Carlo Mazzacurati

Carlo Mazzacurati

È morto ieri il regista e sceneggiatore Carlo Mazzacurati. Nato a Padova il 2 marzo del 1956, era malato da tempo e ricoverato in ospedale a Monselice dove è spirato nel tardo pomeriggio. In poco più di 25 anni di carriera, tanti i lavori da ricordare: oltre ad alcuni apprezzati documentari (come i tre ritratti dei letterati veneti Mario Rigoni Stern, Andrea Zanzotto e Luigi Meneghello) e collaborazioni alle sceneggiature, tra i suoi lungometraggi più apprezzati – in cui emergevano una finezza narrativa non comune, una sensibilità verso personaggi ai margini di una società aggressiva e una capacità di far emergere il meglio dai suoi attori – citiamo il film d’esordio Notte italiana (1987) con Marco Messeri, prodotto dalla Sacher Film di Nanni Moretti e Angelo Barbagallo; Un’altra vita (1992) con Silvio Orlando e Claudio Amendola, prodotto da Angelo Rizzoli tra mille difficoltà finanziarie; Il toro (1994), che gli fece vincere a Venezia il Leone d’argento per la miglior regia ex aequo, con Roberto Citran e Diego Abatantuono; Vesna va veloce (1996), con Antonio Albanese per la prima volta in un ruolo drammatico; La lingua del Santo (2000), ancora con Antonio Albanese insieme a Fabrizio Bentivoglio in una commedia divertente e malinconica allo stesso tempo; e poi La giusta distanza , che rivelò Valentina Lodovini, e La passione con Silvio Orlando e Giuseppe Battiston, entrambi prodotti dalla Fandango di Domenico Procacci. Il suo ultimo film, La sedia della felicità , che lo rivide insieme al suo produttore d’esordio Angelo Barbagallo e che è stato presentato a novembre al Torino Film Festival dove ricevette il premio alla carriera, uscirà postumo a fine aprile con 01 Distribution.
Tante le reazioni del mondo della cultura e del cinema: tra questi, il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray (“La scomparsa di Carlo Mazzacurati priva il cinema italiano di un interprete di grande originalità, capace di raccontare con intelligenza il suo territorio, la sua preziosa identità di storia e memoria”) e il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta che ha ricordato i trascorsi del regista al festival e che lo ha definito “uno dei protagonisti più importanti e sensibili degli ultimi decenni del cinema italiano. Oltre alle commosse parole di tantissimi amici registi e attori.