«Il pellegrinaggio è un simbolo dell’esistenza (…) Un’anima che non cammina (…) facendo il bene, facendo tante cose che si debbono fare per la società, per l’aiuto agli altri (...) finisce nella mediocrità e nella miseria spirituale. Per favore: non fermatevi nella vita!». Tali sono state le parole di Papa Francesco che, in questo 2016 dedicato al Giubileo della Misericordia, ha lanciato un messaggio che abbraccia tutte le “anime erranti” sulla Terra.
In concomitanza con lo straordinario evento religioso, lo scorso autunno il ministro dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo ha proclamato ufficialmente il 2016 l’Anno nazionale dei Cammini: il Governo ha accolto, così, la proposta partita nella primavera 2015 da parte dell’omonima Rete, un’associazione non profit che dal 2009 coordina enti e gruppi di volontari impegnati nella tutela e nella valorizzazione di viottoli millenari, borghi, eremi, abbazie e oasi incontaminate. Sacro e profano, arte e cultura, cristianità e paganesimo, natura selvaggia e contesti urbanizzati si fondono in oltre 6.600 chilometri di percorsi che si snodano da Nord a Sud della Penisola, isole incluse, tra antiche mulattiere, sentieri più e meno impervi, anfiteatri romani, castelli medievali, così come lungo le rive del Po e dei suoi affluenti, ma anche su scogliere maestose a picco sul mare e in mezzo a paesaggi mozzafiato di riserve boschive.

«Una novità assoluta», spiega Ambra Garancini, presidente delle associazioni Iubilantes e Rete dei Cammini. «Per la prima volta gli itinerari storico-culturali del nostro territorio, anche quelli meno noti – e, più ampiamente le infrastrutture della “mobilità dolce”, ecologica e sostenibile – sono riconosciuti da un ministro della Cultura e del Turismo come strumento privilegiato per scoprire le bellezze dello Stivale. Soprattutto di quell’Italia rurale cosiddetta “minore”, ma non per questo meno suggestiva».
Ecco, dunque, alcune delle principali proposte che vengono promosse nel segno di un modo innovativo di fare turismo, più responsabile e consapevole. Alla (ri)scoperta di un “museo a cielo aperto” quale è, da secoli, il patrimonio archeologico, artistico e culturale nazionale.

Allargare gli orizzonti
Quelli ricordati di seguito sono alcuni dei più antichi cammini, oggi considerati tra i primi itinerari culturali europei in quanto hanno favorito, fin dal neolitico antico, l’incontro e gli scambi economico-sociali tra i popoli del vecchio continente. È proprio questa la prospettiva con cui essi vengono promossi dalle stesse associazioni impegnate nella loro tutela, ovvero come parte di un “bene culturale allargato” che ha preso forma sulle vie solcate dai pellegrini alla volta dei luoghi santi. Ripercorrerli oggi nell’ambito di un turismo di matrice laica, ma più consapevole ed ecologico, che presta maggiore attenzione all’ambiente e alla tutela del patrimonio paesaggistico come di quello storico-artistico, contribuisce a farci (ri)scoprire le nostre radici e la nostra identità, collettiva e personale, ma pur sempre attraverso sentieri nati per unire e mettere in relazione genti e territori differenti. «Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto, e pure che qualcosa cambi in noi» (Italo Calvino).

DA ROMA A CANTERBURY
A partire dal 1994 la Via Francigena (detta anche Via Francesca) è stata dichiarata “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”, assumendo una dignità sovranazionale pari a quella del celebre Cammino di Santiago di Compostela. Più che di un solo itinerario, si tratta di un insieme di percorsi medioevali battuti soprattutto dai pellegrini provenienti da Oltralpe.
Sono numerosi i documenti e i diari di viaggio che ne attestano l’esistenza, ma il riferimento ufficiale è considerato quello che risale all’incirca al 990 d.C., relativo al viaggio dell’arcivescovo di Canterbury Sigerico «de Roma usque ad mare». Ovvero il ritorno – 1.600 chilometri scanditi da un’ottantina di tappe e submansiones (punti di sosta) – dalla capitale della cristianità, dove si era recato da papa Giovanni XV per ricevere la nomina di primate d’Inghilterra, fino alla costa britannica. La conformazione del cammino risale al VI secolo. Quando i Longobardi stabilirono il proprio dominio sull’Italia settentrionale e centro-meridionale, creando il loro regno con capitale Pavia, si trovarono costretti a cercare un percorso sicuro per raggiungere i ducati al di là dell’Appennino, lontano dagli itinerari romagnoli e liguri, più comodi ma controllati dai nemici bizantini. La soluzione arrivò aprendo dei varchi lungo il Monte Bardone fra Fornovo, Berceto e Pontremoli, attraverso cui si potessero raggiungere lo scalo marittimo di Luni, alla foce del Magra, e la Tuscia.
Una volta subentrati i Franchi, il tracciato venne ampliato e consolidato in direzione della Francia (da cui la denominazione di “Via Francigena”) e in quella di Roma e del Papato, che in Carlo Magno e nel suo popolo aveva trovato preziosi alleati. Con buona probabilità fu allora che, sotto la spinta dei traffici commerciali da Nord a Sud, s’intensificò anche il pellegrinaggio verso i luoghi sacri della Città Eterna.

ANTICHI BORGHI DEL VERCELLESE
In Piemonte, due sono i principali Cammini “turistico-devozionali” già noti, quello di Sant’Eusebio e quello di San Carlo. Il primo parte da Vercelli e, passando da Buronzo, Masserano, Casapinta, Cossato, Cerreto Castello, Quaregna, Valdengo e Ternengo raggiunge Oropa. Un antico itinerario ricco di locande e di alberghi, battuto dai pellegrini che nel Medioevo facevano capo alla Chiesa vercellese o a ordini religiosi. Ma tale tratta non era esclusivamente di interesse religioso: infatti, all’epoca Vercelli – nel cui centro è situata la Cattedrale dedicata, appunto, a Sant’Eusebio – era anche un importante centro commerciale, con vie strategiche che conducevano a snodi mercantili cruciali quali Genova e Milano.
Il Cammino di San Carlo, invece, unisce Arona (Novara, sul lago Maggiore) a Viverone (Biella), dove confluisce nella Via Francigena, attraverso un percorso che tocca i Sacri Monti di Orta, Varallo e Oropa (Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco), tra decine di santuari, borgate storiche, ecomusei e parchi. Oggi questo itinerario è parte fondamentale del progetto “CoEur, nel cuore dei cammini d’Europa” che intende valorizzare – grazie a un programma transfrontaliero italoelvetico – un raccordo internazionale tra la parte svizzero-tedesca del Cammino di Santiago e la stessa Via Francigena italiana.

LA VIA REGINA
In Lombardia il focus del 2016 è posto sui Cammini della Regina e sul valico dello Spluga; in particolare, è previsto che a settembre diventi operativo il progetto “Dal Reno al Po”, con partenza da San Gallo (in Svizzera) fino al guado francigeno del fiume padano a Corte Sant’Andrea. Un tratto che tocca Coira, Chiavenna, Sorico, Como, Cantù, Seveso, la stessa Milano, con la riscoperta dei transiti “romei” (come nel Medioevo venivano indicati i pellegrini) e poi ancora Melegnano e Lodi vecchio.
La Via Regina (“regia”, ovvero principale), che si snoda lungo la riva occidentale del Lario, è un antico percorso via terra, fortemente valorizzato in epoca imperiale romana, come emerge da alcune carte militari trascritte nel III secolo, e giunte a noi attraverso una copia del XII-XIII secolo nota come Tavola peutingeriana. Accanto ai valichi alpini, alle strade che sboccano sulla pianura lombarda e alle mulattiere, in parallelo alla “via d’acqua” costituita dal Lario, la direttrice Regina assunse un’importanza fondamentale a livello militare, commerciale e politico. Oggi tali Cammini, fruibili a piedi da Sorico (Ponte del Passo) a Cernobbio- Como, rientrano nel Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera, in linea con una visione turistica e culturale più ampia, di respiro europeo.

I SANTUARI ANTONIANI
L’antico itinerario in memoria di Sant’Antonio, lungo circa 25 chilometri nel padovano, è stato riscoperto e valorizzato dai Frati francescani minori conventuali (custodi dei tre Santuari Antoniani) già dal 1995, nell’anno dell’ottavo centenario della nascita del Santo. La commemorazione intendeva riproporre il percorso che il religioso fece nel 1231 quando, prossimo alla morte (avvenuta nel giugno dello stesso anno), si fece condurre da Camposampiero a Padova su un carro trainato da buoi, transitando per l’Arcella. Queste tre località costituiscono ancora oggi le tappe fondamentali del cosiddetto “Ultimo Cammino”. Una caratteristica, che i pellegrini ben conoscono, è che tale tracciato è interamente percorribile a piedi o in bicicletta. L’itinerario regala notevoli scorci paesaggistici perché si snoda per lo più su strade sterrate di campagna e argini (lungo il fiume Muson) fino a Pontevigodarzere, alle porte del comune padovano, con brevi tratti in contesti urbani.
Il “Lungo Cammino”, invece, nato nel 2010, si estende per oltre 300 chilometri e congiunge Venezia o Camposampiero a Montepaolo (Forlì), dove un Santuario conserva una reliquia ex corpore del frate portoghese e custodisce la Grotta in cui egli si ritirava in preghiera. Attraverso una fitta rete di sentieri e vie immerse nel verde, questo secondo itinerario prosegue fino a raggiungere la città d’Assisi, dove nacque San Francesco, fondatore dell’Ordine a cui apparteneva lo stesso Antonio: quasi un simbolo del legame tra due delle personalità più amate e venerate del mondo cristiano.

DI QUI PASSÒ FRANCESCO
I Santuari di Greccio, La Foresta, Poggio Bustone e Fontecolombo, il bosco del Faggio a Rivodutri, l’antico borgo di Posta, le altre perle della Valle del Velino, le vette del Terminillo: ecco alcune delle località più significative di cui è costellato il lungo Cammino di San Francesco, dal Santuario a lui dedicato immerso nei boschi toscani di La Verna (Arezzo) fino a Rieti, nel Lazio, passando per l’Umbria, che gli diede i natali: 350 chilometri circa complessivi, percorribili non solo su due o quattro ruote, ma anche a piedi, in mountain bike e a cavallo. In particolare, la Valle Reatina fu a tal punto cara al Santo che questi la scelse per vivere esperienze spirituali e religiose tra le più intense della sua storia.
Fu qui che, nel 1223, Francesco volle il primo Presepio della Cristianità e, nello stesso anno, scrisse la Regola definitiva dell’Ordine. Sempre in tale contesto, probabilmente, compose il Cantico delle Creature , che non a caso celebra ed esalta il rapporto tra Uomo e Natura, ben visibile ancora oggi attraversando i percorsi dell’articolato e affascinante Cammino immerso in quello che è considerato il “cuore verde” dell’Italia.

VERSO SUD E IL MARE
Gli itinerari ai quali si dà genericamente il nome di Vie Francigene del Sud comprendono numerose strade che da Roma conducono, fin dall’antichità, verso i litorali tirrenici e adriatici del Meridione e viceversa. Tra esse spicca la Via Appia: costruita nel sec. IV a. C. per collegare Roma con Benevento, e poi prolungata fino al porto di Brindisi, rimase in uso fino alla caduta dell’Impero romano.
Dopo secoli di abbandono, venne recuperata nel XVII secolo per volontà di Pio VI. Sull’asse della Via Appia Traiana, in prossimità di Benevento, s’innesta poi il suggestivo Cammino Micaelico, devoto all’Arcangelo Michele, che culmina nel Gargano, nel Santuario dedicato all’omonima figura celeste (il Guerriero, pesatore delle anime e accompagnatore dei morti secondo l’iconografia tradizionale) e meta di pellegrinaggi da tutta l’Europa cristiana, longobarda e germanica.
Celebre il Santuario di Leuca Finibus Terrae, considerato uno dei primi luoghi di culto mariano: Maria “Stella Maris”, cui è dedicato uno dei portoni della basilica, veniva invocata come protezione dai marosi e dagli atti barbareschi, venerata come colei che abbatte le frontiere e unisce i popoli in un abbraccio di pace.

IN CIMA A MADONIE E PELORITANI
È un crocevia di contrade, trazzere, templi della Magna Grecia a picco sul mare, monasteri medievali e parchi naturali, quello che caratterizza le vie Francigene della Sicilia, lungo le antiche strade un tempo battute dai pellegrini che da tutta l’isola si raggruppavano a Messina per poi proseguire alla volta di Roma, Santiago di Compostela e Gerusalemme. Si possono ripercorrere, a piedi, in sella a una bici o, ancora, a cavallo, potendo organizzare diverse escursioni geo-naturalistiche. Una delle tratte più significative è quella compresa tra Palermo e Messina, che attraversa le Madonie, i Nebrodi e i Peloritani. Altrettanto ricchi di suggestioni, di storia e di arte sono i collegamenti tra Palermo e Agrigento, la Via Fabaria da Gela verso Maniace e Bronte e la Via Selinuntina, da Marsala (l’antica Lilibeo) a Siracusa, solo per citare alcuni dei più rappresentativi della leggendaria Trinacria.

SANTA BARBARA
Il Cammino Minerario di Santa Barbara ci conduce in Sardegna, in un itinerario culturale, ambientale e religioso che si sviluppa per circa 400 chilometri lungo gli antichi percorsi nell’ampio e affascinante bacino minerario dismesso del Sulcis Iglesiente Guspinese. Una vasta area, che include il 65% dell’intera superficie del Parco geominerario storico-ambientale dell’isola, dichiarato il primo al mondo nel suo genere da parte dell’Unesco. Vecchi sentieri, mulattiere, ferrovie abbandonate in mezzo a una terra arsa e brulla, ma anche villaggi e resti nuragici fanno da sfondo a uno straordinario patrimonio tecnico-scientifico e paesaggistico di un’epopea millenaria.
Ripercorsa oggi, inserita in una rete più ampia di antichi giacimenti sparsi su tutto il territorio del Vecchio Continente, costituisce un’importante meta per il turismo sostenibile di livello transnazionale dell’Unione Europea. In parallelo alla valorizzazione di questo percorso, associazioni ed enti locali lavorano alacremente per promuovere anche altre proposte significative per il pellegrinaggio dei credenti e non solo, comprendendo mete, come quella che dalla Trexenta conduce alle Baronie sulle orme di S. Giorgio, vescovo di Suelli, o ancora la tratta dal Campidano alla Barbagia (in memoria di Santu Jacu) e quella da Cagliari a Pula (in onore di Sant’Efisio).

Le cantoniere diventano ciclofficine
In primis la Via Francigena e il tracciato dell’Appia Antica. Successivamente il Cammino di Francesco (La Verna-Assisi) e quello di San Domenico, il Circuito del Barocco in Sicilia, la Ciclovia del Sole (Verona-Firenze), la Ven.To (Venezia-Torino). Saranno queste le prime tappe che vedranno il debutto di un progetto pilota che punta alla ristrutturazione di beni pubblici dismessi, situati lungo reti e circuiti culturali, turistico-religiosi e di mobilità, entro il prossimo 30 giugno. A fine 2015, infatti, è stato sottoscritto un accordo da Anas, dal ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti e dall’Agenzia del Demanio per stabilire le linee guida di attuazione dell’iniziativa che, in prima battuta, riguarda trenta case cantoniere dello Stivale: attraverso bandi ad hoc, questi edifici dall’inconfondibile colore rosso pompeiano e altri luoghi di interesse collettivo, ormai in disuso ma dal grande potenziale, potranno rivivere sottoforma di ostelli, ciclofficine e strutture ricettive, offrendo così nuove opportunità imprenditoriali per chi saprà cogliere le sfide dell’ecoturismo.