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Pietro Ferrero

È morto Pietro Ferrero, l’erede della dinastia della Nutella. A stroncarlo, a soli 48 anni un malore, occorsogli mentre era in sella alla sua amata bicicletta nei pressi di Capetown. Era volato in Sudafrica per lavoro, qui insieme al padre Michele – l’uomo più ricco d’Italia e figlio del fondatore del colosso dolciario italiano celebre in tutto il mondo – stava progettando la realizzazione di uno stabilimento non lontano da Johannesburg. Sposato dal 2003 con Luisa Strumia lascia tre figli piccoli: Michael, 4 anni, Marie Eder di 3 e John di un anno e mezzo. Laureato in biologia nel 1985 ha iniziato a lavorare nella società fin da giovanissimo. Esponente della terza generazione della grande azienda di Alba, la guidava insieme a Giovanni, il fratello di un anno più giovane, con cui condivideva la carica di amministratore delegato della Ferrero Spa, società italiana del gruppo. Era anche Chief Executive Officer della Ferrero International, holding lussemburghese del gruppo che conta 38 società operative, 18 stabilimenti e oltre 20 mila dipendenti in quattro continenti. La sua attività inizia nel 1992 con incarichi esterni al gruppo e poi con la responsabilità della gestione operativa nella divisione Europa della Ferrero. È stato consigliere di Mediobanca, di Allianz e di Italcementi, nel Consiglio di Sorveglianza di Mediobanca, nella Giunta di Confindustria e di Assonime, nel Comitato Esecutivo di Aspen Institute Italia.

Viveva tra Montecarlo e Alba, sede storica dell’azienda. Nella città piemontese lo ricordano come un uomo riservato e semplice, amante dello sport, in particolare dello sci, della corsa e naturalmente della bicicletta. Il nonno Pietro, fondatore del gruppo, era morto anche lui a soli 51 anni, stroncato da un infarto.

La dinastia Ferrero

Immediato il cordoglio delle istituzioni politiche piemontesi e degli industriali. «È una perdita gravissima, un manager capace e un uomo di raro spessore - afferma il governatore del Piemonte Roberto Cota - Mi stringo a nome di tutti i piemontesi intorno alla famiglia, simbolo di grande dedizione al lavoro e di grandi valori». Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ricorda Pietro come «un imprenditore di valore e un uomo lungimirante. Non ci sono parole - aggiunge - per esprimere il nostro dolore. Scompare uno tra i più— grandi rappresentati del capitalismo italiano. È una perdita grave per tutto il Paese».