Yuliya Zaripova, vincitrice "a sorpresa" dei 3.000 siepi a Londra 2012 e fermata a gennaio per anomalie nel suo passaporto biologico © Getty Images

La Commissione indipendente dell’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) ha accusato la Russia di «doping di Stato». Stando infatti a quanto riportato del corposo dossier di oltre 300 pagine, il ministro dello sport di Mosca Vitaly Mutko avrebbe dato ordini diretti di «manipolare alcune specifiche provette" per le analisi antidoping dell’atletica russa. Non solo. Per occultare l’alterazione degli esami sarebbero stati coinvolti anche gli agenti del FSB: il servizio segreto russo. Da qui la radicale decisione di annullare tutte le medaglie vinte a Londra 2012 e di sospendere la Russia dai prossimi Giochi da qui fino a due anni. Si tratta di un provvedimento senza precedenti, con pesanti ripercussioni politiche. «Giorno nero per lo sport. Fiducia popolare umiliata. Nell’atletica russa il doping è totale e di Stato», dichiara il presidente della Commissione indipendente del Wada, Dick Pound. «Le medaglie vinte da quel paese a Londra 2012 (17 tra ori, argenti e bronzi) hanno sabotato i Giochi».

LA CUPOLA. Stando a quanto emerso, il dossier porterebbe infatti alla luce l’esistenza di una vera e propria cupola, che coinvolgerebbe autorità statali e sportive, federazioni, allenatori e, naturalmente, gli stessi atleti. Grazie a tale sistema, la Russia sarebbe quindi riuscita a portare avanti un vero e proprio programma dopante, evitando o depistando sistematicamente eventuali i controlli. Tra l’altro, qualora un atleta fosse stato colto in flagrante da un esame antidoping, avrebbe dovuto pagare una somma di denaro, destinato ai tecnici oppure alla stessa cupola.

LE CONDIZIONI PER RIENTRARE. A fronte di questo scandalo nazionale, la Wada impone tre condizione per riammettere l’atletica russa ai Giochi: azzeramento dei vertici federali; pulizia dell’agenzia antidoping Rusada, del laboratorio federale di Mosca e dell’Istituto statale dello sport; inserimento di osservatori internazionali all’interno di ogni organismo russo, in modo da recuperare credibilità e trasparenza.

LE REAZIONI. «Le informazioni contenute nel rapporto Wada sono allarmanti. Abbiamo bisogno di tempo per analizzarle correttamente e comprenderne i risultati», commenta il presidente Iaaf, Sebastian Coe. «Nel frattempo ho invitato il Consiglio ad aprire un procedimento nei confronti della Federatletica russa».

Dura invece la replica del ministro Mutko: «Non bisogna confondere le cose, la commissione (della Wada, ndr) non ha il diritto di sospendere nessuno». Gli fa eco Vladimir Uiva, capo dell'Agenzia federale medico-biologica russa: «Non c'e' alcun motivo di privare i nostri atleti delle medaglie, anche olimpiche, o di squalificarli, e nemmeno gli allenatori. Per farlo deve aver luogo una enorme quantità di processi giudiziari ma io penso che non si arriverà a questo. Verrà fatta una richiesta al ministero dello sport e saranno date le spiegazioni necessarie».