Stefano Giovannoni

A quali evoluzioni ha assistito, negli ultimi tempi, nell’ambito della sua professione?
In passato noi designer lavoravamo prevalentemente con le aziende italiane del design, secondo un rapporto consolidato, mentre eravamo completamente estranei ad altri terreni, come la tecnologia o l’elettronica di consumo, settori che avevano maggiormente a che fare col mass market. Negli ultimi dieci anni, invece, i nostri referenti sono diventate numerose realtà nazionali, ma anche internazionali, che operano su segmenti completamente diversificati ed eterogenei.

Dunque operate sempre di più a tutto campo, anche con l’estero…
Occorre cavalcare questa realtà globalizzata. Un esempio recente? Con l’israeliana SodaStream, specializzata nel commercio di acque gasate, ho realizzato una macchina che permette di essere installata in cucina, consentendo di avere acqua sia a temperatura ambiente, sia calda fino a 80° - utile anche per cucinare – e perfino con il livello di gas che si desidera, da molto forte a più leggero.

E, a livello stilistico, riscontra una maggiore libertà nell’espressione creativa?
Oggi possiamo usare il linguaggio in modo molto libero, come degli chef che utilizzano ingredienti diversi da quelli tradizionali per realizzare un piatto piuttosto che un altro. Così, sempre più spesso, progettiamo prodotti ad alto livello innovativo, dove l’immagine si sposa con le nuove tecnologie.

Quali suoi recenti progetti mostrano meglio questo connubio tra design e hi tech?
Penso alla cappa in plastica Horn per Elica, concepita come una continuazione del tubo per l’aspirazione che si allarga progressivamente verso il basso, o ai divani e ai vasi per esterni disegnati per Vondom, concepiti come grandi sassi scavati. Innovativo anche il concetto con cui ho pensato “Trame”, una famiglia di radiatori per Tubes dove il tubo riscaldante crea un pattern intrecciato tridimensionale. Progetti industriali di nuova generazione, dal look tecnologico.

ARTICOLO PRINCIPALE: Il design è dialogo