Tra gli scatti della mostra Capitale umano, la dura realtà delle miniere d’oro del Brasile ritratta da Sebastião Salgado nel 1986

Il Mast - Manifattura di arti, sperimentazione e tecnologia di Bologna è una realtà relativamente nuova nel panorama culturale italiano. Inaugurato nell’ottobre 2013 e promosso dalla omonima Fondazione Mast dell’imprenditrice Isabella Seragnoli, è un centro polifunzionale che comprende un auditorium, un centro wellness, un asilo nido, un ristorante, un parco di sculture, un luogo di formazione e uno spazio espositivo. Insieme con altri 16 spazi della città, quest’ultimo ha ospitato, all’inaugurazione, il primo episodio della Biennale di fotografia industriale dedicata a impresa e lavoro, prima iniziativa del genere al mondo, curata da François Hébel, direttore dei prestigiosi Rencontres internationales de la photographie d’Arles. L’attività è proseguita con Mondi Industriali 014 , inaugurata a gennaio durante Arte Fiera Bologna, e con Capitale umano nell’industria (fino al 30 agosto 2014), entrambe a cura di Urs Stahel. Parallelamente, la fondazione ha proposto a Reggio Emilia, nell’ambito di Fotografia europea , una selezione della sua collezione di scatti di Erich Lessing, fotografo austriaco che, prima per Associated Press e poi per Magnum, ha documentato lo sviluppo industriale europeo del secondo dopoguerra. Con grande coerenza, il Mast si rivela, dunque, impegnato a esplorare una delle linee più prolifiche e interessanti della fotografia di reportage del ’900, che acquista oggi un’importanza particolare, di testimone di un mondo – e di una civiltà del lavoro – che sta scomparendo, cancellata passo dopo passo dalla automatizzazione dei processi industriali, dalla terziarizzazione dell’Occidente e dall’esternalizzazione del lavoro verso i Paesi in via di sviluppo.

 

Capitale umano riflette proprio su questo, e su come la fotografia possa aiutare a perpetuare valori e conquiste del ventesimo secolo e a conservare la memoria di storie ed esperienze che possono ancora insegnare qualcosa: dalle lotte sindacali al senso di responsabilizzazione che ha portato molti capitani d’impresa a trasformare le loro fabbriche in comunità, che ai dipendenti hanno offerto non solo lavoro, ma anche formazione, socialità e svago. Una storia raccontata tanto da fotografi anonimi, quanto da nomi della storia della fotografia: da Anselm Adams a Robert Doisneau, da Erich Lessing a Ugo Mulas, da Sebastião Salgado ad August Sander. Come scrive il curatore in catalogo: «Oggi come un tempo possiamo distinguere le industrie in due tipologie contrapposte: quelle che trattano il personale con la massima attenzione e responsabilità, operando realmente per la sicurezza e la salute di quello che oggi viene definito “capitale umano”, e quelle che – al contrario – non si curano affatto dei loro collaboratori, delle modalità, dei tempi e delle condizioni in cui si svolge il lavoro». L’attività culturale del Mast punta alla sopravvivenza, difficile ma necessaria, del primo modello.