Steve Jobs © GettyImages

Steven Jobs nasce, il 24 febbraio 1955, a Los Altos in California. Poco dopo la nascita viene adottato da Paul Jobs, meccanico in una società che produceva laser, e dalla moglie Clara, contabile. Iscritto al Reed College di Portland, in Oregon, Steve lascia il programma di laurea dopo solo un semestre. Inizia giovanissimo a lavorare all’Atari come sviluppatore di videogiochi e, con il denaro guadagnato, parte per l’India alla ricerca dell’illuminazione spirituale. Appena tornato da questo viaggio fonda, insieme all’amico Steve Wozniak, la Apple. Obiettivo della nuova azienda (nata all’interno di un garage): “democratizzare” il computer. Un obiettivo che trova piena applicazione nel Macintosh, il primo computer basato su di un’interfaccia intuitiva e amichevole da gestire con il mouse. L’ambiziosa idea di Apple è «una persona, un computer », perché per Steve Jobs il computer sarebbe dovuto essere uno strumento a servizio di ogni individuo «le ali della mente ». Una rivoluzione quella del Macintosh che regala ad Apple un successo senza pari, riconducibile in gran parte alla figura di Jobs, rimasto a capo della Apple Computer fino a pochi mesi fa. Tutta la storia ripercorsa nella nostra photogallery
Questa continuità nel comando è però stata attraversata da alterne vicende che hanno visto addirittura Jobs estromesso dalla società per conto del consiglio di amministrazione, che lo considerava una persona non allineata, un sognatore che poco aveva a che fare con l’amministrazione di quella che ormai era diventata una grande e importante società. Tornato a capo della sua creatura (ormai avviata verso il fallimento) nel dicembre 1996, Jobs rilancia Apple con una serie di prodotti destinati a entrare nella storia dell’elettronica, ma non solo. Nel 2002 è la volta dell’iPod e dello sviluppo della piattaforma iTunes, il più grande mercato virtuale legalizzato di musica. Negli anni successivi arrivano l’iBook (2004), il MacBook (2005) ed il G4 (2003/2004), poi l’iPhone e quindi l’iPad, la sua ultima grande intuizione. Da un garage alla vetta del mondo, la magia di Steve Jobs

Il genio e la sregolatezza
Sulla figura di Steve Jobs nel corso degli anni si è detto e sentito veramente di tutto; si raccontava fosse un fanatico del lavoro, che, nei momenti di maggiore pressione s’imponeva, e imponeva al suo staff, orari di lavoro massacranti. Sembra che, per arrivare a rispettare le scadenze durante il lancio del Macintosh, alla Apple si era in pieno regime lavorativo anche di notte. Ma la genialità di Jobs risiedeva soprattutto nel riuscire a coinvolgere chi gli stava intorno, producendo un cosiddetto “campo di distorsione della realtà”, nel quale ogni sua parola era considerata un dogma incontrovertibile. Quello che diceva Jobs non era discutibile; un potere questo che non trovava legittimità dal suo essere capo, ma dal carisma che tutti gli riconoscevano. Un carisma che, oltrepassando i confini dell’azienda, è arrivato con tutta la sua forza fino agli utenti Apple. Una vera e propria comunità di persone che si è sempre riconosciuta nei valori e nella cultura Apple.

VIDEO - "Ascoltate la vostra voce interiore" l'indimenticabile discorso di Jobs a Stanfo

Considerato arrogante e intollerante Jobs era anche capace di manifestare una calma in stile Zen. Proverbiali la sua pignoleria e l’attenzione maniacale per i dettagli. Steve Jobs come “The Beethoven of the business”, un uomo capace di orchestrare un insieme di prodotti, servizi e tecnologie come una coerente e auto-alimentante esperienza di marca. Un direttore d’orchestra non allineato, un pirata, perchè, come amava sottolineare Jobs: “It’s better to be a pirat than join the navy”.