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Il flusso migratorio di italiani che ogni anno si trasferiscono per vivere e lavorare in Florida, è in forte crescita ormai già da tempo. Le ragioni che spingono privati e aziende tricolori a emigrare Oltreoceano per investire a Miami sono molteplici; dalle più prevedibili, come il clima tropicale e le spiagge mozzafiato, a quelle di natura economica e fiscale.

Un esempio? Gli investitori stranieri vengono accolti in un mercato stabile e commercialmente favorevole. Il supporto di efficienti infrastrutture, la minore pressione fiscale e un regime economico che permette di accedere a un più redditizio mercato di consumo invogliano picco-le e medie imprese a spostarsi o, quanto meno, ad aprire filiali in Florida pur conservando la propria sede centrale in Italia. Costituire una società è semplice e la tassazione sul lavoratore è decisamente inferiore rispetto all’Italia.

Il dottor Bernard Mazzeo (C.P.A.) consulente e commercialista precisa: «Il costo di un dipendente varia a seconda delle mansioni che deve ricoprire. Non ci sono tabelle o requisiti speciali, occorre però corrispondere al lavoratore il minimo fissato dalla legge sul lavoro, che al momento è di 8 dollari circa all’ora, fino a un massimo di 40 ore lavorative a settimana. Se poi il dipendente in questione supera questo limite, il compenso orario verrà calcolata a partire da un minimo di 8 dollari moltiplicati x 1,5. Naturalmente», continua, «per figure specializzate e liberi professionisti non è prevista una paga minima, ma percepiscono un salario rapportato alla tipologia di attività da svolgere e delle responsabilità assunte. Si deve inoltre considerare che per le aziende esiste una maggiorazione di circa il 12% dovuta ai vari contributi da versare sulla base della paga del dipendente: per esempio, un 2,7% per la disoccupazione e un 7,65% per la sanità. Diverse imprese, poi, fissano un salario base, cui si va ad aggiungere una commissione, che si può basare sulle vendite ottenute dall’attività del dipendente (nel caso di un rappresentante commerciale).

«In linea di massima», conclude Mazzeo, «per poter vivere dignitosamente a Miami, bisogna mettere in conto di dover per lo meno totalizzare un introito annuo che vada dai 60 mila ai 90 mila dollari lordi. Su questo importo il dipendente dovrà pagare le tasse, che possono variare a loro volta dai 12 mila ai 20 mila dollari a seconda dello status familiare, ottenendo così un netto tra i 48 mila dollari (partendo dai 60 mila lordi) e i circa 70 mila (90 mila lordi)».

I settori nei quali gli italiani investono di più sono il comparto immobiliare, la ristorazione, l’importazione e rivendita di prodotti italiani, o di materiale di costruzione. Miami non è certo una città industriale, e nonostante il progresso economico degli ultimi dieci anni mantiene un forte indotto derivante dal settore turistico e dall’import-export, soprattutto firmato Made in Italy.

Il regime fiscale degli Stati Uniti si articola su tre diversi livelli: federale, statale e locale (nelle varie contee e comuni). Seppure le aliquote fiscali siano inferiori a quelle applicabili in Italia, si tratta comunque di un sistema articolato e complesso, motivo per cui è sempre consigliabile avvalersi di professionisti specializzati in materia fiscale onde evitare di incorrere in pesanti sanzioni amministrative.

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PER VIVERE DIGNITOSAMENTE

IN CITTA' BISOGNA METTERE

IN CONTO UN GUADAGNO ANNUALE

DAI 60 AI 90 MILA DOLLARI LORDI

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A differenza di quanto accade per chi risiede fiscalmente negli Usa che, in ossequio al principio del worldwide income, è tenuto a dichiarare i redditi e pagare le imposte indipendentemente dal Paese nel quale i guadagni sono stati prodotti, gli stranieri non residenti sono tassati soltanto sugli introiti di fonte statunitense. È ovvio tuttavia che, per godere a-pieno delle aliquote fiscali Usa, lo straniero dovrà trasferire la sua residenza fiscale negli States.

In questo caso, al fine di evitare il regime della doppia imposizione fiscale, lo straniero ha generalmente diritto a un credito d’imposta rispetto a quanto ha già provveduto a corrispondere nel Paese straniero d’origine. Allo Stato, le aliquote di tassazione sulle persone fisiche oscillano più o meno tra il 10% e il 39,6% e vengono calcolate a scaglioni in base al reddito. Risulterà infine utile sapere che la Florida, a differenza di altri Stati in Usa, non prevede alcuna tassazione statale sulle persone fisiche, le quali, dunque, sono assoggettate alla sola imposizione di fonte federale.

ACCESSO FACILITATO AI VISTI. L’avvocato Piero Salussolia, fondatore dello studio legale Piero Salussolia PA, vive a Miami dal 1985 e nel corso della sua carriera ha avuto clienti di fama internazionale, oltre ad aver ricoperto il ruolo di consulente del Consolato italiano locale. «È molto semplice per un imprenditore italiano fare affari in Florida», spiega, «perché gli Stati Uniti hanno con l’Italia un trattato di amicizia, commercio e navigazione – stipulato proprio al fine di generare più ampie opportunità di scambio di beni e servizi a livello internazionale –, il quale dà accesso ai cittadini italiani ai visti di categoria E: il visto per commercio E1 (Treaty Trader) e il visto per investimento E2 (Treaty Investor). Il visto E1, che si rivolge al commerciante, permette a un individuo di svolgere un’attività commerciale in proprio (esportazione e/o importazione), incluso il commercio in servizi o tecnologie, a condizione che più del 50% del commercio internazionale avvenga con l’Italia. Il visto si ottiene abbastanza facilmente e a un costo relativamente basso. Il visto E2, invece, si rivolge a chi intende effettuare un investimento negli Usa, sia attraverso un’impresa già esistente che di nuova costituzione, e richiede all’investitore un impegno economico abbastanza importante, anche se la legge non specifica quale sia l’ammontare esatto dello stesso, che noi per dare un’idea quantifichiamo attorno ai 150 mila dollari. Tale visto può essere richiesto da un individuo o da una società purché almeno il 50% dei soci sia cittadino italiano e può essere rinnovato a condizione che ne siano mantenuti i requisiti». Giova in ogni modo precisare che il mercato statunitense è comunque molto competitivo e da non sottovalutare.

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DIVERSAMENTE DA MOLTE

CAPITALI USA,TROVA NELLA

MESCOLANZA ETNICA

LA SUA VALENZA PIU' ALTA

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UNICA NEL SUO GENERE. Ma perché scegliere proprio Miami? Grazie alla sua favorevole posizione geografica la città rappresenta non solo un ponte di collegamento tra l’America del Nord e l’America Latina, ma anche con l’Europa. Il connubio tra le culture italiana, francese, ebrea, cubana, sud americana e haitiana, esprime appieno l’identità di Miami che, lontana dallo stereotipo di molte capitali americane, trova in questa mescolanza di etnie la sua valenza più alta.

Conosciuta inizialmente, attorno agli anni ’60, come il Paese del buen retiro di molti americani del Nord, a partire dagli anni ‘90 il clima e la nightlife sono stati i motori trainanti di questa miscellanea di culture. Oltre all’aspetto meramente sociologico, questo mutamento si evince anche nell’aspetto più evidente della contea, quello edilizio.

Come tante città, a un certo punto Miami si è trovata a dover riqualificare aeree dismesse figlie del boom edilizio, ma contrariamente a qualsiasi altra metropoli a stelle e strisce, ha deciso di votarsi all’art design. Si alternano così scenari futuristici e minimali di nuova costruzione a zone in perfetto stile art déco, risalenti agli anni ’30. Antico e moderno si mischiano generando un orizzonte unico nel suo genere, visibile agli occhi ma che si respira anche nello spirito. Che sia davvero Miami il modello della città del futuro?