Nato il 12 dicembre 1915 da una coppia di italoamericani, Frank Sinatra nel 1939 incide la prima canzone All or Nothing at all . La consacrazione arriva poco dopo con I’ll Never Smile Again © Getty Images

Li chiamavano “crooner”. E non era affatto un complimento, ma quasi uno sfottò indirizzato a quei ragazzotti di provincia che si presentavano sul palco, capelli impomatati e abito buono, canticchiando dolci melodie, per la prima volta amplificate dalla tecnologia del microfono. Troppo facile, sentenziavano acidi i vecchi cantanti, quelli che fino alla metà degli anni Venti si dovevano sgolare per farsi sentire fino all’ultima fila nelle grandi sale da ballo. Ladies and gentlemen, Mr Frank Sinatra debutta così, nei saloon singer di Hoboken, appena 17enne, il cappello licenzioso e inclinato sulle 23 in testa, aria spavalda e timbro profondo. Il ragazzo, di voce e di grinta ne ha da vendere. E quelle risatine dei “vecchi” intorno alla moda dei crooner lo lasciano indifferente.

La rivoluzione tecnologica permette alle voci da baritono, come la sua, di scivolare tra le note con quell’effetto “legato” che diventerà leggendario. Nato il 12 dicembre 1915 sull’altra riva dell’Hudson, quella povera, che separa il New Jersey da New York, figlio di una coppia di italoamericani, padre siciliano e madre ligure, non ha i mezzi per farsi le ossa nelle aule di musica. Ce lo immaginiamo che “canticchia” sotto la doccia dopo aver tirato di pugilato, mettendo in fila i volumi nella libreria dove lavora part-time oppure trasportando casse al porto. Il suo temperamento gli impedisce di avere un impiego fisso: espulso dalla scuola (non gli piaceva essere chiamato Scarface e i cazzotti li sapeva dare) si è barcamenato per qualche anno tra lavoretti a Little Italy facendo disperare i suoi che avrebbero voluto un figlio medico.

Il ragazzo vive incollato alla radio: il suo idolo è Bing Crosby, il crooner per eccellenza che fa impazzire il pubblico con Bianco Natale , il singolo più venduto di sempre. Ma Frankie è di un’altra pasta. E ha ambizioni che vanno oltre la musica. Il trampolino di lancio sono le sale da ballo di New York dove si esibisce a ciclo continuo, fino a 20 volte a settimana, come si racconta nella monumentale biografia scritta dal romanziere e giornalista James Kaplan. Nel 1939 registra la sua prima canzone: All or Nothing at All , tutto o niente, un titolo che diventa un marchio di fabbrica. Lo nota e lo ingaggia Tommy Dorsey, il capo orchestra di una delle swinging band più ammirate d’America. È la svolta. Con il singolo I’ll Never Smile Again resta in testa alle classifiche per 12 settimane. La sua voce ha conquistato l’America, ma soprattutto è il personaggio del duro dal cuore tenero che spopola tra i giovanissimi. È l’alba della cultura pop e del mercato discografico giovanile. Frank Sinatra non lo sa ancora, ma è il primo teen idol della storia.

IL ROCKER CON LO SMOKING. «Frank, come vorresti essere ricordato?», chiedeva Walter Cronkite a Sinatra in un’intervista trasmessa dalla Cbs in cui elencava tutti personaggi che ha interpretato: il cantante favoloso, lo straordinario seduttore, l’attore cinematografico, la star della Tv, il ballerino, l’umorista capace di far da spalla ai grandi comici. E lui laconico: «Vorrei essere ricordato come un uomo che ha avuto una vita meravigliosa, degli ottimi amici e una bella famiglia».

Sotto la pellaccia dura dell’italoamericano che non deve chiedere mai, una bottiglia di Jack Daniels e due pacchetti di sigarette al giorno, quattro mogli bellissime, e una lunga schiera di amanti (come Lauren Bacall, Marilyn Monroe e Judy Garland, e si dice che anche Raffaella Carrà, con cui ha girato il film Il colonnello Von Ryan, abbia ceduto al suo fascino), Frank Sinatra non si è mai sentito una leggenda. O meglio ha fatto di tutto per esserlo, ma non ha mai creduto di aver centrato il traguardo. Negli ultimi anni di vita, superati gli 80, dopo aver registrato il celebre duetto con Luciano Pavarotti, chiede al tenore italiano qualche consiglio per migliorare la tecnica vocale negli acuti. Fino all’ultimo The Voice ha lavorato duro per essere il migliore.

Ol’ Blue Eyes è stato soprattutto un cantante. Un cantante di jazz, anche se molti oggi se ne scordano. E tra i più innovativi. Lo rammenta bene invece Pierluigi Mucciolo, trombettista italiano, oggi direttore d’orchestra della Vinovo Jazz Band, che ha avuto modo di conoscerlo nelle dieci date della sua tournée italiana. «All’epoca, negli anni ’70 e ‘80, esisteva la figura del convocatore. Una sorta di impresario che ti inseriva nei tour in Italia dei grandi artisti. A me è capitata la fortuna di registrare canzoni con Lucio Battisti e partecipare al ritorno in Italia di Frank Sinatra. Una bellissima occasione. Sinatra è stata una grande voce del jazz moderno, uno strumentista a tutto tondo, che aveva una professionalità assoluta, tanto da controllare ogni movimento dell’orchestra prima di ogni concerto». La fortuna di Sinatra nel mondo dello spettacolo è stata tanto abbagliante da offuscare il suo talento musicale.

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Un duo incredibile quello tra Frank Sinatra e Liza Minnelli © Getty Images

Oggi, a cento anni dalla nascita, un artista come Bob Dylan lo celebra, con un album a lui dedicato, come il musicista capace di cantare non per qualcuno ma a qualcuno. Altro caso è quello di Kurt Elling, la voce più capace nel pianeta di jazz, che gli dedica anch’egli un tributo musicale, ma non se la sente di metterlo tra gli artisti che più l’hanno ispirato. Per capire la parabola di Frank Sinatra bisogna guardare al suo collega di dieci anni più giovane, Tony Bennett, altro crooner italoamericano oggi applaudito in tutto il mondo grazie alla collaborazione con Lady Gaga in stravaganti jazz revival. Entrambi hanno interpretato il grande canzoniere della musica americana, dai classici di Broadway alle ballate di Cole Porter e Irving Berlin.

Quando Tony Bennet, negli anni ‘50, diventa un cantante sofisticato, ricercato dai migliori musicisti del jazz, Frank Sinatra prende un’altra strada: punta al cinema e a conquistare le masse. Le sue orchestre, dirette da Nelson Riddle, sono di qualità assoluta. Ma la ricerca musicale lascia il passo al personaggio illuminato dalle luci dello star system. Compare nel film The Manchurian Candidate , in una delle prime scene di action movie in cui sferra un attacco a colpi di karate. Poi prova la carta dei musical, a lui più congeniali. Una carriera tutta in levare che lo spedisce ai vertici delle classifiche dei dischi più venduti, dei film più visti e delle trasmissioni Tv più seguite. Ma le potenzialità di Sinatra tornano in scena, concretizzandosi, nella metà degli anni ‘60, quando appare accanto all’orchestra di Count Basie, con Ella Fitzgerald, e insieme al cantante e compositore brasiliano Antonio Carlos Jobim.

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CARATTERE IRREQUIETO,

TRA UN LAVORO SALTUARIO

E L'ALTRO ASCOLTAVA

ALLA RADIO BING CROSBY

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IL PADRINO ATTO PRIMO. Qualche mese dopo la morte di Frank Sinatra, nel 1998, l’Fbi pubblica 1.300 pagine di indagini sui presunti rapporti dell’artista con la mafia. Rumors che sono finiti sul grande schermo nel Padrino di Francis Ford Coppola, dove il cantante Jimmy Fontane, molto somigliante al vero Sinatra, chiede al boss Corleone un aiuto per ottenere la parte in un film. Nel voluminoso fascicolo iniziato da Edgar J. Hoover non ci sono elementi che facciano pensare a Frank come un affiliato di Cosa Nostra. Certo conosceva il boss Carlo Gambino, e probabilmente ha fatto da tramite tra i suoi emissari e quelli del futuro presidente Kennedy per ottenere i voti degli italoamericani di Chicago. Ed è vero che negli anni ‘50 Sinatra, non a caso chiamato anche Chairman of the Board, il boss del consiglio di amministrazione, rischiava di uscire dal business, nei giorni in cui nasceva il rock.

Hoover ha tallonato The Voice per più di vent’anni anche per un’attività eversiva che effettivamente Sinatra ha svolto: operandosi in prima persona per le libertà civili dei cittadini di colore. L’uomo era piuttosto brusco e severo, ma molto attaccato a pochi e selezionatissimi compagni. E questi facevano parte del cosiddetto Rat Pack, il branco di ratti, il gruppetto che univa Dean Martin, Peter Lawford, Joey Bishop, Sammy Davis Junior e che sfonderà anche al cinema con Ocean’s Eleven . Sinatra organizzava frequentemente serate musicali a Las Vegas, ma solo nei locali dove Sammy Davis, e quindi tutte le persone di colore, venissero servite al tavolo insieme con i bianchi.

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PUR VICINO ALLA MAFIA,

LA SUA UNICA

ATTIVITA' EVERSIVA

FU LA BATTAGLIA

PER I DIRITTI CIVILI

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IL SEDUTTORE “SWOONATRA”. Frank Sinatra ha registrato più di 2.200 canzoni e 166 album, venduto 150 milioni di dischi, si è aggiudicato due premi Oscar (più un Premio umanitario Jean Hersholt), due Golden Globes, ventuno Grammy Awards. Eppure, in 63 anni di carriera ha scritto di suo pugno i testi di sole sette canzoni. La più celebre tra queste è I’m a Fool to Want You , un classico interpretato da jazzisti del calibro di Chet Baker e Billy Holiday.

Il testo ispirato ad Ava Gardner, la donna che più di tutte sconvolse il cuore del grande seduttore, non a caso soprannominato anche Swoonatra, per la capacità di ammaliare le donne. Le due star si conoscono prima della fine della II Guerra mondiale. Ma iniziano una relazione turbolenta solo nel 1949. Si sposano nel 1951. È il secondo di matrimonio di Sinatra, unito fino ad allora a Nancy Barbato, da cui ebbe i figli Nancy e Frank Sinatra Junior, che hanno seguito le sue orme come cantanti. L’unione tempestosa, fatta di liti e tradimenti, contribuirà al successo cinematografico di Sinatra. Ottiene la parte da attore non protagonista, che gli valse l’Oscar, in Da qui all’eternità , grazie anche alle pressioni esercitate della compagna.

Altro capitolo della vita sentimentale del cantante è quello con l’allora 21enne Mia Farrow. La storia continua ancora oggi a far parlare, visto che l’attrice ha rivelato che il figlio Ronan, avuto da Woody Allen, sarebbe in realtà figlio di Sinatra. L’ultima moglie è Barbara Marx, ex moglie di Zeppo Marx, il più giovane dei fratelli Marx. Ma Sinatra, con la sua voce e i suoi occhi magnetici, non ha mai smesso di sedurre. Sempre convinto, come ha fatto scrivere sulla sua lapide, che «Il meglio deve ancora venire».