La cerimonia di giuramento del nuovo Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani

Paolo Romani è il nuovo ministro dello Sviluppo economico. Dopo le dimissioni di Scajola avvenute lo scorso 5 maggio e gli oltre 150 giorni di interim firmato Berlusconi, il ministero dello Sviluppo Economico ritrova un titolare a tempo pieno. Paolo Romani, già vice ministro allo stesso dicastero con delega alle comunicazioni, ha firmato ieri davanti al capo dello Stato e alla presenza del premier Silvio Berlusconi e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Cerimonia rapida, quella del giuramento al Colle, senza nemmeno il brindisi di prassi.
Con la nomina di Romani decade la questione legata alla mozione di sfiducia al ministro ad interim presentata dall’opposizione e il cui voto alla Camera era previsto per oggi.
La nomina non placa, invece, le polemiche dell’opposizione i cui rappresentanti considerano Romani un simbolo dell’imprenditoria televisiva. Pier Ferdinando Casini liquida la questione con la battuta “Avrei preferito Fedele Confalonieri”. Secondo Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato, “La nomina di Romani rappresenta anche simbolicamente l’apice del conflitto di interessi”.
Ancora più dure le dichiarazioni firmate Italia dei Valori, secondo Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, “Berlusconi ha scelto l’uomo meno adatto perché è stato il braccio armato di Mediaset nelle istituzioni e il fiduciario del Premier per la tutela nei suoi interessi nell’etere”.
Dalla maggioranza arriva invece una difesa agguerrita della decisione. Per Andrea Ronchi, ministro delle politiche comunitarie, “È una scelta giusta, che rafforza la solidità del governo”. Secondo Gianfranco Rotondi, ministro per l’attuazione del programma di governo, Romani è “Un politico bravo, attento e scrupoloso.”
Nato a Milano, Romani, 63 anni, ha alle spalle una lunga carriera nell’editoria radiotelevisiva: nel 1976 fonda Milano Tv, poi trasformatasi in Rete A, di cui è direttore generale fino al 1985. Dal 1986 al 1990 è amministratore delegato di Telelombardia. Nel 1990 è editore di Lombardia 7, emittente che cede nel 1995 dopo essere stato eletto deputato con Forza Italia, di cui sarà coordinatore regionale per la Lombardia dal 1998 al 2005.