Una borsa A/I di Gucci © Getty Images

Torna a crescere il womenswear made in Italy. Lo confermano i dati del Smi-Sistema moda Italia che raccontano una crescita del 2,5% nei primi cinque mesi del 2015 fino a quota 12,5 miliardi. Confermato dunque i segnali di ripresa iniziati l'anno scorso dopo un biennio difficile dopo la stagnazione del 2012 e addirittura il -1% del 2013.

EXPORT. Fondamentali ancora le esportazioni che, dopo il +4,7% del 2014 (fondamentale per bilanciare il -3,7% della domanda interna per un disavanzo di 3,3 miliardi), hanno subito piazzato un +5,2% tra gennaio e maggio. L'abbigliamento femminile ha raggiunto il 24% del fatturato complessivo del settore tessile-moda: preponderante al 61% il vestiario esterno, che però cresce solo dell'+1,1%, lontano dalle performance di camiceria (+10,2%), confezione in pelle (+7,2%) e maglieria (+7,2%).

FIDUCIA. In occasione della presentazione del Super (26-28 settembre le date del salone del ready-to-wear milanese), i vertici del fashion tricolore hanno fatto il punto sulla situazione. «Torna la fiducia dei consumatori in Europa e negli Stati Uniti. Buone performance da Cina e Hong Kong», esulta Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine. «Dopo i grandi benefici derivati dal calo del dollaro, grandi vantaggi potrebbero derivare dal Patto Transatlantico, che si aspetta da tanti anni, e che dovrebbe liberalizzare il commercio tra Europa e Stati Uniti».

W L'AMERICA. Mentre anche l'Italia sembra dare segni di risveglio - «un aspetto molto importante, perchè il 40% dei nostri prodotti si vende nel Belpaese» - vanno segnalate le performance di alcuni Paesi. L'export in Ue cresce dell'8,5% - Germania +9,3%, RegnoUnito +12,1%, Spagna +19,9% - mentre le aree extra Ue non superano il +2%. In questo caso però, con la Russia che arretra del 33,4%, gli Stati Uniti diventano la prima destinazione extraeuropea (+27,45). Bene tutta l'Asia, con Hong Kong e Cina che sfiorano il +30% e il Giappone che risale del 5,1%.