© Richard Fuxa/Foundation

Elegante, sensuale, prezioso, lineare, sinuoso. È l’universo iconografico di Alfons Mucha (1860-1939), artista ceco annoverato tra gli interpreti di maggiore rilievo dell’Art Nouveau, in mostra fino al 20 marzo a Palazzo Reale di Milano con la corposa antologica Alfons Mucha e le atmosfere dell’Art Nouveau .

In esposizione oltre 220 pezzi, divisi tra litografie a colori realizzate da Mucha tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo (il corpus principale dell’esposizione è costituito dai 120 esemplari di manifesti pubblicitari e pannelli decorativi provenienti dalla Richard Fuxa Foundation) e una serie di manufatti – ceramiche, mobili, ferri battuti, vetri, sculture e disegni a opera di artisti e manifatture europei – la cui presenza intende documentare il sorgere e l’affermarsi in Europa della sensibilità vezzosamente floreale e sinuosa tipica della Belle Époque, così come di un certo filone del modernismo internazionale che andò sviluppandosi soprattutto in area francese e belga e che in Italia prese il nome di Liberty.

Il percorso espositivo è articolato in otto sezioni, individuate dai due curatori – Karel Srp, già responsabile della grande monografica sull’artista tenutasi a Praga nel 2013, e Stefania Cretella, studiosa di arti decorative, per la parte dedicata alle arti decorative del periodo Art Nouveau – secondo criteri stilistici e iconografici. Il primo settore tratta il rapporto di Mucha col teatro e si riallaccia alla fase, iniziata nel 1879, in cui l’artista lavorò nel laboratorio di pittura della ditta Kautsky-Brioschi-Burghardt, attiva nell’ambito della produzione di sipari e scenografie teatrali.

Imprescindibile nei lavori del periodo è dunque la figura di Sarah Bernhardt, una delle più celebri attrici della storia teatrale, vera e propria diva e icona del suo tempo, immortalata da Mucha in una serie di poster e manifesti teatrali.

 

Si prosegue con la sala dedicata alla “vita quotidiana”, in cui sono raccolti manifesti e grafiche pubblicitarie relative a prodotti di consumo, come confezioni di cibi e dolciumi, bevande alcoliche, e profumi. Dalla donna angelicata alla “femme fatale”: nella terza sezione della mostra il tema della figura femminile viene sviscerato secondo una duplice accezione. Da un lato si trova un’immagine della donna idealizzata, sublimata in creatura angelica, elegante e aggraziata, dall’altro la sensualità passionale e tentatrice visibile, oltre che in alcuni lavori di Mucha, nelle incisioni della serie “Illustrazioni per il dramma teatrale Salomè” di Aubrey Beardsley (1893).

Carpe giapponesi e flora dai colori sgargianti: la sezione dedicata alla tendenza del “giapponismo” documenta e analizza le suggestioni esercitate dall’arte esotica e orientale sulla produzione di matrice europea. Nelle litografie di Mucha, così come nei vasi e nelle maioliche di Galileo Chini, si riscontra la sempre maggiore importanza data all’adozione di un segno grafico marcato, al sopraggiungere della bidimensionalità e a soluzioni cromatiche inedite talvolta stese per campiture. Presente in parte anche nella sezione precedente, la fauna – qui investita di significati mitici e simbolici – è il perno attorno al quale si irradia la quinta parte della mostra, che accoglie un repertorio di oggetti d’arte decorativa caratterizzati dalla presenza di soggetti animali come il pavone, il serpente, la libellula e le creature acquatiche.

 

L’importanza dei materiali preziosi all’interno dell’immaginario Art Nouveau è invece raccontata nella successiva fase del percorso, attraverso le grafiche di Mucha dedicate al tema delle pietre preziose e delle teste femminili ornate di gioielli e un inedito pendente disegnato dall’artista, realizzato in pasta di vetro dalla ditta Daum di Nancy; mentre il tempo, unitamente all’invenzione della sua scansione cronologica per cicli, sono le tematiche protagoniste della settima e penultima sezione, in cui i segni dello zodiaco, le ore del giorno, i giorni della settimana, i mesi e le stagioni dell’anno assumono fattezze umane e femminili connotate, di volta in volta, da elementi in grado di richiamare alla mente un periodo preciso.

Chiude il tutto, infine, la sezione dedicata alla simbologia floreale tipica di tutta la produzione Liberty e Art Nouveau. Rose, ninfee, iris e gigli: nelle sue grafiche, Mucha associa l’immagine della giovane donna allo sbocciare di un fiore, simbolo di freschezza e vitalità. Parallelamente alla produzione grafica, l’elemento floreale si ritrova puntualmente anche nelle ceramiche europee dell’epoca, dai già citati vasi di Chini ai manufatti vitrei di produzione francese come, ad esempio, quelli celeberrimi di Émile Gallé di cui la mostra propone alcuni esemplari.