Dia:Beacon

Lo si raggiunge a poco più di un’ora di auto da New York o, più comodamente e piacevolmente, con il treno che parte dalla Grand Central Terminal, nel cuore di Manhattan, e sfreccia verso Nord tenendo al suo fianco l’Hudson.

È il Dia:Beacon, il museo di arte contemporanea situato proprio sulle rive del fiume nella cittadina di Beacon, nello stato di New York ma non a New York. Il Dia:Beacon nasce nel 2003 su iniziativa della Dia Art Foundation, l’organizzazione non profit fondata nel 1974 dal gallerista tedesco Heiner Friedrich e da Philippa de Menil, figlia della celebre collezionista d’arte Dominique de Menil, della famiglia Schlumberger (proprietaria dell’omonima compagnia di servizi petroliferi), per promuovere le opere dei nuovi talenti della scena artistica internazionale.

Se Jackson Pollock, Willem De Kooning e Mark Rothko hanno nel MoMa, nel Guggenheim e nel Whitney i loro templi, il talento di Richard Serra, Andy Warhol, Sol LeWitt, Donald Judd, Dan Flavin e Walter De Maria trova nella Dia Art Foundation uno dei suoi sostenitori più convinti.

Alla fine degli anni Ottanta la fondazione inaugura il suo primo spazio espositivo nel cuore del quartiere di Chelsea. Nel frattempo Friedrich e de Menil continuano a commissionare e acquistare opere. Gli spazi limitati del Dia:Chelsea non permettevano però di esporre questi lavori se non a rotazione.

Michael Govan, ai tempi direttore della Fondazione, iniziò allora a ragionare sulla creazione di un distaccamento dove trasferire parte della collezione e renderla così permanente. Anche grazie al mecenatismo di Leonard Riggio, il miliardario italo-americano fondatore delle librerie Barnes and Nobles che investì nel progetto 35 milioni di dollari (il costo complessivo è stato di 50 milioni), il Dia:Beacon è divenuto così realtà (per compensarlo del suo intervento gli sono state dedicate a Beacon le Riggio Galleries).

All’interno di una struttura architettonica di oltre 100 mila mq, realizzata in ferro, cemento e vetro, e ricavata in uno degli stabilimenti della multinazionale Nabisco (così negli Stati Uniti si chiama la Kraft), circondata dal verde intenso di fitti boschi, il Dia:Beacon è il tempio del minimalismo, dell’arte concettuale e dell’arte ambientale.

I lavori di ristrutturazione sono stati effettuati seguendo i suggerimenti dell’artista Robert Irwin e dello studio d’architettura OpenOffice. Il fattore distintivo del Dia:Beacon è la vastità degli spazi e l’illuminazione garantita dalle vetrate che prendono luce solo da nord.

L’area architettonica è immensa e la suggestione teatrale delle sale, grazie ai giochi di luci e perimetri, balza subito agli occhi. Quadri e lavori realizzati in carta sono situati al principio del museo, mentre lungo il perimetro delle gallerie trovano spazio le opere di scultura.

Gli artisti selezionati per la collezione permanente sono 25. Le loro opere sono state installate in spazi specifici, scelti, quando è stato possibile, con la consulenza dello stesso autore. I lavori, non c’è bisogno di dirlo, sono quasi tutti di grandi dimensioni. Tra le più celebri, le monumentali sculture Torqued Ellipses realizzate tra il 1996 e il 1997 da Richard Serra, dentro le quali si cammina perdendo l’equilibrio.

O i Monuments for V. Tatlin a tubi al neon di Dan Flavin, situati in una galleria lunga come un campo da calcio. Un’altra creazione degna di nota è North, East, South, West del californiano Michael Heizer. http://www.businesspeople.it/Tempo-Libero/Arte/Susan-Sayre-Batton-Managing-director

Non poteva mancare nel catalogo del museo la genialità di Andy Warhol: la Dia Art Foundation acquistò nel 1979 dall’artista predominante della pop art 102 pannelli di Shadows.

Walter De Maria ha lasciato qui traccia della sua arte con The Equal Area Series, mentre Louise Bourgeois ha sistemato in una soffitta al secondo piano uno dei suoi giganteschi e terrificanti Spider.

La scelta di una location delle dimensioni del Dia:Beacon non è stata di certo casuale. La Dia Art Foundation, oltre ad organizzare mostre di arte contemporanea nelle sue sedi di New York, gestisce a distanza anche opere di arte ambientale, come, in New Mexico, Lighting Field, Campo di fulmini (1973-1979) di Walter De Maria e, nell’Utah, Spiral Jetty, Molo a spirale (1970) di Robert Smithson.

In questo modo la fondazione nutre di ampi spazi una generazione di artisti che ne è evidentemente avida. La Dia Art Foundation continua a supportare ancora oggi il lavoro dei giovani talenti della scena artistica, commissionando installazioni ed esibizioni a lungo termine.

Non solo dunque grandi nomi, al Dia trovano spazio anche tanti artisti poco conosciuti, le cui opere, senza il contributo di questa istituzione non avrebbero forse potuto vedere la luce. La fondazione è oltretutto promotrice, all’interno dei suoi spazi espositivi, ma anche in altre location, di performance artistiche multidisciplinari: oltre all’arte figurata, dunque anche musica, danza, cinema e poesia. Inoltre collabora con altre importanti istituzioni di arte contemporanea degli Stati Uniti: le aperture a Pittsburgh, in Pennsylvania, di The Andy Warhol Museum e a Houston, in Texas, della Cy Twombly Gallery, progettata da Renzo Piano e dedicata al celebre pittore americano, sono state rese possibili anche grazie ai suo contributo.