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Roland Garros, giochiamo in casa: intervista ad Adriano Panatta

Roland Garros, giochiamo in casa: intervista ad Adriano Panatta Torna a Tennis: il Roland Garros compie 125 anni
Venerdì, 13 Maggio 2016


«Il Roland Garros è una bestiaccia, un torneo massacrante in cui basta una piccola sbavatura per uscire fuori. E proprio per queste ragioni è il torneo più affascinante di tutti». Parola di Adriana Panatta, il campione di tennis romano che nel 1976 riuscì nell’impresa di eliminare Bjorn Borg nei quarti di finale e conquistare gli Open di Francia battendo poi in finale Harold Solomon. Da allora nessun italiano è arrivato così in alto in quel di Parigi. Per l’edizione 2016 Adriano Panatta tornerà nella seconda settimana del torneo nelle vesti di commentatore per i canali Eurosport (disponibili su Sky e Premium Mediaset) che ha l’esclusiva sui diritti televisivi fino al 2021.

Panatta, si ritorna a Parigi 40 anni dopo. Che effetto le fa?
Beh, i 40 anni passati si sentono tutti (ride). Ma in realtà non mi sono mai allontanato troppo da questa competizione meravigliosa. Anche negli anni scorsi ero presente come commentatore. Certo, a pensarci, da allora tutto è cambiato. Non solo il modo di giocare, ma anche l’organizzazione. Ai miei tempi i giocatori andavano in giro per lo stade e si mischiavano alla gente. Oggi è tutto più blindato. Le esigenze di sicurezza dettano legge.

Si dice che il Roland Garros sia unico, quasi una competizione a parte. Perché?
Per me è il torneo più bello, quello che ha più fascino. Anche perché è il più complicato da vincere. È una competizione molto dura, estenuante. Arrivare in fondo dopo due settimane sulla terra battuta stroncherebbe chiunque. E poi, va detto, il Roland Garros è il più elegante di tutti, batte anche Wimbledon, che è più misterioso, a tratti criptico.

Parigi porta fortuna agli italiani…
Noi italiani siamo nati sulla terra battuta. In qualche modo possiamo dire di giocare in casa. Tutte le superfici sono complicate e ci vogliono sia gambe che testa per vincere. Per quanto riguarda la terra battuta ci vuole tanta resistenza perché gli scambi sono molto prolungati. Serve concentrazione assoluta.

Come è stato il suo Roland Garros del 1976?
Massacrante, non finiva mai. Sono arrivo molto stanco, di fisico e di nervi, perché avevo appena vinto gli Internazionali di Roma, stavo quasi per uscire al primo turno. Poi è stato tutto in discesa.

Ci dovremo aspettare sorprese anche quest’anno?
I favoriti sono i soliti noti: Djokovic, Wawrinka, Murray. E poi c’è sempre Nadal, che ha speso molte energie in questi anni, ma rimane un giocatore fortissimo. Questi partono avvantaggiati, Ma il Roland Garros è una bestiaccia: basta poco per finire fuori strada. E allora lì possiamo aspettarci delle sorprese.

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