Conrad Hilton © Getty Images

L’emblema del self made man americano? Eccovi Conrad Nicholson Hilton, l’uomo che incarna il prototipo del pioniere, di chi partendo dal basso riesce a conquistare il mondo. Nato il giorno di Natale del 1887, nel 1903 è un ragazzino di 16 anni la cui prima occupazione, quella di portiere notturno, è in un hotel del padre August: poco più di una stamberga nel New Mexico con cinque stanze e prezzi bassissimi (vitto e alloggio per un dollaro). Conrad si convince però che la finanza sia il suo avvenire e viene assunto come cassiere nella banca cittadina, dove con una folgorante carriera scala le gerarchie diventando in breve presidente. Si mette in affari col padre, avvia una serie di compravendite e viaggia spesso per lavoro; quando capita a Cisco per un investimento bancario e la trattativa tarda a concludersi, la sua indole impaziente gli fa fare quello che appare un colpo di testa, ma sarà solo il primo di molti guizzi di intuito geniale. Compra un motel, il Mobley, e decide di adattarlo alle esigenze degli operai dei vicini pozzi di petrolio che vogliono solo una branda, cibo e bevande. Riduce la hall per aumentare i posti letto e costruisce un bar e un ristorante in cui si servono piatti economici e abbondanti. Gli affari vanno a gonfie vele. Si scorda in fretta dei trascorsi bancari e amplia l’attività con ritmi forsennati; compra altri hotel in Texas, anche diroccati (il suo motto è “l’oro si trova scavando”), ci apre all’interno negozietti di souvenir.

DIAMO I NUMERI
Sono 19 le strutture Hilton presenti in Italia, con un numero di camere totali pari a 4.242 e più di 1900 dipendenti. L’apertura più recente è quella del Garden Inn Malpensa (2013). In Europa, dove prossimamente ne apriranno altri 140, al momento gli hotel sono 259, con 59.504 stanze e più di 30 mila dipendenti. Negli ultimi due anni Hilton ha più che raddoppiato la quota di camere in costruzione passando dal 6,9% di gennaio 2010 a 15,7% di dicembre 2012 e ha il più alto numero di progetti di sviluppo: una su cinque delle camere in costruzione oggi in Europa appartiene all’Hilton Worldwide, mentre nel 2006 erano “appena” una su venti. La catena è in espansione anche in mercati strategici come Turchia, Russia, Regno Unito, Polonia, Romania, Germania, Italia, Spagna e Portogallo.

L’INTUIZIONE DEL BUSINESS TRAVEL
Tutto va magnificamente, ma ha grandi ambizioni e la fortuna di assistere all’affermarsi di un nuovo tipo di viaggiatore, l’uomo d’affari, che non ama le squallide pensioncine, per il quale inventa l’hotel commerciale, con camera privata e bagno incluso. Dato che il business prospera, vuole trovare uno slogan che riassuma la sua filosofia e nasce “Minimax”, ovvero minimo prezzo per massimo servizio. È nel 1925 che inaugura il primo hotel che porta il suo nome, il grattacielo Dallas Hilton. L’aria condizionata non è ancora stata inventata e così, per far sì che le camere degli ospiti non siano troppo calde, gli ascensori, gli scivoli per il bucato e i pozzi di ventilazione vengono collocati sul lato occidentale dell’edificio. È chiaro che Conrad sta diventando una sorta di imperatore del settore alberghiero. Cattolico fervente, andando a messa conosce Mary Barron; la sposa nel 1925, quando lui ha 38 anni e lei circa la metà. Hanno tre figli: Nicky, morto a 42 anni, che sarà il primo marito di Liz Taylor, William (oggi anche proprietario della squadra di football dei San Diego Chargers e nonno di Paris e Nicky Hilton), e Barron.

IN ITALIA
Tra gli Hilton più affascinanti della Penisola c’è senz’altro il Rome Cavalieri (inaugurato nel ‘63), immerso in un parco privato di sei ettari, che, oltre al magnifico panorama, ospita la più prestigiosa collezione d’arte privata in dotazione a una struttura alberghiera, inclusi tre capolavori di Giambattista Tiepolo. Al suo interno c’è inoltre La Pergola, ristorante insignito di tre stelle Michelin e diretto dal celebre chef Heinz Beck. Il più recente Molino Stucky Hilton Venice (2007) è situato invece sull’Isola della Giudecca: ricavato in un mulino dell’800 restaurato, offre l’unica piscina panoramica di Venezia e lo Skyline Rooftop Bar, con spettacolare vista sulla città. L’Hilton Milan (inaugurato nel 1972), in zona Stazione Centrale, è poi da sempre il quartier generale del calcio che conta, mentre l’Hilton Rome Airport è direttamente collegato ai terminal dell’Aeroporto Leonardo da Vinci con un tunnel pedonale coperto, e ha una ballroom che può ospitare fino a 800 delegati in stile teatro e con luce naturale. E se l’Hilton Sorrento Palace ha una spettacolare vista sul Vesuvio, l’Excelsior Hilton Palermo rievoca nel suo aspetto l’antico splendore del raffinato stile Liberty.

DAL ‘29 ALLO SBARCO SULL’EAST COAST
Nel 1929 la Grande Depressione pare spazzare via il sogno che Conrad è riuscito a trasformare in realtà: la gente non viaggia più, l’economia è in rovina e lui perde tutto. Nella sua autobiografia Be my guest (in tutte le stanze della catena insieme alla Bibbia) scrive che quel periodo fu un pozzo senza fondo di debiti e umiliazioni: ma non molla, e dopo un po’ inizia a risalire la china. Tra le tappe della sua vita, c’è – negli anni ‘40 – l’acquisto degli hotel Roosevelt e Plaza a New York, grazie ai quali Hilton diventa il primo gruppo alberghiero proprietario di strutture da una costa all’altra degli Stati Uniti. NaSce la Hilton Hotels Corporation, quotata in Borsa. Sempre sull’onda dell’innovazione che caratterizzerà il brand, il Roosevelt Hilton di New York è il primo al mondo a installare le tv nelle camere.

IL SUO NOME È GIÀ LEGGENDA
Inaugurato il 13 marzo 1893 dal milionario William Waldorf Astor all’incrocio tra la celebre Quinta e la 33esima strada, il Waldorf Hotel acquisì il nome attuale solo quattro anni dopo, quando si fuse con l’Astoria Hotel, aperto proprio accanto da John Jacob Astor IV, cugino di Waldorf. Nonostante in origine fosse verosimilmente il migliore hotel del mondo – non a caso lo stesso Conrad Hilton lo definirà «il più grande di tutti» – negli anni ‘20, in seguito ai numerosi progressi tecnologici, divenne un po’ datato: nacque così la decisione di chiuderlo nel 1929 e vendere l’area in cui sorgeva (vi sarebbe sorto l’Empire State Building), per poi riaprirlo, nell’attuale posizione, due anni dopo. Era il più alto e il più grande hotel del pianeta e l’allora presidente Herbert Hoover salutò la sua inaugurazione come «una dimostrazione di coraggio e fiducia per tutta la nazione». Qui nel 1945 venne girato il primo film (la protagonista era Ginger Rogers) realizzato interamente in un albergo e lontano da Hollywood, qui star e presidenti stabilirono il loro ritrovo newyorkese preferito. Oggi Waldorf Astoria, nel portafoglio Hilton dal ‘49, non è solo un hotel, ma una catena che ne conserva il fascino originario.

Dopo i 50 anni Conrad decide di darsi alla vita mondana, fino a quel momento sacrificata al lavoro: si trasferisce in una villa a Beverly Hills e conosce a un party una ventenne aspirante attrice. Si chiama Zsa Zsa Gabor ed è stata Miss Ungheria. Se ne innamora in modo talmente travolgente da chiederla in moglie nonostante per la Chiesa cattolica sia ancora sposato con Mary (avranno Una figlia, Francesca, e si separeranno a breve). Intanto acquista altri alberghi, macinando continuamente nuove idee (come il buffet di insalate per giovani impiegati che in pausa pranzo non sanno dove andare). Acquista anche il sim-bolo di tutti gli hotel, il Waldorf Astoria a New York, e appare sulla cover di Time , primo dirigente di un gruppo alberghiero a ottenere un riconoscimento simile (comparirà di nuovo in copertina nel 1963).

CAMPAGNA D’AUTORE

È Olga Kurylenko la protagonista della campagna pubblicitaria per gli storici hotel Waldorf The Stories Begin Here (Le storie cominciano qui). La campagna nasce dalla collaborazione creativa tra l’attrice, il fotografo di moda Bruno Dayan e l’autore britannico Simon Van Booy (The Secret Lives of People in Love , Love Begins in Winter ), cui è stato chiesto di scrivere un racconto che fosse d’ispirazione al servizio fotografico. In questa campagna, la Kurylenko veste i panni di Alexandra, una giovane stilista di successo, abituata a viaggiare, che vive momenti indimenticabili in un hotel Waldorf Astoria. Olga, nata in Ucraina, un avvio di carriera da modella, oltre a recitare in Hitman – L’assassino , To the wonder di Terrence Malick, Oblivion e in molti film francesi, è stata la Bond girl del 22esimo film della saga, Quantum of Solace .

INNOVAZIONI VINCENTI
Nel 1954 sborsa 111 milioni di dollari per lo Statler Hotel, investimento immobiliare senza precedenti, e dimostra fiuto per il coté tecnologico, allora agli albori, del business: crea un ufficio centrale che accetta prenotazioni per qualsiasi Hilton tramite telefono, telegramma o telescrivente. Inventa poi, con l’Hilton San Francisco Airport, il concetto di hotel aeroportuale. Negli anni ‘60 il figlio Barron gli succede alla guida di Hilton Hotels Corporation, mentre il capofamiglia presiede il consiglio d’amministrazione. Le intuizioni seguitano a sancire il successo della catena; con Lady Hilton si inaugura il primo programma studiato per donne in viaggio (alcuni hotel offrono piani e camere riservati alle viaggiatrici, con accessori “al femminile”), mentre nel 1970 Hilton apre le porte al gioco d’azzardo sul territorio nazionale acquistando il Flamingo Hotel e il Las Vegas International. Quando nel 1979 muore a 91 anni, Conrad era sposato da tre anni con Mary Frances Kelly: devolve la maggior parte del patrimonio alla chiesa cattolica e in beneficenza, lasciando assai poco ai figli. Barron contesta il testamento portando in aula la sua lunga carriera nell’azienda paterna, e vince la causa. La dinastia degli Hilton, e il successo legato a questo nome, non si esauriscono con la morte del patriarca: nel 2009 Hilton HOtels si espande in 76 Paesi, diventando il marchio alberghiero a servizio completo più grande del mondo.

E PARIS?
Paris Hilton è la pronipote di Conrad, fondatore della catena (ha una sorella e due fratelli minori). La modella, cantante, attrice, stilista, socialite, nata nel 1981, ha a disposizione un’eredità diretta (condivisa con la sorella) di 30 milioni di dollari in liquidi, ma può utilizzare il patrimonio del gruppo per costruire a sua discrezione nuovi locali e hotel. Proprio i locali “Paris”, molto noti sulla West Coast, sono stati concepiti in questo modo. Il patrimonio personale di Paris Hilton è di circa 100 milioni di dollari. Secondo la rivista Forbes, ha guadagnato circa due milioni di dollari tra il 2003 e il 2004, sei milioni e mezzo tra il 2004 e il 2005 e sette milioni tra il 2006 e il 2007. Oltre ad essere la “prezzemolina” per eccellenza della scena statunitense, e apparire in vari reality e alcune serie tv (tra cui The simple life), nel 2006 ha pubblicato il suo album di debutto, Paris, che negli Stati Uniti ha venduto quasi 200 mila copie. Ha scritto un’autobiografia nel 2004, in italiano Confessioni di un’ereditiera, e nel 2007 è stata arrestata a Los Angeles per guida in stato di ebbrezza.