cambiato. Io ho messo l’acceleratore sull’innovazione, sulla ricerca, ma anche queste sono caratteristiche intrinseche nel dna del marchio e sono sempre state portate avanti nel corso di un secolo di storia. Il mio intervento è andato nella direzione di incanalare queste intuizioni in contesti di specificità e di professionalità che potessero darne e garantirne credibilità in mercati specifici. Da qui le segmentazione nei settori, gastronomia, casa, design, e tantissime altre proposte e innovazioni che sono in atto.

E infatti Trussardi oggi è, oltre che moda, anche arte, design, cucina...

Sì, grazie a professionalità specifiche che ci hanno aiutato e che hanno fatto la differenza. Non si può essere tuttologi, e quindi è stato logico affidarci ad esperti: per il Ristorante Trussardi alla Scala, Andrea Berton, dal 2009 due stelle Michelin, per la Fondazione Massimiliano Gioni, e il fashion a Vukmirovic. Anche nel design ci sarà un giovane. Nel futuro porteremo avanti nuovi progetti per tutti e quattro questi settori. In particolare per moda e design ma che ancora non posso svelare.

Che tipo di leadership ha scelto per condurre una realtà così complessa?

Aspiro ad una leadership condivisa. In passato c’era un atteggiamento di autorevolezza assoluta del capo. Oggi un leader deve avere una visione, deve sapere dove vuole andare e come. Deve avere determinazione, entusiasmo, passione. Ma su tutto è più importante la capacità di dialogo, di condividere con i collaboratori la propria visione. Deve saper ascoltare, mettersi in gioco continuamente, farsi domande e trovare risposte, capire i cambiamenti in atto, perché siamo in un momento di grandissima incertezza. E qui essere giovane aiuta. Il web, il mercato on line, i social media sono cambiamenti epocali senza precedenti.

Quale sarà la grande opportunità del Gruppo nei prossimi 5 anni?

In termini di business continueremo la nostra espansione nei mercati orientali. Il nostro modo di fare impresa è un po’ come il nostro prodotto, in continua evoluzione, e fa parte della nostra forma mentis pensare oggi non al domani, ma al dopodomani.

Che cosa può fare, a suo parere, la Moda come settore per uscire dalle difficoltà globali?

Non vedo che cosa dovrebbe fare più di quanto già fa. Nel nostro settore non abbiamo mai avuto grandi supporti: abbiamo sempre agito autonomamente senza aspettarci nulla dalle istituzioni. E non ci aspettiamo niente neanche adesso. Il problema oggi è la situazione politica del Paese che ha gravi ripercussioni su tutto il made in Italy. Resistiamo solo grazie alla serietà dei marchi e delle aziende.

L’arte è sempre più al centro del vostro modo di fare business e i festeggiamenti di quest’anno lo dimostrano. Che sorprese ci riserverete in futuro?

Continueremo la ricerca degli spazi più suggestivi e nascosti di Milano. Fa parte della nostra tradizione, iniziata negli anni 80 con la scelta di luoghi inconsueti per sfilare. E fa parte anche della milanesità del marchio voler restituire ai cittadini spazi chiusi e non fruibili, spesso mai visti. Ma non abbiamo ancora un progetto definitivo per il 2012. La Fondazione è una realtà estremamente dinamica e flessibile: scegliamo i luoghi ancor prima dell’artista.

Come chiuderete il bilancio 2011?

Chiuderemo tra i 160 e i 180 milioni di fatturato diretto. Con le licenze e tutto il resto saliamo a 400 milioni. Siamo soddisfatti di quest’anno celebrativo, anche se come tutti abbiamo risentito della crisi e delle difficoltà globali e stiamo ancora cercando di reagire e capire come fare a superarle.

LA FAMIGLIA
Cento anni di storia di un marchio sono cento anni di storia anche di una famiglia. Oggi alle redini della Maison c’è la quarta generazione. Beatrice è al comando. Gaia, 31 anni, coordina e supervisiona la produzione. Tommaso, 27 anni, si occupa di cobranding e licenze tecniche. La spinta all’innovazione contraddistingue l’impostazione di Beatrice, che sta avvicinando il Gruppo ai linguaggi più innovativi dello stile contemporaneo. Nasce da ciò la linea Trussardi 1911, disegnata da Milan Vukmirovic e i marchi Tru Trussardi e Trussardi Jeans. È sempre Beatrice che ha portato il Gruppo a dedicare particolare attenzione agli scenari emergenti e ad alto potenziale di crescita. All’impegno imprenditoriale, affianca quello sociale facendosi portavoce, in particolare, di progetti legati a temi ambientali.