Difficile che la notizia sia passata inosservata, almeno agli occhi degli appassionati più incalliti di storia navale. Stiamo parlando del ritrovamento di un vero e proprio tesoretto, recuperato dai fondali del porto di Genova: decine di ancore, ordigni bellici e altri gioielli forgiati tra il XV e il XIX secolo. Ebbene, tra i reperti preziosi che ne fanno parte, e che sono ora sottoposti a delicati processi di desalinizzazione e restauro, è presente anche un falconetto veneziano (una bocca da fuoco) risalente al secondo Cinquecento. Decisamente un manufatto di pregio, che studiosi e archeologi subacquei non avranno faticato a riconoscere. Già, perché un esemplare gemello è conservato nel capoluogo ligure nelle stanze del Galata, il più grande museo marittimo del Mediterraneo con una superficie di 12 mila mq e un’affluenza annuale di 200 mila visitatori, degna di nota nel panorama nazionale (vedi intervista).

Aperta al pubblico il 1° agosto 2004 – anno in cui La Superba è stata insignita del titolo di Capitale europea della cultura – la struttura sorge nell’omonimo palazzo restaurato dall’architetto spagnolo Guillermo Vázquez Consuegra, che ha realizzato un particolare edificio in cristallo e acciaio. Il nome ha un significato ben preciso. Galata, infatti, è un quartiere di Istanbul e fino al XV secolo è stato sede di una delle più importanti comunità genovesi del bacino del Mare Nostrum; alla fine dell’Ottocento, quando fu costruita un’area di docks commerciali nel porto cittadino, il Comune di Genova volle chiamarla come l’antica colonia.

Sono diverse le ragioni per le quali vale la pena trascorrere qualche ora in questa sorta di macchina del tempo “a misura di nave”. Intanto perché il fiore all’occhiello degli enti museali liguri fa parte di un polo scientifico più ampio creato attorno al celebre Acquario che, ricordiamo, è primo in Italia e secondo in Europa dopo quello di Valencia. Ma, soprattutto, perché il percorso all’interno del Galata – che si articola in 28 sale dedicate all’esposizione permanente e disposte su quattro livelli, con due locali destinati alle mostre temporanee, un deposito e un centro di documentazione – è stato concepito per offrire ai visitatori un’esperienza coinvolgente e, grazie a tecnologie interattive e multimediali all’avanguardia, decisamente “immersiva”, per tuffarsi a capofitto nella storia della navigazione e dei suoi grandi protagonisti.

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LA STRUTTURA FA PARTE DEL POLO SCIENTIFICO

DELL’ACQUARIO, PRIMO IN ITALIA E SECONDO

IN EUROPA DOPO QUELLO DI VALENCIA

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PROCEDIAMO CON ORDINE. L’itinerario prende le mosse dalla ricostruzione di un tipico porto genovese del XV secolo per arrivare all’epoca contemporanea, passando attraverso quattro età fondamentali della marineria: quella del remo (dominata da galee e caracche), quella della vela (con i leggendari vascelli), quella del vapore (con l’affermazione dei piroscafi) e, infine, quella delle grandi migrazioni (sui transatlantici).

All’inizio della visita, spiccano alcune imbarcazioni d’epoca: il gozzo Santa Caterina, utilizzato per la pesca, un modello gigante della caravella Santa Maria, le pregiate ricostruzioni a grandezza naturale di una galea del Seicento lunga 42 metri e un brigantino goletta dell’Ottocento, a bordo dei quali il pubblico può rivivere la vita di schiavi, forzati e buonavoglia. Questa sezione è stata riallestita a metà del 2013 e dotata di utili supporti multimediali per approfondire la storia della Darsena, con focus sulla figura di Cristoforo Colombo. Strumenti divulgativi hi tech sono presenti anche nella sala degli Atlanti e dei Globi, dove dinamici schermi touch consentono di sfogliare vitualmente mappe seicentesche utilizzate per scoperte, viaggi ed esplorazioni, con la possibilità di geolocalizzazione ai nostri giorni.

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LE ALTRE SALE. Salendo al secondo piano, troviamo l’area dedicata all’età delle Rivoluzioni. Oltre a un plastico che mostra alcuni vascelli costruiti tra Seicento e Settecento nel porto ligure, è ospitata la zattera originale di Ambrogio Fogar, aggrappati alla quale il navigatore e il giornalista Mauro Mancini, nel 1978, trascorsero 74 giorni nell’Atlantico dopo un naufragio: un regalo al Galata da parte della figlia di Fogar, Francesca, come omaggio alla memoria del padre che, nell’ambito dell’esposizione, risulta funzionale a introdurre il tema delle tragedie in mare.

Spostiamoci dunque nella vicina Sala della Tempesta 4D: inaugurato da un anno, l’innovativo spazio presenta dipinti, stampe, incisioni, ex voto e oggetti della vita comune che si trovavano a bordo delle imbarcazioni di fortuna, ma soprattutto, grazie alle simulazioni digitali e a una speciale scialuppa di salvataggio (oltre a una baleniera originale del 1850, con remi e cime dell’epoca, installata al rovescio sulla testa dei visitatori per intensificare le suggestioni), consente di sperimentare per tre minuti circa l’esperienza di un affondamento, tra onde, pioggia, raffiche di vento, orche e albatros. In lontananza, sullo schermo, il mitico Capo Horn.

Al terzo livello dell’edificio, il padiglione Memorie e Migrazioni costituisce un vero e proprio “museo nel museo”: con 1.200 metri quadrati espositivi e 40 postazioni multimediali, è possibile osservare le ricostruzioni ambientali delle diverse destinazioni dei migranti italiani di Ottocento e Novecento: la Boca di Buenos Aires, le fazende del Brasile ed Ellis Island negli Stati Uniti. Non mancano riferimenti all’attualità con testimonianze fotografiche e filmati di sbarchi odierni.

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IL TEMA DEI NAUFRAGI È INTRODOTTO

DALLA ZATTERA CHE SALVÒ

AMBROGIO FOGAR NEL 1978:

A DONARLA È STATA LA FIGLIA FRANCESCA

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IL SOMMERGIBILE. Nella sala Piroscafo si può invece vivere l’emozione di una traversata atlantica dalla plancia di comando della nave: attraverso animazioni al computer, preparatevi a superare lo stretto di Gibilterra, trascorrere una notte in cui si rischia di affondare col Titanic, fino a ritrovarvi sotto la Statua della Libertà. Prima di accedere alla terrazza panoramica del quarto e ultimo piano, è imperdibile una tappa nella stanza che offre un pre-show interattivo del sommergibile Nazario Sauro, ormeggiato all’esterno, nella parte “open air” del Galata, anch’essa sottoposta a restyling (in particolare, è stata rifatta la pavimentazione originale della Darsena, restaurata la piattaforma ferroviaria e recuperate due gru, una del primo Ottocento, l’altra di inizio Novecento).

I più temerari possono poi calarsi con casco e audioguida interattiva nel ventre del più grande sottomarino italiano, prima nave museo della Penisola visitabile in acqua,. Preservare il passato per valorizzare presente e futuro: questa, in sintesi, la mission del Galata, una delle punte di diamante dell’AcquarioVillage (1,7 milioni di visitatori all’anno, 24 milioni di euro di fatturato), animata costantemente da laboratori didattici e percorsi tematici per famiglie, bambini e studenti.