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Ascesa e caduta di Vittorio Cecchi Gori

Ascesa e caduta di Vittorio Cecchi Gori Torna a Serie A, quando il cinema è nel pallone
Venerdì, 27 Febbraio 2015

Con il calcio ci si può anche rovinare. È la sintesi della storia imprenditorial-calcistica di Vittorio Cecchi Gori, figlio d’arte del più noto Mario, produttore cinematografico storico, che, inseguendo il sogno di una Fiorentina sempre più forte e in gara con i top club e il nemico storico Juventus, si è praticamente svenato, arrivando nel periodo 1993-2001 (data del fallimento) a spendere follie per calciatori del livello di Gabriel Batistuta. Un calcio che ha fagocitato velocemente anche molti degli interessi cinematografici di Cecchi Gori, costringendolo a vendere o a liberarsi di diversi asset di famiglia.

A oltre dieci anni di distanza da quel fallimento, Cecchi Gori ha più volte puntato l’indice su una serie di soggetti che l’avrebbero mal consigliato o perfino tradito (più volte ha, per esempio, dichiarato di essere stato abbandonato, imprenditorialmente parlando, in alcune sue attività cinematografiche dal socio “forte” Silvio Berlusconi) prima del crac Fiorentina (rinata dalle ceneri dopo l’intervento di salvataggio della famiglia Della Valle), suo grande amore alla pari del cinema e delle belle donne. E nel destino di Vittorio Cecchi Gori è passato anche lo stesso Massimo Ferrero, che ha acquisito diverse sale cinematografiche un tempo dell’imprenditore fiorentino. Una storia velata da un’infinita tristezza per il suo finale doloroso, ma anche un monito per chi crede che il calcio sia un business capace di produrre solo utili. Nella realtà è proprio l’esatto contrario. Purtroppo.

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