La vera storia dei Versace

© Guido Harari/Contrasto

Santo Versace

Santo Versace, presidente della società fin dalla fondazione, racconta la vera storia di Gianni e della maison. Dal punto di vista aziendale ma anche, e soprattutto, da quello umano

A gennaio 2007 saranno trent’anni dalla nascita del marchio Gianni Versace. E il 2 dicembre Gianni Versa­ce avrebbe compiuto sessant’anni. Due anniversari così vicini ci hanno spinto a incontrare Santo Versace, fra­tello maggiore di Gianni, presidente della maison dal­la sua fondazione. Santo ha contribuito in maniera de­terminante non solo al lancio di un’impresa di succes­so e al suo consolidamento, ma anche al suo salvataggio dalla crisi scatenatasi dopo l’assassinio dello stilista, av­venuta il 15 luglio 1997 a Miami. Business People gli ha chiesto di ripercorrere la storia umana e professionale di Gianni intrecciata con quella della famiglia e dell’azien­da, dalle origini al successo alla crisi alla riorganizzazione e alla rinascita.

Ci racconta le origini della vostra famiglia e come si manifestò la vocazione di suo fratello Gianni per la moda?
Mia madre, nata a Reggio Calabria nel 1920, voleva fare il medico. Ma nel 1930, dopo aver conseguito la licenza ele­mentare, mio nonno le disse: «Cara Francesca, basta an­dare a scuola, perché nella scuola ci sono gli uomini e non è un luogo per bene. Adesso vai a imparare un mestiere». E lei si scelse quello di sarta, andando a bottega dalla “pa­rigina”, una sarta che aveva lavorato a Parigi. Prima della seconda guerra mondiale aprì il suo primo negozio. Gian­ni nacque nel 1946 (io sono del ’44, Donatella del ’55, Ti­nuccia, morta a dieci anni, del ’43) in via dei Muratori a Reggio Calabria dove c’era il laboratorio della mamma...

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