Paola Marella © Courtesy of RealTime - photo by Enrico Tita Frigerio

Classe 1963, un marito e un figlio, l’architetto Paola Marella si è fatta conoscere dal pubblico di Real Time grazie ai programmi sul mondo immobiliare. Ma, oltre all’home staging, dispensa lezioni di gusto e moda in trasmissioni come Welcome Style e Shopping Night Home Edition

Per questa nuova tappa del viaggio che ci porta a spulciare gli appunti di stile e i cahiers de doléances dei professionisti più glamour d’Italia, alla ricerca dei volti e delle firme che studiano le tendenze per farle proprie e suggerirle agli altri, Business People ha incontrato un personaggio che di eleganza, stile e lusso se ne intende a 360 gradi: dalla moda all’home staging. Stiamo parlando di Paola Marella, l’immobiliarista più chic della Tv, diventata famosa con programmi come Cerco casa disperatamente , Vendo casa disperatamente , Welcome Style e Shopping Night Home Edition sul canale Real Time. Classe 1963, un marito e un figlio, laureata in Architettura, Marella è nota per la sua capacità di dosare sapientemente classe, competenza e bon ton, ma anche per il piglio deciso, benché sempre misurato, con cui guida le transazioni anche di dimore antiche e di pregio, attici spettacolari e residenze storiche. In fondo, nel fashion vale la stessa regola dell’architettura d’interni: “less is more”. Si può essere chic, insomma, solo prediligendo l’essenziale al quale aggiungere un particolare in grado di fare la differenza. E questo è vero sia per una lady che per un gentleman. Perché, per entrambi, la raffinatezza estetica non può prescindere dall’assenza di ogni ridondanza, dalla capacità di personalizzare capi e accessori, dalla cura dei più piccoli particolari, senza trascurare, naturalmente, l’educazione e le buone maniere.

In che cosa consiste lo stile per lei?
Lo stile – per me – è essere se stessi sempre.

Che rapporto ha con le tendenze?
Dico spesso che non amo le tendenze. Anzi, le guardo con un po’ di sospetto: implicano dover continuamente tirare fuori qualcosa di nuovo, ma si può essere eleganti anche indossando abiti “vecchi” di dieci anni.

Meglio la sobrietà o la provocazione?
La sobrietà, assolutamente.

Tre parole che associa al concetto di eleganza?
La prima espressione che mi viene in mente – anche pensando all’architettura – è “less is more”, quindi “non abbondante”. E poi pulizia, rigore... ma con un tocco di stravaganza: trovo che l’eccentricità, nel particolare, possa essere molto simpatica. A patto di non esagerare

L’eleganza è innata o si acquisisce?
Innata. Ci sono persone che nascono con un’eleganza straordinaria, indipendentemente da ciò che indossano. Certamente, poi, si può imparare da chi ci sta intorno.

Un capo che non può mancare nel suo guardaroba?
Mi viene difficile indicarne uno solo. Il tubino nero è necessario, sempre e comunque a prescindere, in qualsiasi periodo dell’anno. Essendo arrivata la bella stagione, aggiungerei un bel paio di jeans e una giacca blu. Inoltre un giacchino di pelle, una camicia bianca...

L’accessorio che per lei fa la differenza?
La scarpa è importantissima, ma anche la borsa. Trovo poi molto belle le collane: quelle in resina o le creazioni di Pellini. Vhernier fa dei modelli anni '70 davvero stupendi! Se vesto sportiva indosso quelle etniche. Amo i bijoux in generale. L’importante è non eccedere mai! E poi una pashmina particolare che si mette e si toglie a seconda della temperatura: molto elegante. Anche sul fronte maschile, la ricercatezza di un oggetto – senza fare follie – per me è interessante.

La scarpa che non toglierebbe mai?
Le décolleté, che indosso sia coi pantaloni che con le gonne. Con un tacco non troppo alto, massimo otto: classico, pulito, decisamente femminile.

Il colore o i colori preferiti?
Tutti i toni neutri: bianco, corda, cuoio. Blu e nero, pure in primavera, non possono mai mancare!

Il capo che le piace indossato da altri, ma che non riesce a portare?
Quei vestitini anni '60, svasati e a trapezio, parecchio sopra il ginocchio. Mi piacciono, ma ritengo che, a una certa età, non stiano bene gli abiti troppo corti.

L’accessorio più originale che abbia mai indossato?
Ho una collana molto particolare, un pezzo lavorato, in argento e dal design impegnativo, una specie di scultura. L’ho abbinata a un tubino nero pulitissimo, senza nient’altro naturalmente.

Paola Marella © Courtesy of RealTime - photo by Enrico Tita Frigerio

L’epoca storica che considera più interessante dal punto vista dello stile?
Gli anni '70. D’estate, per esempio, uso i pantaloni capri stretti alla caviglia, stile Jacqueline Kennedy, con le infradito e le ballerine. O le stoffe particolari che richiamano quell’epoca, bella chiassosa. Attualmente si assiste al ritorno a tale stile: ho in mente i jeans scampanati, con fondo ampio, a zampa d’elefante.

Un capo del passato che vorrebbe indossare oggi?
Quei bellissimi abiti lunghi che si portavano in quel periodo, con pettinature stupende. Fantastici da vedere, ma complicati da indossare, soprattutto oggigiorno.

Il tipo di profumo o la nota olfattiva che preferisce?
Tutti i profumi speziati. Sono sempre alla ricerca di note particolari. Ho tutta la gamma di Boadicea de Victorius, in particolar modo apprezzo Seductive o Explorer. E poi Agonist Parfume Black Amber, Byredo Black Saffron, Laboratorio Olfattivo Kashnoir.

Un quadro, un film, un libro o, ancora, una musica che considera emblema di eleganza, e perché?
Ho letto praticamente quasi tutto di Albert Murray e di Irène Némirovsky, che per me hanno qualcosa di differente dagli altri. Firme che considero eleganti, poi, sono Michele Serra, davvero insuperabile, e Giovanni Floris, di cui ho appena letto il romanzo La prima regola degli Shardana , uscito a inizio anno.

Un’abitudine o un rito a cui è affezionata, legato ad abiti e scarpe?
Purtroppo le nostre case, il più delle volte, presentano spazi limitati. Ma, nei miei sogni, vorrei avere un armadio con pantaloni da una parte divisi per colore e così le camicie, le borse tutte imbustate. Di scarpe ne ho moltissime. Desidererei tenere ciascun paio nella sua scatola con la sua fotografia, in perfetto ordine. Delle calzature sono una vera “maniaca”. Spesso me le pulisco da sola. Devono essere sempre essere impeccabili. La mia vecchia e adorata portinaia, dieci anni fa, mi ha regalato una spazzola levapelucchi per gli abiti e le giacche, molto particolare. Funziona ancora benissimo!

Ci racconta un aneddoto che parla del suo rapporto con la moda e lo stile?
Mi ricordo la scelta del vestito per lo shooting di una campagna importante nel 2012, realizzata sulle terrazze del Duomo, a Milano. Una delle rare volte – forse l’unica – in cui ho indossato un abito lungo. Bellissimo, ma, come ho detto prima riferendomi agli anni '70, non riesco a portare simili modelli con naturalezza e disinvoltura. Ho impiegato un intero pomeriggio per decidermi.

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A UNO STILE MINIMAL VA AGGIUNTO

almeno un tocco personale: come

UNA SCARPA CHIC O DELLE BRETELLE

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Cosa rende elegante un uomo e cosa una donna?
Torniamo sempre al punto di partenza: credo che gli uomini siano eleganti se sono curati e minimal, ma magari con un tocco eccentrico: una scarpa originale magari, per sdrammatizzare un po’. Oppure un paio di bretelle colorate: mi divertono molto, soprattutto sui ragazzi. Per una donna, eleganza è essere sempre se stessa. E ciò che per me conta è sentirsi bene con ciò che s’indossa.

L’errore di stile imperdonabile?
Divento pazza quando vedo una donna che si veste e si pettina alla perfezione, e poi magari non ha le unghie curate. O lascia intravedere la ricrescita dei capelli. L’eleganza è fatta di dettagli. Sul versante maschile, il calzino corto e il fantasmino: che orrore!

I suoi stilisti preferiti?
Amo vari nomi emergenti. Me ne ha fatti conoscere diversi una mia cugina che si occupa di moda e a Torino ha due negozi. Una è, per esempio, Cristina Tagliaferri, che fa dei cappottini e dei capispalla deliziosi. Poi apprezzo molto i tubini di Chiara Boni de La Petite Robe. Per andare sui grandi classici, invece, Prada e Dolce & Gabbana.

Le sue icone di riferimento?
Steve McQueen e Paul Newman tra gli uomini. Come donne, Jacqueline Kennedy e Audrey Hepburn. Ma anche Brigitte Bardot: d’estate girava a piedi nudi e calzoncini corti, eppure era di una eleganza straordinaria. E di una bellezza senza fine.

Un personaggio pubblico della scena contemporanea particolarmente elegante, sia femminile che maschile?
Cristina Parodi, sobria e pacata. Giovanni Floris, fine anche nei modi di fare. Ma così è anche Ferruccio de Bortoli. L’eleganza non dipende solo da come ci si veste, ma anche da come ci si pone nei confronti delle altre persone.