MT-10 SP, l'HyperNaked firmata Yamaha

Le sospensioni Öhlins della MT-10 SP spiccano lucenti sulle forme scure e agguerrite di questo gioiello su due ruote

Cento volte al secondo! Mentre voi vi godete le curve, la strada e il panorama, le sospensioni Öhlins della MT-10 SP verificano, 100 volte al secondo, la propria taratura. Capiscono se avete la moto inclinata o dritta, se siete in fase di frenata o accelerazione, se state spingendo o se state guidando in modo rilassato e si regolano per darvi il meglio. Il meglio in quel preciso momento.
Belle – a nostro avviso – da mozzare il fiato, campeggiano dorate e lucenti accanto alle forme scure e agguerrite di questa HyperNaked . Assieme al telaio deltabox sono le vere alleate del pilota per tenere a bada l’impressionante motore a 4 cilindri a scoppi irregolari di derivazione supersportiva (più di 160 Cv e 111 kgm di coppia ). Possono fare tutto da sole, lasciando a voi solo il piacere di guida, ma con queste sospensioni è anche possibile dialogare. Con un semplice (si fa per dire) sistema elettronico, si può scegliere tra le due impostazioni preconfezionate da Yamaha e tre ipotesi personalizzabili . Quelle preimpostate si sono dimostrate all’uso pratico marcatamente differenti: la A1 è davvero rigida e crediamo possa servire più che altro per un eventuale uso tra i cordoli, la A2 godibile in ogni frangente della guida su strada.
La gestione della complessa elettronica, fiore all’occhiello di questa super naked, avviene attraverso un curato cruscotto a colori comandato dai tasti posti sui tradizionali blocchetti del manubrio. Da qui il pilota può controllare e gestire a piacimento una quantità di parametri tale da farci pensare che forse stavolta si sia esagerato. Quattro mappature e – separatamente – cinque regolazioni delle sospensioni, tre del Traction Control e tre della potenza motore. Più, ovviamente, le colorazioni dello schermo. Cervellotico.
Bastano, però, tre marce inserite a gas spalancato con il cambio quick shift (da migliorare) per tornare al genuino gusto di cavalcare una moto di razza. Prima, seconda, terza e tutto il resto sparisce. Non ci si ricorda nemmeno più se la moto sia bella o meno. Il piacere di guidarla diventa totalizzante. Nel lento si muove con grazia, nel veloce è stabile come su binari. Il motore – semplicemente rivisto ma non stravolto – è tra i più generosi della categoria. Regala emozioni a ogni rotazione della manopola del gas: con la mappa A è brutale e aggressivo, con la B pastoso, dirompente, senza mettere in imbarazzo. Pur essendo una moto cui occorre dare del Lei, la MT-10 SP si fa portare con spensieratezza. La risposta al gas è precisa e mai brusca, in ingresso l’anteriore comunica ogni centimetro di asfalto e in uscita il monoammortizzatore posteriore lavora in perfetta sintonia con il traction control. Anche i freni sono all’altezza, potenti, modulabili, con un Abs non invasivo . Sulla MT-10 SP si è indotti a giocare, a tornare bambini; e ogni tanto, come i bambini, il rischio è di esagerare: in terza la ruota davanti punta il cielo, in quarta non vuole stare giù, in quinta i 200 km/h sono già un ricordo. E il quattrocilindri Yamaha continua a spingere con quel rumore roco che per noi è la benedizione finale.

MT10 SP-Yamaha

Motore : quattrocilindri crossplane CP4 da 998 cc / Potenza massima : 160,4 Cv a 11.500 giri / Coppia massima : 111 Nm a 9.000 giri / Peso : 210 kg in ordine di marcia (olio e carburante compresi) / Altezza sella : 825 mm / Capacità serbatoio : 17 litri / Prezzo : 16.190 euro f.c.

Tutto rose e fiori? No, certamente . Oltre al già citato cambio non all’altezza, è nel comfort di guida dove la MT- 10 SP maggiormente può migliorare. La posizione di guida è molto buona, ma la sella troppo rigida indolenzisce e costringe a pause che non si vorrebbero fare visto il divertimento. Per chi vuole macinare chilometri, c’è la nuova versione Tourer Edition Abs (senza Öhlins): sella morbida, cupolino importante, paramani, staffa per Gps e borse integrate. Gli ingredienti di base sono ottimi (motore e ciclistica sono gli stessi della MT-10) e quindi la moto non può che essere giudicata positivamente. Certo, però, su una versione turistica ci saremmo aspettati non un serbatoio maggiorato, ma certamente un’accoglienza migliore per il passeggero (che deve convivere con pedane molto alte e l’assenza di maniglie cui aggrapparsi), una risposta al gas più precisa (on-off fastidioso) e, visti i mille euro in più rispetto alla versione base, finiture più curate (piccolo, ma significativo esempio: la leva della frizione non è regolabile, sul TMax sì) e un equipaggiamento turistico meno avaro.

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