Il Capri Palace hotel

Tutti in coda davanti agli alberghi, con il naso all’insù per ammirare stucchi, dipinti e sculture. Non siamo ancora a questo punto ma poco ci manca. Perché gli hotel più prestigiosi del pianeta si stanno trasformando in gallerie d’arte, alle cui pareti sono appesi capolavori da fare invidia ai grandi musei. Qualche mese fa il gruppo Langham ha acquisito per due milioni di dollari alcuni lavori del pittore Alex Katz che saranno esposti, da settembre, al Langham Place sulla Quinta strada a Manhattan. A New York spicca anche la collezione del Park Hyatt, a pochi isolati dal Moma, che offre un’accoglienza di lusso anche per gli amanti del bello, con 350 opere (di cui dieci commissionate dall’hotel), firmate da artisti contemporanei del calibro di Richard Serra, Ellsworth Kelly e Sole LeWitt. Il Braccio di ferro di Jeff Koons (che vale la bellezza di 28 milioni di dollari) è pronto ad accogliere i clienti del Wynn di Las Vegas, mentre a Louisville è nata una vera e propria catena di hotel d’arte, il 21cMuseum: tre strutture per ora tra Kentucky, Ohio e Arkansas, dedicate alla promozione di giovani artisti del 21esimo secolo. America, ma non solo.

Il Dolder Grand di Zurigo sta espandendo il suo tesoro, che va da Salvador Dalì a Damien Hirst, con oltre 100 pezzi; nella hall e lungo i corridoi dell’El Fenn di Marrakech, di proprietà di Vanessa Branson, sorella del noto patron di Virgin Richard, si possono ammirare quadri e litografie di William Kentridge, Fred Pollock, Bridget Riley, Anthony Gormley, mentre al St Regis di Singapore le sculture di Botero e i dipinti di Picasso si susseguono in una delle più lussuose residenze del pianeta. L’elenco è lungo. E pare ormai una corsa a chi può vantare le collezioni più prestigiose.

Che succede al vecchio mondo degli alberghi a cinque stelle? Servizio eccellente, magnifici panorami, comfort e grandi architetture sembrano non bastare più. E gli hotel di prestigio puntano a far concorrenza ai musei. C’è una logica in tutto questo secondo Smith Travel Research, una società statunitense di ricerca dell’industria alberghiera, che intravede nel cambiamento in corso una svolta. Perché «l’hotel non è più quella scatola grigia con i tappeti beige in cui si va a dormire quando si è viaggio, ma è soprattutto un’esperienza memorabile». Dentro questi fantastici hotel, il lusso è dato per scontato: oggi si vende l’emozione di soggiornare accanto a pezzi unici della storia dell’arte. I proprietari alberghieri diventano quindi magnati, che acquistano collezioni, sponsorizzano giovani artisti e organizzano vernissage. Certo, il tutto ha un prezzo. Che va ben oltre quello delle singole opere. Perché bisogna sobbarcarsi anche il costo di manutenzione, sicurezza e assicurazione. Un impegno da capogiro. Ma che ha trovato in Italia soluzione e modus operandi.

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NON BISOGNA SOSTENERE SOLO

IL COSTO DELLE OPERE,

MA ANCHE LE SPESE PER SICUREZZA,

MANUTENZIONE E ASSICURAZIONE

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IL LOUVRE TRICOLORE. Nella hall ad attendervi, magari per un tè esotico proveniente dagli altipiani del Giappone, c’è Giambattista Tiepolo. Il celebre artista, tra i maggiori pittori del Settecento veneziano, vi accoglie su un’intera parete con un ciclo composto da tre tele: Ulisse scopre Achille tra le figlie di Licomede, Apollo scortica Marsia ed Ercole uccide Anteo. Alla conciergerie troneggiano i paesaggi di Giuseppe Zais, mentre nelle suite troverete Andy Warhol e Robert Indiana, divani disegnati da Karl Lagerfield, bronzi in stile Impero. In tutto sono mille le opere del Rome Cavalieri, oggi sotto le insegne del Waldorf Astoria, il cinque stelle che domina Roma da Monte Mario e che per abbondanza e ricchezza sta in vetta alla classifica degli hotel d’arte. Una collezione talmente imponente (nata dalla passione del re del nichel, Guido Angelo Terruzzi) che prevede un team di restauratori che intervengono sulle opere per essere certi che non si deteriorino e mantengano inalterato nel tempo il loro splendore. La scelta di esporre in modo permanente dei capolavori è anche una leva di business.

Lo spiega bene Alessandro Canella, Managing Director del Rome Cavalieri, simbolo della ricettività di alta gamma della Capitale: «Gli ospiti preferiscono soggiornare nel nostro hotel invece che in altri perché la loro permanenza diventa un’esperienza culturale a 360 gradi». E sono di personaggi di caratura internazionale: «Placido Domingo», racconta Canella, «predilige la suite Petronius, perché al suo interno si trova uno spettacolare quadro di Santa Cecilia risalente al Seicento napoletano. George Clooney, DiCaprio e molti altri preferiscono le più moderne suite Penthouse e Planetarium perché qui trovano le opere di Warhol e Indiana. E infine molto recentemente Morgan Freeman ha scelto la suite Napoleon, perché è affascinato dai grandi personaggi della storia». La trasformazione di un grande hotel in una magnifica galleria non è pensata solo per i vip. «Abbiamo un rapporto molto stretto con una critica d’arte che conosce perfettamente la collezione e che può offrire una visita guidata veramente eccezionale. Non bisogna però dimenticare che chiunque può accedere al tour e conoscere meglio le opere esposte nelle aree pubbliche con l’assistenza di un’audioguida su iPod».

Gallery 

I migliori art hotel

Il Braccio di ferro di Jeff Koons da 28 milioni di dollari che accoglie gli ospiti © adrigu

CAPOLAVORI DA CAMERA. L’altro grande albergo “museale” della Penisola è il Capri Palace, inserito nel circuito Leading Hotels of The World. Un vero è proprio art hotel che, oltre a esporre opere, intende farsi promotore di arte contemporanea. Con questo spirito è nato il White Museum, da un’idea di Tonino Cacace, una struttura a metà tra cultura, ospitalità, design e alta cucina. Nell’edificio, che fu la casa dello scrittore Carlo Emilio Gadda, è sorto anche il progetto Artists in Residence, che consiste in un periodo di soggiorno al Capri Palace Hotel per artisti di talento, invitati a lavorare alla realizzazione di un’opera durante la loro permanenza. E Venezia non poteva mancare all’appuntamento. Fino al 19 ottobre 2015, in concomitanza con la 56esima Biennale di Venezia, JW Marriott Venice Resort & Spa, in collaborazione con Fondazione Mazzoleni Onlus, ospita all’interno dell’elegante sala La Certosa, affacciata sui giardini dell’Isola delle Rose, una mostra esclusiva. I visitatori possono ammirare opere di Salvador Dalì e Andy Warhol, accanto ai lavori di artisti italiani emergenti. Nascono poi, concepiti come boutique hotel d’arte, due nuove strutture romane.

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C’È CHI PROPONE DI ESPORRE

NELLE HALL DEI 34 MILA

ALBERGHI ITALIANI

LE OPERE NASCOSTE

NEI MAGAZZINI DI MUSEI E GALLERIE

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Una si chiama Piazzadispagna9, un progetto sperimentale di arte, design e moda. Si tratta di una realtà tra le più visionarie della Capitale – come l’ha descritta Stefania Grippo, alla guida dell’iniziativa – dove i clienti possono assistere anche a performance dal vivo, in un ambiente di sei uniche stanze private, un eclettico living e un hammam intimo. L’altro è il GRough che da Piazza di Pasquino si affaccia sulla cupola di Sant’Agnese di Piazza Navona. Venti ambienti in totale, dieci suite e una contemporary wine gallery, e i nomi dati che omaggiano Sarfatti, Parisi, Ulrich, Scarpa e i celebri designer italiani presenti, con i loro pezzi, all’interno della struttura dove i loro ritratti stilizzati campeggiano sulle porte delle rispettive suite.

Ma l’arte non è un lusso solo per chi può permettersi di frequentare i grandi hotel a cinque stelle. Anzi. Proprio in Italia, c’è l’idea di portare opere in tutti gli alberghi della Penisola. La proposta è arrivata dall’ultimo meeting di Culturalia attraverso la quale si chiede al ministero dei Beni culturali di esporre pezzi inutilizzati dai musei negli alberghi. Un’idea che inevitabilmente ha diviso il mondo della critica, tra chi sposa l’iniziativa (pur con la dovuta cautela) e chi, come lo storico dell’arte Tomaso Montanari, si è scagliato contro «una follia che vorrebbe che fosse lo Stato a fare il mecenate per l’impresa privata, concedendo in comodato gratuito pezzi che appartengono a tutti». Favorevolissimi invece i soci di Federalberghi perché, come ha detto il presidente Bernabò Bocca «le soffitte dei musei sono piene di capolavori che sarebbero tranquillamente ospitati all’interno delle hall dei 34 mila alberghi italiani nelle quali transitano turisti di tutto il mondo».