Giorgio Armani © Getty Images

Giorgio Armani

Anche re Giogio è caduto nella rete del Fisco. Secondo indiscrezioni pubblicate da Il Sole 24 Ore , la maison Giorgio Armani avrebbe versato nella casse dell’Erario 270 milioni di euro. Una somma che sarebbe servita a chiudere un contenzioso relativo a tasse non pagate da tre diverse società riconducibili al marchio lungo sette anni, in particolare per il periodo che va dal 2002 al 2009.

In pratica, il gruppo della moda, avrebbe, all’interno di una strategia di diversificazione, creato una serie di società operative localizzate in diverse parti del mondo. Società che dal 2009, poi, con l’arrivo del nuovo management, nell’ottica di semplificazione e potenziamento delle risorse interne, sarebbero state spostate in Italia, sia per quanto riguarda la direzione strategica, che per il domicilio fiscale

Secondo la Guardia di Finanza, le società estere, anche prima del 2009, avrebbero dovuto avere l’effettivo domicilio fiscale in Italia. Con l’accordo trovato, di fatto, il gruppo Armani paga le imposte dal 2002 al 2009 e chiude ogni contestazione fiscale.