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Sgomberiamo il campo da ogni fraintendimento. L’oro, in natura, nelle miniere di Cina, Sudafrica, Usa, Australia, Perù e Russia – i maggiori produttori mondiali – è giallo. Il colore bianco della vostra fede nuziale o rosa della cassa del vostro prezioso orologio meccanico è determinato da una lega di diversi metalli, per un arcobaleno di tonalità che va a fare concorrenza alle 50 sfumature di grigio del fortunato romanzo.
Il “carato” – parola che deriva dall’arabo e significa “ventiquattresima parte” – è una unità di misura (0,2 grammi), la quantità di oro è espressa in millesimi e la più in uso è quella a 18 carati con il titolo “750‰”, ossia costituita da 750 parti di oro puro e da 250 parti di altri metalli, per consentire una maggior resistenza all’usura e alla deformazione rispetto all’oro puro – 999‰, denominato anche a 24 carati – che è un metallo più tenero e malleabile. Tra le tante sfumature viste nelle casse in oro degli orologi, quelle più diffuse sono l’oro giallo, bianco, rosa e rosso. Restando l’oro giallo al 75%, per ottenere i diversi colori cambiano le percentuali di argento – o di platino e palladio per i modelli più prestigiosi – e rame.

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Anche in questo campo si è fatta sentire la sfida tra Rolex e Omega – i due marchi di alta gamma dalla produzione più importante su larga scala – che negli ultimi decenni si è fatta sempre più serrata e peraltro fa il bene dell’intero mercato, nella sua perenne ricerca della migliore qualità possibile e della maggiore affidabilità dei propri segnatempo. Una sfida a colpi di innovazioni sempre più tecnologiche tra le due “corazzate” che spazia su tutti i fronti, dai movimenti di manifattura all’antimagnetismo, dalle ghiere in ceramica all’impermeabilità degli orologi subacquei. E in questa “battaglia” a colpi di brevetti in esclusiva non poteva mancare l’oro, nella tonalità tra rosa e rosso, ovvero quella che nel tempo tende a scolorire più facilmente. Così entrambi i “colossi” orologieri hanno brevettato la loro versione, che garantisce di non perdere colore con lo scorrere degli anni. Quella di Rolex si chiama Everose, giocando sulla somma di “Ever” (“sempre”) e “rose” (rosa) ed è composta da una lega di oro, platino e rame. Mentre Omega il nome della sua lega – composta da oro, palladio e rame – è andato a scovarlo lontanissimo. Si chiama, infatti, Sedna, come il planetoide più distante del nostro sistema solare, dal colore rosso. Mica male allacciarsi al polso una cassa in oro con una storia così.

UN PROTAGONISTA DELLA STORIA
Il numero atomico è 79 e il suo simbolo, dal latino aurum , è “au”, ma l’oro non è soltanto uno degli elementi chimici imprescindibili per la civiltà umana dalla preistoria a oggi, utilizzato fin dall’antichità per coniare monete, con ancora adesso riserve nelle banche centrali di tutte le nazioni e un utilizzo in settori molto diversi tra loro, dalla gioielleria all’odontoiatria, fino all’industria elettronica.
L’oro rappresenta uno dei più importanti materiali narrativi della storia. È citato nei geroglifici degli egizi, nelle lettere degli assiri e nell’antico testamento. Nel Vangelo secondo Matteo è uno dei doni portati dai magi al bambino Gesù. Mentre nel buddhismo viene equiparato alla retta convinzione. L’oro, da sempre, è semplicemente uno dei principali protagonisti della storia dell’umanità.