Nel diciannovesimo secolo e all’inizio del ventesimo secolo, si giocava a tennis vestiti di tutto punto: pantaloni, giacca e, in casi estremi, addirittura con la cravatta. Ovviamente si trattava di un abbigliamento molto poco confortevole per lo sport. Il tennista francese Jean-René Lacoste disegnò un giorno un nuovo tipo di abbigliamento, consistente di una T-shirt - che lui chiamò jersey petit piqué - e che indossò per la prima volta nel 1926. Dal 1927 Lacoste applicò il disegno di un piccolo coccodrillo sulle sue magliette proprio perché i giornali avevano incominciato a chiamarlo “il coccodrillo”. Nel 1933, dopo essersi ritirato dal tennis professionistico, Lacoste, insieme all’amico André Gillier, cominciò a commercializzare le proprie creazioni in Europa e Nord America. Insieme formarono l’azienda Chemise Lacoste, il cui simbolo distintivo rimarrà negli anni proprio il piccolo coccodrillo cucito sulle magliette. Il nome “polo” invece deriva dal fatto che i giocatori di polo utilizzavano tradizionalmente una casacca con colletto abbottonato, ma a maniche lunghe, rispetto alla creazione di Lacoste che era invece a maniche corte. Questo tipo di divise era stata prodotta dai fratelli Brooks, sin dal 1896. L’azienda dei fratelli Brooks produce tuttora questo tipo di polo. Tuttavia già dagli anni cinquanta il termine “polo” era stato abbondantemente esteso alle magliette utilizzate per il tennis. Nel 1972 Ralph Lauren - all’epoca Ralph Lifschitz - incluse le sue “polo shirt” come parte importante della sua nuova linea di moda chiamata, appunto, Polo, consacrando definitivamente l’abbinamento del nome con quel tipo di indumento.