Domenico Nardelli

Di origine pugliese, sposato, con tre figli, Domenico Nardelli è il presidente di Itn, azienda cui fa capo il brand Angelo Nardelli 1951

Portare le persone all’interno del negozio è un fondamentale passaggio per ottenere una buona visibilità e un passaparola positivo, perché la gente vuole vedere e toccare con mano i nostri prodotti». Parola di Domenico Nardelli, presidente di Itn spa, cui fa capo il brand Angelo Nardelli 1951, azienda giunta alla terza generazione. È questa la filosofia che ha permesso di passare da un piccolo laboratorio artigianale a una produzione di 120 mila capi l’anno, con numerosi corner posizionati nei più strategici angoli del mondo, dalla Russia agli Stati Uniti, e sei punti vendita monomarca in Italia (precisamente ad Altamura, Bari, Lecce, Taranto, Palermo e Milano). E proprio sul flagship store della “capitale” della moda, la società capitanata da Domenico e supportata dai tre figli, Paola, Angelo e Antonio, sta puntando per far conoscere la qualità dei propri prodotti, interamente realizzati in Italia, a un pubblico che ama vestirsi con stile e classe. Ma qual è il cliente tipo di Nardelli? «Certamente il professionista, serio, elegante e raffinato, anche quando decide di vestire più casual o sportivo», spiega il presidente, «un uomo che veste sì classico, ma che allo stesso tempo non rinuncia a dettagli di stile più glamour e alle tendenze del momento: insomma, tutti coloro che tra i 30 e i 70 anni vogliono sentirsi bene». E per eleganza intendiamo la qualità – o meglio il dono innato – di sentirsi sempre a proprio agio. Perché è possibile essere eleganti e chic anche indossando un semplice paio di jeans con un blazer e una camicia bianca. Per Domenico Nardelli è molto importante far conoscere e toccare i propri prodotti; e per fare ciò si è resa necessaria l’attuazione di una strategia forte, di immediato appeal, che riuscisse a coinvolgere non solo la clientela già fidelizzata ma ad attirarne di nuova in un momento difficile come quello che sta vivendo il mercato. «L’idea è quella di dedicare molte più risorse al flagship store di Milano, che è quello che sta soffrendo di più per la crisi economica che ci ha investito ormai due anni fa, studiando eventi ad hoc che avranno luogo da questo mese fino alla fine di giugno: credo che questa, nel tempo, sia la miglior formula di comunicazione e pubblicità. Senza voler nulla togliere alle classiche campagne di advertising o di affissioni, ritengo che siano molto fredde e distaccate, mentre in questo momento non è forse meglio una stretta di mano e un sorriso per infondere fiducia e voglia d’acquisto nella gente?», si domanda Nardelli, precisando di continuare a considerarsi uno dei baluardi del made in Italy. «Dagli esordi tre valori sono rimasti inalterati nel tempo, la serietà, l’onestà e la professionalità, e continuano a essere le fondamenta sulle quali abbiamo costruito il nostro successo nel nostro Paese e all’estero», continua l’imprenditore di Martina Franca, «senza contare che la qualità italiana è riconosciuta ovunque nel mondo: ecco perché noi continuiamo a utilizzare solo materie prime della nostra Penisola per i capi che escono dall’azienda, e se possiamo favorire le aziende della nostra zona cerchiamo di farlo, dove non si riesce attingiamo da altre regioni ma si tratta sempre di qualità italiana. Certo, fare impresa all’interno di un tessuto produttivo che ha il controllo su tutta la filiera è più semplice, la realtà distrettuale ci permette un livello di specializzazione elevato, ma ottenere anche un aiuto dal governo non sarebbe male. Invece si pensa sempre e solo all’auto e nessuno si accorge di tutto un mondo di milioni di persone e di piccole e medie imprese che danno ossigeno alla nazione», sbotta infine un Domenico Nardelli scettico sull’imminente ripresa dei mercati, sui quali prevede ancora un paio d’anni di incertezza e difficoltà. Ma, da buon imprenditore, mette forza e vigore nel rilancio del brand che parte proprio da Milano.

I Numeri

  • Fatturato 2009: 25 milioni di euro +3% rispetto al 2008 (annus horribilis)
  • Esportazioni: 35% (obiettivo 2011 45-50%)
  • Punti vendita in Italia: Altamura, Bari, Lecce, Taranto, Palermo, Milano
  • Corner nel mondo: Russia, Ucraina, Canada, Stati Uniti, Messico, Marocco, Sud Africa, Giappone, Taiwan, Cina e Brasile, dove i dazi però sono esorbitanti e diventa sempre più difficile esportare il prodotto finito
  • Showroom: Pechino e New York