Orologi: i cinque cronografi sportivi che sfiorano il mito

L’interpretazione delle grandi manifatture per la tipologia di segnatempo più apprezzata. Cinque cronografi sportivi, connotati da un nitido carisma estetico, che in alcuni casi lambisce il mito

La cronografia contemporanea è quella che con più avvedutezza ha saputo fondere forma e funzione. Se per i solo tempo, gli ultrapiatti e talvolta anche per i diver, le logiche del marketing hanno spesso brutalizzato la natura del segnatempo e stravolto le necessità del loro utilizzo, i cronografi hanno saputo procedere con maggiore coerenza, fondendo sportività, funzionalità e distinzione. Questo almeno quando la tradizione cronografica è maneggiata dalle Manifatture che l’hanno assemblata o da quelle che hanno la cultura per reinterpretarla con competenza. Si tratta di una tipologia di segnatempo, in ogni caso, che resta la più apprezzata dal mercato, sia nel nuovo, sia nel vintage. In questa rassegna presenteremo cinque cronografi sportivi, tre pensati per la pista, due per il mare, ma tutti connotati da un nitido carisma estetico, che in alcuni di essi lambisce il mito. Come nel caso del Rolex Cosmograph Daytona , che nella recente declinazione in oro bianco con quadrante blu si fa riferimento assoluto di esclusività decontratta. Se il Daytona nato nel ‘63 è “Il Cronografo” nella storia dell’orologeria sportiva, anche il Royal Oak di Audemars Piguet ha saputo rendere la propria variante capace di registrare il tempo. Inconfondibile, pur se generata nel solco creativo della Quercia Reale originaria, quella del solo tempo 5402 presentato a Basilea nel ‘72. Una nobile complicazione che nel 2017 compie 20 anni e li celebra con una nuova linea di referenze che rinnova la cifra espressiva della collezione 2008.

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Altra effigie di cronografia agonistica, seppur di minor status (e prezzo!), il Tudor Heritage Chrono Blue è di fatto un’epifania nostalgica per appassionati e collezionisti, perché riproduce con apprezzabile rigore filologico l’Oysterdate 7169/0 seconda serie del ‘71 nota come “Montecarlo”, che in particolare nella sua configurazione blu e grigia è diventato icona del marchio. Oggi il calibro Valjoux 234 a carica manuale del progenitore è stato sostituito dal più performante movimento meccanico a carica automatica calibro Tudor 2892, ma l’eredità è stata onorata appieno. Per chi cerca invece la performance assoluta, nel nome di un’istituzione delle corse, il Richard Mille RM 11-03 Jean Todt , è una scelta post convenzionale eppure perfetta. Questo chrono flyback in serie limitata a 150 esemplari celebra i 50 anni di carriera del gentiluomo di Pierrefort, che da sempre spartisce gli stessi rivoluzionari slanci intellettuali dell’amico Mille. Quando, invece, si cerca l’efficienza cronografica sul pelo dell’acqua o più in profondità, lo stato dell’arte per i chrono velici hi tech è l’Ulysse Nardin Diver Artemis Racing , un fuoriclasse in edizione limitata a 250 esemplari. Mentre i cronografi automobilistici sono stati disegnati in galleria del vento per vincere in circuito, l’Artemis è stato foggiato dalle andature di bolina che il vento risalgono a bordo del team svedese di America’s Cup.

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