John Lennon

John Lennon

Working Class Hero. Poche definizioni o etichette sono entrate, e rimaste solidamente nell’immaginario collettivo del rock, come questa. Che è anche il titolo di una delle canzoni manifesto (infatti, molto autobiografica) di John Winston Lennon. L’ex Beatle compierebbe 70 anni il 9 ottobre se solo sulla sua strada non avesse incontrato, quel terribile 8 dicembre 1980, davanti alla porta del Dakota Building di New York, il suo killer Mark Chapman.
70 esimo compleanno e 30 esimo anniversario del suo pazzesco omicidio, un ulteriore contributo, quest’ultimo, a consegnare in maniera definitiva Lennon alla leggenda del pop/rock.
Ma chi è stato John Lennon? Difficile dire qualcosa di nuovo su uno dei numerosi miti musicali scarnificati dall’ingordigia dei media e preso a modello da generazioni intere di artisti in erba.

MITO PARTICOLARE
Pur non avendo in dote il carisma impetuoso di un Jim Morrison, l’animalesco talento di un Jimi Hendrix o l’aura glamour di un Freddie Mercury, John Lennon ha scritto pagine indelebili nell’epopea musicale del secolo scorso. Lo ha fatto a suo modo, come un personaggio scomodo, anzi scomodissimo (l’FBI ad esempio lo fece sorvegliare, lui e la sua Yoko Ono, inserendoli nella lista di sedicenti rivoluzionari a causa di un ostinato e ostentato pacifismo), usando l’’acume, il sarcasmo come scudo di ribellione. Difficile, infatti, “estrarre” una sola delle mille sfaccettature che il suo poliedrico talento ha regalato al mondo della musica (e non solo, peraltro).
Ci piace ricordarlo come un genuino rivoluzionario, “armato” (le virgolette sono ovviamente d’obbligo) di un coefficiente di poesia e di ironia evidentemente molto superiori alla media. Più che nell’indimenticabile parabola beatlesiana, va detto, che è il suo percorso artistico successivo a raccontarci di questo.

UNA VITA AGITATA
E, in effetti, la vita di Lennon è stata particolare e tormentata sin da subito, quando in una Liverpool devastata dalle bombe aeree il piccolo John, drammaticamente dimenticato dai genitori, fu preso in affido dalla zia Mimi. Un primo sodalizio affettivo, che avrebbe anticipato quello famosissimo, di carattere artistico, con Paul McCartney. Connubio partito dalle prime esperienze “liverpooliane” dei Quarrymen, passando per gli esordi boèhmien dei Beatles ad Amburgo per poi tornare, dopo un lungo rodaggio, a Liverpool nella cantina infuocata del Cavern Club. Da lì prese il volo la leggenda Beatles, che nacque dalle “scanzonate” Please Please Please e She Loves You e passò per una teoria interminabile di gemme assolute consegnate negli anni alla storia della musica (firmate appunto Lennon-McCartney). Pescando così a caso: Yesterday, Michelle, Eeanor Rigby, Tomorrow Never Knows, Lucy int he Sky With Diamond, Strawberrry Fileds Forever, All You Need is Love, Come Toghether, Across the Universe, Let It Be... con tante scuse per tutti gli altri gioielli non menzionati.

CON YOKO ONO, UN’ALTRA MUSICA...
Ma quella dei Betales era una storia destinata a concludersi in modo complicato. E l’artefice principale di questa rottura fu ovviamente John Lennon, formalmente nell’aprile 1970, anche se John già da tempo era distante dagli scarafaggi. Il suo matrimonio con Yoko Ono (eccolo, un altro sodalizio.. ) artista emergente della scena newyorchese fu un elemento devastante nell’economia della band. E fu una nuova svolta per Lennon. Che incise il singolo Give Peace a Chance - a nome Plastic Ono Band - ma ne “combinò di tutti i colori”. Come ad esempio i suoi famigerati Bed-in di protesta pacifista della primavera del 1969 in hotel sparsi nel mondo, da Amsterdam a Monteral. Lennon proveniva da un precedente matrimonio (con Cynthia) che era naufragato e intraprese questa storia d’amore destinata a catalizzare le attenzioni mediatiche di mezzo mondo. La produzione artistica di Lennon successiva ne fu ovviamente influenzata e fu caratterizzata da successi come gli album John Lennon/Plastic Ono Band, Imagine (prodotto ancora da Phil Spector e che ospitava oltre alla celeberrima title track Jealous Guy, I’Don’t Want to be a Soldier, Power to the People e Happy Christmas), Mind Games (con il bellissimo brano che dava il titolo al disco che in origine era intitolato Make Love, Not War... ) e l’ultimo Dobule Fantasy, quello di Woman. In mezzo dischi interlocutori (Two Virgins), album di cover, e antologie, una separazione temporanea da Yoko, collaborazioni illustri (con David Bowie per Fame ad esempio) e, purtroppo, una sempre più devastante dipendenza dall’eroina.
Quello che è accaduto dopo lo sappiamo...

GIMME SOME TRUTH
Ma per riscoprire la produzione di John Lennon la Emi proprio dal 9 ottobre farà partire l’operazione Gimme Some Truth, otto album della carriera solista di Lennon e altre registrazioni rimasterizzate dai mix originali da Yoko Ono insieme a un team di ingegneri del suono guidato da Allan Rouse agli Abbey Road Studios.
“In questo anno molto speciale”, ha detto Yoko Ono, “spero anche che quelli che hanno già familiarità con le sue opere, possano trovare rinnovata ispirazione dalla sua incredibile dote di cantautore, musicista e cantante e dal suo potere di esprimersi sulla condizione umana. I suoi testi sono così importanti oggi, come lo furono allora quando vennero scritti per la prima volta e io non potevo non arrivare a pensare di intitolare questa iniziativa con le semplici e ancora dirette parole Gimme Some Truth”.
Parole forti e incancellabili.