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La sua è stata una decisione presa «con grandissimo dispiacere, dopo lunghi e tormentati pensieri», ma irrevocabile: Riccardo Muti lascia l’Opera di Roma.

Ad annunciarlo è lo stesso maestro, mediante una missiva inviata al sovrintendente Carlo Fuortes: «Nonostante tutti i miei sforzi per contribuire alla vostra causa, non ci sono le condizioni per poter garantire quella serenità per me necessaria al buon esito delle rappresentazioni».

Il riferimento è agli scioperi di una minoranza dei lavoratori, aderenti a Cgil e Fials, che, essendo stati reiterati più volte nel tempo, avrebbero materialmente ostacolato l’orchestra del teatro capitolino.

A dividere, il piano di risanamenti volto a colmare il deficit di oltre 28 milioni di euro generato dalla precedente gestione, affidata a Catello De Martino. «In questo momento intendo dedicarmi, in Italia, soprattutto ai giovani musicisti dell’Orchestra Cherubini da me fondata», conclude Muti che quindi non dirigerà la prossima stagione.

«Capisco le ragioni che hanno portato il maestro Muti alla scelta, dolorosa per lui e per tutti, di interrompere il rapporto con l’Opera di Roma», commenta il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. «Spero che almeno questo faccia aprire gli occhi a tutti quelli che ostacolano, con resistenze corporative e autolesioniste, l’impegno per quel cambiamento che la musica e la lirica italiana attendono da troppo tempo per stare al passo coi tempi e per cui lo Stato è impegnato con convinzione e risorse».

Dal canto loro i sindacalisti sottolineano come il bersaglio delle loro proteste non sia mai stato Muti: «Chi dice che i tre scioperi fatti quest’estate - e che erano contro le scelte scellerate di questa governance ma nulla avevano contro il maestro -, siano la causa dell’addio di Muti, nega i sei anni di fertile collaborazione che ci sono stati tra il maestro e gli artisti del teatro, in particolare coro e orchestra», spiega Lorella Pieralli, segretaria provinciale della Fials Cisal di Roma.