Roberto Giacomucci

Roberto Giacomucci è presente al FuoriSalone con la mostra Il piccolo designer – Esperimenti di design presso Triennale Design Museum; all’esposizione Musei di Carta, 20 designer per 20 musei italiani , a cura di Alessandro Loschiavo, e, al Salone, con varie sedute e altri articoli d’arredo per Emporium. In particolare, in merito alla sua produzione, il designer spiega: «Le cose senza troppe pretese, senza eccessi, ma concrete sono le mie creazioni preferite. Asciugare, semplificare, ridurre e lavorare su forme e funzioni indispensabili è quello che amo fare. Mi piace riconsiderare gli oggetti di sempre, quelli che troviamo in tutte le case, figli a volte di un design anonimo, che hanno solo bisogno di essere rispolverati e rivalorizzati tramite un atto di design reale».
In questo senso, dunque, l’eccellenza del made in Italy può ancora una volta costituire una cifra stilistica distintiva. Anche se, per Giacomucci, bisogna fare attenzione a non focalizzarsi solo sulla forza di questa etichetta: «È sempre stata una garanzia, ma il mondo va avanti e del solo passato non si vive. Solo se il migliore design italiano sarà votato a una produzione sensata, ragionata e consapevole del tempo che stiamo vivendo, allora sì che questo Paese saprà far valere la sua storia».
E se è vero che la crisi è anche un’opportunità per ripensarsi, è altrettanto vero, per Giacomucci, che «l’industria non si sta adeguando opportunamente». Perché? Risponde il designer: «In un momento come questo, in cui ci si dovrebbe fermare, resettare e ricominciare da capo, si parla ancora di alta velocità, di ritmi frenetici, di poter produrre di più e più rapidamente. Mi sembra sia un ostinarsi a non capire che il mondo ci sta chiedendo una pausa. Non possiamo prendercela con la cattiva edilizia dell’Aquila, che crolla sotto le scosse di terremoto, se non facciamo prevenzione e continuiamo a pensare che la tecnologia possa inghiottire tutte le risorse naturali».

ARTICOLO PRINCIPALE: Il design è dialogo