La sVentura dell'Italia ci costa un pezzo di ripresa

Il ct del disastro, Gian Piero Ventura © Dino Panato/Getty Images

L'eliminazione dell'Italia dai Mondiali di Russia 2018 ci costa tanto. Nel morale soprattutto, ma anche nel portafoglio e lo scopriremo a fine anno. Il disastro della Nazionale di Gian Piero Ventura ci costringe a dire addio alla rassegna iridata per la prima volta dal 1958 e a ripensare il nostro movimento calcistico. In attesa delle dimissioni inevitabili, ma ancora non arrivate, del ct e del presidente federale Carlo Tavecchio, possiamo fare due conti su quanto ci costerà l'assenza da Russia 2018.

Quanto perde l'Italia senza Mondiali

Ma quanto perde l'Italia senza i Mondiali? Le perdite immediate sono quelle a carico della Figc: con un minore appeal del brand Italia, si rischia di perdere almeno 43 milioni su 174 di fatturato. Crolleranno i diritti tv (e qui ci perde anche la Fifa) e gli altri introiti da sponsor per una perdita totale che potrebbe toccare i 100 milioni di euro. Un buco importante per i conti della federazione proprio nel momento in cui servirebbero fondi per pensare a profonde riforme del nostro sistema calcio.

La caduta del pil

L'Italia senza Mondiali deve preoccuparsi anche del sistema Paese, però. L'anno dei Mondiali è sempre importante per i bilanci delle aziende editoriale e media, grazie agli investimenti pubblicitari delle aziende. Grigliate, partite, serate, entusiasmo fanno lievitare i consumi. Nei giorni scorsi Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente degli investitori pubblicitari dell’Upa, aveva quantificato in una percentuale compresa fra l’1 e l’1,5% l’impatto in termini di pubblicità aggiuntiva con l’Italia fra i partecipanti al Mondiale 2018. Gli ultimi Mondiali del 2014, per esempio, hanno portato nelle casse delle concessionarie di Rai e Sky rispettivamente sui 70 e 40 milioni. 

Pur con un paragone improprio visto il ciclo economico, la Coldiretti haricordato che nel 2007, anno successivo alla vittoria dell’Italia in Germania, l’economia italiana crebbe nominalmente del 4,1% e che fu trainata da un boom di esportazioni (+10%) e dalla vivacità dei consumi interni, come il +30% segnato dai prodotti artistici e culturali e il +16% dalle vendite di auto. La psicologia influenza i comportamenti dei consumatori. E gli italiani rischiano di non avere tanta voglia di spendere, almeno per un po'.