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Trovare un equilibrio

Trovare un equilibrio Torna a Moda: siete d'accordo con Giorgio Armani?
Giovedì, 27 Ottobre 2016

Giusi Ferré, giornalista di moda e personaggio Tv

Dà ragione a Re Giorgio?
Assolutamente, anche perché è stato uno dei pochissimi che è riuscito a fare grandi innovazioni di moda, mantenendo intatto, allo stesso tempo, il concetto di vestibilità e di desiderabilità delle sue creazioni. Teniamo conto che oggi non c’è più il desiderio dell’uomo di vestire in senso troppo mascolino, ma non può nemmeno indossare una gonna a fiori! Bisogna pensare che ci sono regole che vanno mantenute, per quanto ritenute noiose e superficiali. A maggior ragione in base al contesto: se andassi in banca, rimarrei sconcertata se mi si avvicinasse un impiegato con la camicia trasparente.

Lo stilista imputa una certa responsabilità anche agli operatori dell’informazione...
La comunicazione segue tracce che, talvolta, sono abbastanza insopportabili. In una sfilata impeccabile con capi sobri, linee pulite e trionfi di eleganza e sobrietà, stiamo pur certi che se esce una modella avvolta da piume o nuda con un crocefisso al collo, i media si concentreranno su quello. Purtroppo, spesso, anche nel racconto vince la provocazione.

Cosa pensa del look di certi uomini d’affari?
Non devono essere per forza ingessati. Non è solo la classica camicia bianca a rendere glamour! Del resto, lo stesso Armani ha lavorato tanto proprio su questo aspetto. Addirittura, negli anni, è passato dal celebre “greige” a certi rosati e azzurrati bellissimi, sfumati, anche sul fronte maschile. Come dire, si può osare qualcosa di più rimanendo chic e continuando a sentirsi a proprio agio, rispettando anche la propria personalità.

Qual è il segreto per rimanere impeccabili pur con un tocco di contemporaneità?
È interessante guardare a marchi che hanno una tradizione che parte dal classico: penso a Zegna, “classico con twist”. O a Ermanno Scervino, che veste Matteo Renzi con abiti con una linea un po’ più moderna e dai colori innovativi, come certi blu speciali. Il trucco è calibrare le differenze e trovare un equilibrio nuovo, più attuale, mantenendo certe funzioni.

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L’UOMO D’AFFARI NON DEVE ESSERE

PER FORZA INGESSATO: PUÒ OSARE

QUALCOSA RIMANENDO CHIC

E SENTENDOSI A PROPRIO AGIO

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Citava il nostro premier. Ci sono politici che si distinguono particolarmente per lo stile?
Trovo che siano particolarmente apprezzabili quelli inglesi. Del resto, il loro è il Paese dove sono sempre avvenute tutte le grandi rivoluzioni fashion. Tuttavia, si rispetta sempre il senso del ruolo istituzionale. Per il resto, se ci guardiamo in giro, sono quasi tutti sempre in divisa, tendenzialmente blu (che ha sostituito il grigio). Non amo troppo l’uomo francese: per me certi outfit sono troppo strutturati – penso a Hollande o, ancor prima, a Sarkozy – mentre, dal mio punto di vista, è bello se l’abito è morbido e lascia intravedere la figura. Meraviglioso il periodo in cui era comparso sulle scene il greco Yanis Varoufakis: lo trovavo molto divertente, sembrava un bodyguard da discoteca, con cranio rasato, blouson, maglietta. Pensando all’America, tanto è elegante Barack Obama, agevolato dalla sua figura slanciata e sottile, quanto è chiassoso ed eccessivamente disinvolto Donald Trump, con quelle camicie dall’azzurro improbabile sfoggiate nei casinò texani...

Tra gli imprenditori?
I più eleganti sono soprattutto coloro che hanno toccato la moda nei loro business. Matteo Marzotto, per esempio. Con completi piuttosto classici, ma sempre perfettamente aderenti al contesto. Lapo Elkann? Sì, è eccentrico. Ma può permetterselo. E poi è così creativo... L’ho intervistato qualche anno fa, mi ha raccontato che aveva ripreso dei vestiti del nonno e li aveva fatti riadattare da un sarto. Questo “culto dell’antenato” mi aveva intenerito molto. Certo, poi Lapo ha evidentemente estremizzato alcune particolarità del suo avo, però ha qualcosa di simpatico e indifeso allo stesso tempo, che ai miei occhi lo rende indubbiamente degno di nota.

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