Un’opera dell’artista svizzera Alexandra Bachzetsis, presentata all’edizione 2014 della Biennale delle immagini in movimento (Biennale of Moving Images) © Alexandra Bachzetsis

Uno spazio dedicato alla produzione, alla ricerca e alla sperimentazione dell’arte contemporanea, palcoscenico per talenti emergenti europei e internazionali. Così è stato concepito, e si è sviluppato rimanendo fedele alla sua natura originaria, l’innovativo Centre d’Art Contemporaine (CAC) Genéve, situato appunto a Ginevra. La particolarità di questa Kunsthalle risiede innanzitutto nel fatto che, a differenza di un vero e proprio museo, l’istituzione non possiede collezioni o raccolte private, ma, organizzando esposizioni di rilievo mondiale (finora circa 350 in 40 anni di attività), ha sempre dato risalto a ogni aspetto della cultura del nostro tempo, declinata nelle sue innumerevoli varianti: non solo, dunque, forme classiche e tradizionali quali scultura, pittura, architettura, disegno, illustrazioni, ma anche espressioni più recenti, rappresentate da installazioni che fondono elementi e materiali hi tech e design di ultima generazione.

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MANTENENDO LE LINEE GESTIONALI
CHE LO CARATTERIZZANO
DALLA FONDAZIONE, IL CAC
SI È ANCHE TRASFORMATO
IN UN LUOGO D’INCONTRO

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Da questo centro della Svizzera francofona sono passati tutti i principali nomi di spicco della scena globale dell’ultimo mezzo secolo: da figure pionieristiche quali quelle di Andy Warhol per la Pop Art o di Sol LeWitt, a cavallo tra concettualismo e minimalismo, a personaggi discussi e controversi di epoca più recente come Maurizio Cattellan e Marina Abramovic, per non dimenticare la poliedrica Cindy Sherman o la video artist Pipilotti Rist, nota per le sue visioni fluttuanti e psichedeliche.
«L’ho imparato da Joseph Beuys: diceva che l’arte poteva cambiare il mondo », ha dichiarato la fondatrice dell’ente, Adelina Cuberyan von Fürstenberg, considerata una personalità centrale nell’affermazione di un approccio multiculturale alle beaux-arts d’impronta moderna. «Non mi è mai bastato l’aspetto estetico, ho sempre cercato di trasmettere dei valori allo spettatore». Mossa da questo intento primario, la curatrice di origini armene ha aperto le porte del CAC Genéve nel 1974 e lo ha diretto, con tale spirito, fino al 1989, animandolo con retrospettive personali e collettive nel segno della trasversalità, dell’apertura, dell’innovazione nei linguaggi e nelle forme comunicative.

Nell’arco di un triennio, pertanto, il CAC è stato rinnovato secondo una duplice direzione. Da un lato è stato attuato un significativo restyling dell’edificio che ospita il centro, una ex fabbrica della metà del XIX secolo. Se, oggi, il secondo e il terzo piano accolgono le mostre principali su una superficie complessiva di mille metri quadri, al quarto, dove in precedenza c’erano uffici amministrativi, sono stati costruiti un cinema con 30 posti, un project space destinato ai talenti emergenti, un atelier residenziale riservato ad artisti della città o del Cantone e una libreria con volumi e cataloghi di pregio. Dall’altro lato, anche l’attività culturale è stata ridefinita, in modo tale da garantire un’attenzione sempre maggiore alle realtà dinamiche della scena contemporanea. In tale ottica, per esempio, sotto l’egida di Bellini la Biennale delle immagini in movimento (che il Centre gestisce dal 2009) si presenta non più come mera esposizione, ma come una vera e propria piattaforma produttiva, dal momento che l’istituzione si occupa di fornire a tutti gli artisti invitati i fondi necessari per realizzare nuovi progetti, supportandoli anche una volta portati a termine i lavori. Se il budget annuale della Fondazione è di circa un milione e 800 mila franchi (un milione e 743 mila euro circa), 500 mila (quasi 485 mila euro) vengono destinati solo alla produzione di mostre e opere; una cifra che sale a 800 mila franchi nel caso della Biennale (la prossima si terrà nel 2016).

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OLTRE A VALORIZZARE IL PATRIMONIO
ESISTENTE, OGGI PROMUOVERE L’ARTE
SIGNIFICA CONFRONTARSI CON ISTANZE
DI RINNOVAMENTO E ROTTURA

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Nell’ambito di questo ambizioso cambio di passo della Kunsthalle, altrettanto significativi sono stati due eventi svoltisi nei mesi scorsi: la prima mostra, mai inaugurata in un’istituzione artistica, delle installazioni video di Ernie Gehr, uno dei principali cineasti d’avanguardia dei nostri tempi, e la retrospettiva personale dell’elvetico Raphael Hefti che, forte di una formazione da ingegnere, ha dato vita a un laboratorio di sperimentazione all’interno dello spazio espositivo, alla presenza dei visitatori.
Con i suoi progetti avveniristici e il coinvolgimento di giovani talenti emergenti, il CAC Genéve racchiude in sé un importante messaggio, indicando quasi una nuova etica del lavoro per critici e musei: promuovere l’arte, oggi, significa non solo tutelare e valorizzare il patrimonio già esistente, ma anche confrontarsi con istanze di rinnovamento e rottura, in quanto imprescindibili forme di partecipazione al dibattito culturale contemporaneo.