Francesco Binfarè

Francesco Binfarè

Come si declina, oggi, l’eccellenza italiana?
È un concetto difficile da definire. L’Italia attuale non è più quella della realtà artigianale di un tempo, ma si fonda ancora su tutta una gamma di abilità, anche imprenditoriali, capaci di inseguire nuove avventure produttive anche in altri Paesi, che so, in Cina, pur non conoscendo una sola parola della lingua! Eppure ci si riesce. Credo che oggi il made in Italy abbia a che fare con una modalità operativa, un rapporto d’interazione tra progetto e impresa. Poi, che a condurlo sia un designer straniero, poco importa. Necessario è, piuttosto, che non si vada a distruggere quel fertile humus sottostante.

Sono cambiate, nel tempo, le fonti della sua ispirazione?
In una prima fase, si è alla scoperta di un alfabeto di segni e di neoarchetipi, poi si ricerca una propria identità. Raggiunto un certo affinamento di sé, il pensiero va più alla totalità; quando si disegna qualcosa, si ha il bisogno di rappresentare il tempo della società in cui si vive. Il mio punto di vista attuale appartiene alla maturità. In passato ho amato molto viaggiare; oggi, invece, osservo la realtà soprattutto da Milano, dove vivo, muovendomi abitualmente con i mezzi pubblici. Negli ultimi dieci anni ho visto che è cambiato molto il tessuto sociale, c’è un crogiuolo di razze in continuo mutamento.

E dunque, come vede l’epoca in cui viviamo? Che forma le ha dato, nelle sue creazioni?
Anni fa sono stato colpito da un dipinto di Lucian Freud, con una donna grassa e sfatta seduta su un vecchio sofà… Un’immagine di forte decadenza e disfacimento, che però racchiudeva in sé una profonda energia di rinnovamento. Ecco, sono le stesse componenti che secondo me caratterizzano la nostra società. Sono le sensazioni che ho voluto trasmettere, per esempio, con il divano “Sfatto” per Edra - quest’anno, al Salone del Mobile, sarà presentata la poltrona. Entrambi sono stati disegnati come un abito su misura, per permettere al cliente movimenti fluidi e tutti i cambi di posizione, consentendo una crescente interattività con l’oggetto.

ARTICOLO PRINCIPALE: Il design è dialogo