Bluff

Il suo libro contiene un’impressionante sequela di clamorosi errori di valutazione. Dipende dal fatto che certe dinamiche non si possono prevedere?
In parte non si possono prevedere. Con la globalizzazione degli scambi finanziari le variabili che influenzano l’economia sono talmente numerose che è davvero difficilissimo prevedere gli effetti che può avere la modifica di un singolo dato sull’intero sistema. Basti pensare che la crisi è iniziata perché alcune famiglie hanno smesso di pagare la rata del mutuo. Il punto è però un altro: e cioè che gli economisti hanno negato la crisi, hanno detto che non esisteva, che sarebbe stata limitata agli Usa e che non si sarebbe mai trasferita all’economia reale.

Dopo aver letto il suo libro una cosa è evidente: c’è grande confusione, tanto nel cogliere i segnali di dissesti economici/finanziari quanto nell’interpretarli. Dobbiamo dubitare di ciò che gli economisti sostengono?
Questo sempre. Ma non tanto perché dicono cose non vere, ma perché applicano le loro teorie alla realtà e se la realtà non si adatta alle teorie non ci capiscono più niente. Per questo occorre conoscere la cultura che li ha formati. Nella stragrande maggioranza dei casi gli economisti che scrivono sui giornali italiani sono monetaristi e neo-mathusiani.

Lei ha ironizzato su molti economisti, accusandoli di soffrire della “sindrome di Fonzie” e non essere in grado di chiedere scusa neppure di fronte a palesi errori. Perché è così diffusa questa sindrome?
Appunto perché sono monetaristi e seguaci della scuola di Chicago di Milton Friedman, secondo cui le teorie economiche sono in grado di spiegare ogni ambito della vita umana. Si chiama “teoria del tutto” ed è così affascinante da sembrare perfetta. Chiedere scusa significa ammettere che la “teoria del tutto” è sbagliata. E questo è impossibile.

Nell’introduzione a Bluff , lei scrive «Gli studi economici sono arrivati a un tale livello di sofisticatezza da aver perso il contatto con la realtà. Solo ciò che rientra all’interno dei loro teoremi diventa reale, tutto il resto, semplicemente, non esiste». La crisi ha rotto questo paradigma o nulla è cambiato?
È cambiato poco. Sui giornali italiani continuano a scrivere gli stessi economisti che continuano a interpretare la realtà con i paradigmi di sempre: idolatria della finanza e bontà del debito.

Scrive anche della necessità che «fin dalle aule universitarie vengano formati manager consapevoli della responsabilità che andranno ad assumere una volta entrati nel circuito economico». Ritiene che attualmente questo non venga fatto?
Un albero si riconosce dal frutto e se i frutti sono questi direi che l’albero ha qualcosa che non va.

Perché ha scritto questo libro?
Non ho resistito alla tentazione di dire che il re è nudo e che gli economisti, che ogni giorno catechizzano governo, parti sociali, politici, banchieri, istituzioni su cosa è giusto e cosa è sbagliato, messi alla prova sul loro terreno, hanno fallito clamorosamente.