LA TOP TEN 2015 - LA GALLERY

Il totale recita 996,2 milioni di dollari, ovvero 237 in più rispetto al 2014 in cui era stata raggiunta quota 759. Nell'anno appena passato, la classifica delle dieci opere d’arte più costose al mondo ha sfiorato, dunque, il miliardo di dollari. Da capogiro. E poi, ovviamente, ci sono i singoli primati. Record per l’opera d’arte più pagata al mondo: Les Femmes d’Alger di Pablo Picasso battuta a 179,3 milioni di dollari a maggio da Christie’s New York nell’asta “Looking Forward to the Past”. Il compratore sarebbe lo sceicco ed ex primo ministro del Qatar, Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani. Storico anche il prezzo per il secondo capolavoro più pagato del globo: Nu Couché del livornese Amedeo Modigliani, venduto a novembre all’asta “The Artist’s Muse”, sempre nella sede newyorchese di Christie’s, per 170,4 milioni. Il nuovo proprietario è l’ex tassista cinese Liu Yiqian, oggi collezionista miliardario che lo ha voluto per uno dei due musei privati da lui fondati a Shangai assieme alla moglie Wang Wei. Da Guinness anche la scultura più pagata di tutti i tempi, nonché terza opere più quotata dell’anno: L’homme au doigt (Pointing man) dello scultore svizzero Alberto Giacometti. Il prezzo? Qualcosa come 141,2 milioni nella medesima asta – che è nel mito – del Picasso di cui sopra.

Dati alla mano, è evidente come la media dei prezzi sia in costante crescita. Secondo Artprice, agenzia tra i leader mondiali in materia di aste e aggiudicazioni, tale successo è dovuto al fatto che l’arte contemporanea presenta un interessante tasso di redditività per collezionisti e investitori. A ciò si aggiungano la globalizzazione del mercato dovuta in gran parte al Web, nonché la crescente domanda dei nuovi super ricchi provenienti da Oriente, muniti di molta liquidità. E che, in sette casi su 10, dimostrano interesse per gli investimenti in opere d’arte.

C’è poi un altro fatto: l’incredibile sviluppo del settore museale, naturalmente avido di capolavori, che nel XXI secolo è divenuto una realtà economica in grado di competere all’acquisto di opere importanti, trascinando così le quotazioni verso l’alto. Sempre secondo Artprice, tra il 2000 e il 2014 sarebbero sorti più di 700 musei all’anno, più che negli ultimi due secoli.

ITALIA DEI RECORD
A guidare la classifica dei migliori totali d’aggiudicazione dell’anno è la sede milanese di Sotheby’s che ha realizzato 33,4 milioni di euro (+44,2% rispetto al 2014) con sole due vendite all’incanto. Segue Meeting Art di Vercelli – 30,2 milioni (+9,5%) – grazie alle sue 153 vendite all’asta, di cui 120 online. La milanese Il Ponte nel 2015 ha conseguito la sua miglior performance di sempre, chiudendo l’anno con ben 14 record storici e un fatturato complessivo di 20,6 milioni di euro (+27,2% 24 vendite). Quasi leggendaria, infine, la performance di Christie’s Italia: con una sola asta bandita, ha fatturato ben 20 milioni di euro (+104,5%).

Oltre ai risultati d’asta, è doveroso dare uno sguardo alla geografia del mercato. Con 650 milioni di dollari totalizzati nel 2015, gli Stati Uniti hanno sorpassato la Cina nell’acquisto di beni d’arte contemporanea. È il match finale dell’eterno ping pong tra Oriente e Occidente: se nel 2013 i due colossi si sono trovati a pari merito sul podio degli incassi, ciascuno detentore del 33,7% dell’intero mercato globale d’arte contemporanea, nel 2014 la Cina ha effettuato il sorpasso con più di 601 milioni di euro di ricavi (pari al 40% del mercato mondiale) a scapito dei 552 realizzati dagli Stati Uniti. Il 2015 ha segnato la rivincita degli States, grazie in particolare al ruolo di New York che si conferma piazza primaria per il mercato di fascia alta e altissima (il 97% del giro d’affari americano, nonché il 36% di quello mondiale, ruota attorno alla Grande Mela). Al contempo va segnalata una flessione del mercato cinese, che dagli 860 milioni di dollari del 2014 è precipitato a quota 542, accusando un calo del 36,9% in appena dodici mesi. Le ragioni di questo rallentamento sarebbero da imputare a diversi fattori, a partire dalle recenti e drastiche normative anticorruzione varate dal presidente Xi Jinping per favorire maggiore trasparenza nelle transazioni (e non c’è da stupirsi, basti pensare che da China Poly Auction non c’è limite all’uso di contanti) fino alla crisi delle Borse asiatiche.

Sullo sfondo di quella che pare una lotta tra giganti, l’Europa si salva solo grazie a Londra che, terza piazza mondiale, nel 2015 è stato autrice di una straordinaria crescita del 74%, con 410 milioni di euro, pari al 23% del mercato mondiale (nel 2014 erano stati solo 231, ovvero una fetta di mercato del 15%) mentre solo il 2% risulta ad appannaggio francese (quarto posto), con 35,5 milioni di dollari, comunque in crescita rispetto ai 26,3 milioni dell’anno precedente.