Carlo Pignatelli

Anche nella collezione di Carlo Pignatelli per questo autunno-inverno il grigio gioca un ruolo importante. Lo stilista lo attualizza rendendolo più brillante, grazie all’utilizzo di tessuti luminosi come il raso, scelto per la giacca e pantaloni di questo smoking e la cravatta da abbinare

Il primo è Dan Stevens, il Matthew Crawley della saga tv Downton Abbey, ma tra i primi dieci ci sono anche l’erede al trono d’Inghilterra Charles, principe di Savile Row – la via dei sarti – più ancora che d’Inghilterra, il nuovo 007 Daniel Craig e l’amabile vampiro Robert Pattinson. Nella classifica dei best dressed men stilata dall’edizione inglese della rivista GQ il principe Carlo fa onore alla tradizione britannica sul versante ricercato ed eccentrico, alternando eleganze d’altri tempi e ostentate sciatterie, non ultima la sua visita ufficiale sul set di Doctor Who (serie di fantascienza in onda dal 1963 sulla BBC e prossima a festeggiare i 50 anni) con un vistoso rattoppo sotto la tasca sinistra del doppiopetto grigio acciaio firmato Gieves and Hawkes. I giovani attori invece, con più understatement, dimostrano una predilezione per l’abito grigio scuro monopetto, di linea asciutta, naturalmente senza rammendi. Una preferenza condivisa da molti stilisti, che non mancheranno di rifornire i guardaroba dei fascinosi campioni d’incassi con i modelli autunnali. Del resto è prevedibile che si parlerà molto di Mr Grey nei prossimi mesi, quando saranno confermate o smentite le voci che danno Robert Pattinson come candidato vincente al ruolo di protagonista del film basato sulla saga romanterotichic di E.L.James (Cinquanta sfumature di grigio, nero e rosso), ma più della carriera cinematografica ci interessa la consapevolezza stilistica dimostrata da Pattinson così come da Dan Stevens: entrambi snelli ma non particolarmente prestanti né (fortunatamente) palestrati, indossano il grigio ai photocall, il momento in cui le star invitate a una serata mondana si concedono ai fotografi per poter dire “io c’ero”, senza evidenti deviazioni dal dress code: camicia bianca e cravatta scura, scarpa nera e cintura nera come da manuale. Ma anche senza cravatta, look che non sarebbe stato approvato da Lord Mountbatten, modello d’eleganza nell’Inghilterra anni ‘50 dei club “men only” ma oggi, quando si tratta di giovani gentlemen in occasioni non troppo formali, viene ampiamente accettato. In mezzo all’estrosità cromatica ai limiti del circense proposta dai divi televisivi, ma anche da alcune griffe, sembra essere infatti tornata in vigore una sorta di prudenza nell’abbigliamento maschile, osservata anche da personaggi che potrebbero permettersi (quasi) tutto.

 

L’abito grigio è una certezza, un passepartout dal consiglio di amministrazione al dinner party; nato per il tight da cerimonia e semplificato poi per la quotidianità, la sua eleganza dipende dal taglio e dal dettaglio, senza trascurare qualche originalità che lo distingua dalla monotona grisaglia dell’Uomo dal vestito grigio, il film del 1956 interpretato da Gregory Peck (in perfetto aplomb anche in quel ruolo) che rappresentava l’ordinaria uniforme dell’ordinario brav’uomo americano. Per un fit perfetto e confortevole l’Esquire , magazine-bibbia della moda maschile fin dal 1932, consiglia di guardare l’interno della giacca, per verificare se le giunture tra maniche e spalle siano cucite a mano, o di scegliere un modello con gli spacchi laterali, in grado di offrire più comfort, ma su questi particolari l’attenzione è soggettiva. Un intenditore non tollererebbe un occhiello cucito a macchina, né un retro del revers di sinistra che sotto l’occhiello non presentasse l’asola nascosta per reggere l’eventuale gardenia, il fiore da boutonnière per eccellenza. Altri, come primo esame, osservano le finiture interne della cintura dei pantaloni e amano trovare la possibilità di stringere o allargare il girovita di una taglia, in caso di variazioni di peso o di una semplice cena abbondante. Particolari che indicano una buona frequentazione delle sartorie di tradizione o dei brand che offrono linee superiori al prêt-à-porter, personalizzate su misura del cliente (gli americani parlano di bespoke). Gucci, Brioni, Zegna e soprattutto Tom Ford offrono un servizio di questo tipo, a costi che possono toccare i 10 mila euro per un completo. Un prezzo che non spaventa Daniel Harding, il giovane direttore d’orchestra inglese che non fa mistero di vestire gli smoking e i frac (de rigueur a una prima alla Scala o al Metropolitan di New York) dello stilista americano, né i suoi abiti da giorno grigi. «Tom Ford», sostiene, «conosce bene le regole del tailoring di Savile Row, un’eccellenza britannica e internazionale, ma ha studiato anche i segreti dei sarti italiani, insuperabili nei dettagli di vestibilità». E anche se usciamo dal mondo più culturalmente raffinato troviamo una analoga conversione dal casual all’eleganza bespoke tra i giovani e famosi: un esempio per tutti il cantante e attore Justin Timberlake, che per il suo ultimo album ha scelto il titolo Suit & Tie e ha voluto Tom Ford per confezionare i suoi outfit nel video promozionale.

Cravatta

Dal grigio perla all’antracite

Camicia

Total white e rigati discreti

Anche per i meno esigenti, la regola non scritta, da rispettare sempre per evitare le critiche, è quella relativa agli accostamenti, che prescrive il contrasto chiaro-scuro e viceversa: camicia bianca con abito antracite, azzurra o grigio scuro con abito grigio chiaro. Cravatta nera su colletto bianco, chiara su colletto scuro. Quanto alle scarpe, le Oxford o le Derby nere passano tutti gli esami, anche quello di Bernard Roetzel, autore dei più diffusi e rispettati manuali per gentlemen.

Scarpa

Nera e allacciata, il top

Trasgredire a queste regole è una dimostrazione di indipendenza e di sicurezza che solo i dandy, gli stilisti e i trendsetter come Lapo Elkann, che ha assorbito bene la lezione di nonno Gianni, possono permettersi. Per chi se la sente, la scelta è ampia: le ultime sfilate premono l’acceleratore sul grey suit ma suggeriscono varianti audaci e propongono completi che probabilmente sarebbero ammessi con riserva nella City, ma andrebbero poco oltre la banalità per un professionista della moda o del design. Se Bottega Veneta, Fendi e Givenchy giocano di equilibrismo sugli accostamenti ton sur ton, con virtuosismi di analogie cromatiche tra giacca, camicia e cravatta che tutti i puristi della regola light vs dark (e viceversa) disapproverebbero, per Hermès e Calvin Klein non solo la cravatta ma anche la camicia sono da archiviare: sotto la giacca è meglio un maglioncino operato. Anche Salvatore Ferragamo rinuncia senza rimpianti alla cravatta, ma aggiunge una sciarpa abbondante, mentre Dior Homme osa sfidare addirittura i bottoni della giacca, sostituendoli con una zip. Stravaganze a parte, in passerella si è notato anche un ritorno del check, l’abito a quadri, reso più svelto e urbano dagli abbinamenti con accessori easy, e una linea disegnata sulle proporzioni, senza enfasi sulla struttura delle spalle, sulle ampiezze dei calzoni o sulla lunghezza delle giacche. Anche i marchi meno aggressivi a livello di comunicazione pubblicitaria suggeriscono soluzioni interessanti, meno fashion e più portabili, aggiornando le linee dell’abito bespoke: giacche più sagomate per Paoloni, piccoli scacchi sportivi per Manuel Ritz, doppiopetto rivisitato per Corneliani e tre pezzi formali per Pignatelli, che come Ermenegildo Zegna rende il grigio più brillante scegliendo tessuti luminosi, lucidi alla luce, pronti a diventare capisaldi del guardaroba. La buona qualità dell’abito è un investimento sulla propria bella figura (anche potenziale), ma è sbagliato credere che lo stile sia sinonimo di grandi patrimoni. Gli uomini più ricchi del mondo, il messicano Carlos Slim Helù (73 miliardi di dollari) e il Microsoft guru Bill Gates (67 miliardi) secondo la classifica di Forbes , non sono i più eleganti, pur vestendo in modo appropriato. Né lo sono gli attori più pagati, Robert Downey Junior (75 milioni di dollari nel 2013) e Channing Tatum (60 milioni), entrambi dotati di diversi personali talenti ma non del miglior personal stylist.