Basta prendere in mano uno smartphone con il suo orario auto-regolato, fusi semplicissimi da impostare e sveglie, allarmi, cronometri o timer per ogni esigenza, per comprendere che l’orologeria meccanica di alta gamma appartiene alla preistoria. In termini di pragmatica utilità è così e chi dice il contrario, naturalmente, si arrampica sugli specchi. Per fortuna, però, l’utilitarismo è una visione della vita antitetica alle passioni e quella dell’orologio che fa tic tac è probabilmente sul podio per l’uomo che ancora ama indossare qualcosa di preziosamente pulsante al proprio polso.

In questa categoria, del tutto inutile ma proprio per questo emozionante, spicca il segmento dei “solo tempo”, ossia quegli orologi che indicano le ore, i minuti e i secondi. Insomma, l’alta orologeria senza fronzoli. Ecco che, allora, di colpo ha senso mettere tre lancette enormi in una cassa altrettanto grande come fa Bell & Ross con il BR01 10th Anniversary in edizione limitata, con cassa in ceramica nera opaca per festeggiare i dieci anni – di successo – del marchio parigino. E, ovviamente, ha senso anche l’esatto contrario, come fa Bulgari con l’Octo Finissimo, un ultrapiatto da 40 mm di diametro e con movimento manuale di manifattura da 70 ore di riserva di carica e uno spessore “minimal” di soli 2,23 mm che arriva a 5 mm con la cassa, peraltro sontuosamente in platino. Va per il sottile anche Hermès con lo Slim da 39,5 mm di diametro e con all’interno due “chicche” per intenditori, come l’automatico ultrapiatto spesso soltanto 2,6 mm e addirittura il microrotore: a meno di 6 mila euro di listino è un valore aggiunto quasi unico nel mercato mondiale.

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Tudor, anche grazie alla potenza del gruppo Rolex al quale appartiene, rappresenta sempre una delle migliori scelte in chiave di rapporto qualità-prezzo e l’Heritage Ranger a meno di 3 mila euro ne è un perfetto esempio. Nell’altissimo di gamma, il maestro Journe, di origini marsigliesi ma con manifattura nel cuore di Ginevra, è una delle “rockstar” del settore. E qui ammiriamo uno dei suoi “entry level”: lo strepitoso Chronomètre Bleu con cassa in tantalio, che al cambio attuale costa all’incirca 22.500 euro. In questa rassegna non poteva mancare un orologio di forma, che ben si presta alla soluzione “solo tempo”. E il Gondolo da uomo di Patek Philippe: con cassa “maxi” da 33,4 per 43 mm è tanta roba, nonostante indichi “soltanto” ore, minuti e secondi. D’altronde, cos’altro serve?

Le tre lancette
Tre lancette: ore, minuti e secondi. Stop, nient’altro. Con una sola variante: la lancetta dei secondi, che può essere “centrale”, ovvero “incernierata” insieme a quella delle ore e dei minuti, oppure dei “piccoli secondi” perché è situata in un apposito contatore. Nel caso degli orologi presentati, i piccoli secondi sono tra il 7 e l’8 nel Bulgari Octo Finissimo e nel F.P. Journe Chronomètre Bleu e più tradizionalmente a ore 6 per lo Slim di Hermès e il “gondolone” di Patek Philippe. I “solo tempo” sono tra i pochi orologi che non hanno bisogno di moduli aggiuntivi. Difatti, anche il semplice datario è costituito da un modulo che si applica sopra al movimento di base e questo consente di ottenere orologi dallo spessore più ridotto: un plus notevole per la vestibilità.