Con la Vittoria Alata Brescia ritorna a volare

La Vittoria Alata prima del restauro

Un certosino lavoro di cura per tornare a “volare” di nuovo: a Brescia, l’antica Brixia romana, città tra le più ferite dalla pandemia, torna a risplendere la Vittoria Alata , simbolo , ora più che mai, della rinascita della città che sarà anche Capitale italiana della Cultura (insieme a Bergamo) nel 2023. Ci sono voluti due anni di lavoro e le mani di trenta professionisti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per pulire la meravigliosa scultura romana e per rimuovere i materiali che riempivano la statua, riprogettando il sostegno interno per garantirne staticità e infine stendendo un materiale protettivo adatto alla statua in bronzo celebrata anche da Giosué Carducci (nell’ode Alla Vittoria ) e ammirata da tutti (D’Annunzio ne era pazzo e persino Napoleone III ne volle una copia personale).

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Oggi è considerata una delle opere scultoree più importanti di epoca romana e a guardarla anche dalle immagini che vi proponiamo si capisce subito il perché. Il ritorno della Vittoria Alata  in città – nell’area del Capitolium, l’antico tempio romano, in un allestimento museale curato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg – avverrà ufficialmente a novembre, ma è da questo mese che Brescia comincia a “rinascere” celebrando la sua storia passata. Risale, infatti, solo al 1826 la scoperta, nell’area del Capitolium, della statua in bronzo, ritrovata quasi per caso durante degli scavi archeologici all’interno dell’intercapedine dell’antico tempio: la Vittoria se ne stava lì insieme a sei teste imperiali e ad altri reperti del primo secolo dopo Cristo.

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Perché un’opera di tale bellezza era nascosta alla vista di tutti? Gli studiosi ritengono sia stata preservata da eventuali distruzioni (longobarde?) proprio perché “speciale”, ma gli studi sono ancora in corso. Una mostra-omaggio ricostruisce il lavoro di Baldeweg e, attraverso disegni e modelli dei suoi progetti più importanti, ci spiega come concepì lo scenografico allestimento. A seguire, da ottobre, un “autunno dell’arte” che spazia dalle celebrazioni raffaellesche nel complesso di Santa Giulia, ricordando quanto l’antica statuaria romana fu ispirante per il “divin pittore”, alle divagazioni – ultra-contemporanee – dell’artistar Francesco Vezzoli, che è bresciano di nascita e che ha sempre sottolineato il legame con la sua città d’origine. Per il ritorno della statua, Vezzoli ha progettato (alla sua maniera, ovvero giocando con il pop) interventi curatoriali che, radunati sotto il titolo di Palcoscenici Archeologici, costruiranno relazioni nuove (e di sicuro inaspettate) tra le sculture e il sito archeologico dell’antica Brixia.