Alejandro Aravena © Getty Images

Per la prima volta, il Nobel per l’architettura Pritzker Prize è andato a un progettista cileno: Alejandro Aravena. «Non ci credo ancora, ma certo che sono contento, anzi sono molto contento, anche perché per una volta si è voluto guardare a altre realtà, in qualche modo marginali», ha commentato al momento della vittoria. Il Nobel risulta però ancora più significativo se si considera l’impegno sociale che caratterizza le opere e la poetica di Aravena. «La forma è importante, come è importante lo stile, ma l’architettura deve dare prima di tutto risposte ai problemi delle persone, soprattutto di chi è meno fortunato», ha spiegato al Corriere della sera. «Meglio un edificio meno bello, magari persino imperfetto, ma che serva davvero a qualcosa e che migliori la qualità della vita di chi ci abita». Ed è proprio questo che ha premiato la Giuria del Pritzker Prize: nella motivazione si spiega che a fare la differenza è stato «il suo mix di collaborazione e di sfide che non si dimentica dei meno fortunati, cercando di dare loro sempre e comunque nuove opportunità, un’idea di progetto innovativo ma sempre ispirato».

Tra i lavori più famosi di Aravena, l’UC Innovation Center – Anacleto Angelini dell’Università di Santiago (2014) e le cilene Medical School (2004), Montessori School (2001), Matematichs School (1999). Quest’anno Aravena dirigerà anche la 15° edizione della Biennale d’architettura di Venezia (28 maggio – 27 novembre) , che avrà il titolo Reporting from the front , mentre il suo studio Elemental si occuperà della ricostruzione della città di Constitución, distrutta in seguito al terremoto e allo tsunami del 2010.