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Giovedì, 17 Settembre 2015

Intervista a Roberto Provera, Head of Human Spaceflight and Space Transportation Programs di Thales Alenia Space

Allacciate le cinture. Il prossimo volo spaziale è in partenza dalla Croazia a bordo di un velivolo con tecnologia made in Italy. L’avventura tra le stelle di Swiss Space System, la società elvetica che intende lanciare in volo il suo spazio-plano commerciale entro il 2017, ha un cuore tutto italiano. Il comparto pressurizzato (una cabina spaziale) destinato ad alloggiare gli astronauti e gli esperimenti scientifici nasce, infatti, negli stabilimenti torinesi di Thales Alenia Space. Nel capoluogo piemontese lo spazio è di casa: qui sono stati creati diversi moduli per l’Iss, mentre oggi, oltre ai moduli di trasporto e di alloggiamento, si lavora alla progettazione della capsula Orion e allo sbarco su Marte.

L’incidente dello SpaceShipTwo suggerisce che dovremo aspettare un bel po’ prima di farci una passeggiata spaziale?
Lo schianto del velivolo di Branson è stato un duro colpo per tutto il settore. Il rischio zero in ingegneria non esiste, neppure quando guidiamo un’auto, ma per quanto riguarda i viaggi suborbitali dobbiamo ridurre al minimo quel tasso di rischio ancora alto.

Quali sono le difficoltà di questi operatori?
Le tecnologie non mancano. E ricordiamo che stiamo parlando di voli suborbitali, quindi non di viaggi nello spazio veri e propri. Temo che invece manchino le risorse. Anche se le società sono capitanate da imprenditori con portafogli molto rilevanti, per conquistare lo spazio servono sforzi maggiori, che sembrano difficilmente raggiungibili da singole aziende. Non a caso le missioni spaziali godono di investimenti internazionali congiunti.

Il Congresso ha approvato una legge che di fatto è una moratoria sul settore. Come valuta questa decisione?
Questo è un argomento molto delicato. Fino al 2020 viene concesso alle società private che si dedicano al turismo spaziale di poter continuare la fase pionieristica, poi entreranno in gioco regole sempre più stringenti per quanto riguarda responsabilità civili di chi gestisce questi voli. E serviranno anche infrastrutture: oltre agli spazio-porto c’è bisogno di training per i turisti spaziali.

Thales Alenia Space è protagonista in questo settore? La nostra è un’azienda manifatturiera e, quindi, guarda con interesse allo sviluppo dello spazio commerciale. Oggi siamo in gioco a livello di forniture come nel caso della cabina realizzata per Swiss Space System e della collaborazione con Sierra Nevada Corporation per cooperare allo sviluppo del sistema Dream Chaser, la navetta concepita dopo il ritiro dello Shuttle.

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