Tiger Woods festeggia uno dei suoi quattro trionfi, quello del 2000 vinto col punteggio record di -18 © Getty Images

L’ultima chiamata per la gloria. È questo che rappresenta il Pga Championship per i golfisti di professione che si avvicinano all’evento previsto in agosto. L’ultimo Major della stagione può costituire la svolta della carriera o la consacrazione definitiva per un aspirante campione. Tra l’altro, per chi si fosse aggiudicato i tre precedenti (Masters, Us Open e Open Championship), questo è il torneo che concede addirittura la possibilità di centrare il mitico Grande Slam, ma l’obiettivo è stato raggiunto soltanto da Bobby Jones nel 1930. Nonostante il valore che ha oggi il torneo e il montepremi che nel 2014 è stato il più alto tra i quattro Major, in passato questa competizione ha avuto alterne fortune.

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ALL’INIZIO DEL ‘900 I GREEN ERANO

APPANNAGGIO DEI NOBILI: IL CAMPIONATO

SERVÌ A DARE DIGNITÀ AI PROFESSIONISTI

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STORIA E STORIE. Partiamo dall’inizio e, in particolare, tra gli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo quando vennero fondate prima la US Golf Association (1894, Usga) e poi la Professional Golfers Association of America (Pga, 1916), le pietre miliari di quello che, successivamente, si affermerà come il movimento golfistico più importante al mondo. Un’epoca in cui, è utile ricordarlo in quanto oggi la situazione è decisamente diversa, i giocatori professionisti non erano ritenuti i rappresentanti più significativi della disciplina: il golf era uno sport praticato in ambienti sociali elevati e l’idea stessa di giocare per denaro era considerata quanto meno poco elegante. La nascita di due entità riconosciute e in grado di organizzare eventi agonistici diede di fatto il vero impulso al movimento. E fu così che nello stesso 1916, forse anche per mettere a disposizione dei pro una gara che ne aumentasse il prestigio, la prima edizione del Campionato dei professionisti (Pga Championship) ebbe luogo. Grazie alla munificenza di Roadman Wanamaker, oltre ai 500 dollari di premio, il vincitore ricevette anche una medaglia d’oro con incastonato un diamante che ancora oggi rappresenta il Wanamaker Trophy con cui viene omaggiato il vincitore.

Curiosità 

- Nel 2014 è stato il major con il montepremi più elevato, 10 milioni di dollari.

- Il premio per Rory Mcilroy, campione del 2014, pari a 1,4 milioni di dollari è 2.290 volte superiore a quello del primo vincitore del 1916, Jim Barnes che ricevette 500 dollari.

- È il major che si è giocato sul più alto numero di percorsi, 72. gli si avvicina lo Us Open con 51, mentre restano a distanza l’Open Championship con i suoi 14 storici percorsi (oggi sono solo nove le location che si alternano come sedi) e il Masters che da sempre si gioca solo all’Augusta National.

NON È SEMPRE ORO QUELLO CHE LUCCICA… Ma se ai nostri giorni il tour professionistico americano (come quello europeo) si propone come un “prodotto” perfettamente organizzato, con date e sedi degli eventi dei prossimi anni già definiti, non sempre è stato così. E il Pga Championship ne sa qualcosa. A partire dalla formula che, fino al 1957, era quella del match play (con i giri finali previsti anche nei giorni feriali) e solo a partire dall’anno successivo portata a stroke play su 72 buche, come siamo abituati a vedere la maggior parte dei tornei. Per continuare con la collocazione nel b, molto flessibile, praticamente in tutti i mesi, a seconda dell’anno. Come ci si accorge anche ai giorni nostri in occasione degli eventi del World Golf Match Play – gare di altissimo prestigio e interesse ma molto meno spettacolari –, la presenza nei giri finali di pochi giocatori, seppur di livello assoluto, toglie molto dell’interesse per chi assiste dal vivo e soprattutto per chi vive l’evento attraverso la televisione.

Fu così, proprio sotto la pressione dei network tv e della necessità di rinvigorire le entrate, che dal 1958 la formula fu portata a stroke play medal, con gli ultimi due giorni di contention ad attrarre l’attenzione di milioni di appassionati. Trasformata la formula, rimaneva la debolezza del calendario. In alcune occasioni addirittura il Pga fu fissato nella settimana successiva all’Open Championship, inducendo di fatto molti a preferire il major britannico, vista l’impossibilità di rientrare in tempo negli Usa. La “stabilità” nel mese di agosto arrivò solo verso la fine degli anni ’60, con un’unica eccezione nel 1971. Le difficoltà incontrate hanno così minato l’immagine del Pga Championship al punto che “L’ultimo colpo per la gloria” ha rappresentato addirittura lo slogan – scelto negli anni ’90 ed entrato nella denominazione stessa dell’evento – con cui per molto tempo si è supportata la comunicazione e si è tentato di valorizzare il torneo. Un motto che, analogamente a quello attuale “Questo è un Major” (lanciato nel 2014), ha sortito effetti molto diversi da quelli attesi. Le critiche degli addetti ai lavori sottolineano come la necessità di ricordare l’importanza del Pga Championship, con modalità sconosciute agli altri Major, non faccia che evidenziarne la debolezza.

Curiosità/2 

- È la gara dei professionisti da loro organizzata e non prevede posti per gli amateur, neanche per quelli di più alto livello, come invece avviene per gli altri major: l’unico modo per parteciparvi risulta così vincere uno degli altri tre ed essere invitato.

- Al contrario, è l’unico major che riserva 20 posti per i migliori pro e maestri di club che possono accedere attraverso un torneo di qualificazione specifico. Il campo dei partenti è al massimo di 156 giocatori.

- Quattro volte nella storia il punteggio vincente è risultato sopra par (sempre +1), l’ultima nel ‘76 (Dave Stockton). Il record più basso appartiene a Tiger Woods, due volte a -18, nel 2000 e nel 2006.

PREMI DI VALORE. Ma se la sua storia ha vissuto momenti travagliati, da molti anni la vittoria al Pga Championship trasforma totalmente le prospettive di qualsiasi giocatore che non sia già affermato a livello mondiale. Intanto, al vincitore viene automaticamente assegnato un invito permanente a tutte le successive edizioni; poi, per le successive cinque stagioni, oltre all’invito agli altri tre Major, vi è il riconoscimento di membro del Pga Tour e dello European Tour e, ultimo ma altrettanto significativo, l’invito a partecipare al The Players Championship di Sawgrass a Ponte Vedra Beach in Florida, per tutti il “quinto Major”. Se la partecipazione garantita agli altri Major può apparire come il premio di maggior valore, in realtà è probabilmente la certezza di poter competere nei due tour mondiali più importanti a costituire per un professionista l’elemento che può indirizzare in misura più significativa la carriera. Non vi è solo, infatti, la garanzia di essere parte degli eventi più in vista, ma c’è soprattutto l’opportunità di poter pianificare la propria stagione con tempi e modi certi.

IL LUOGO DELLA CONTESA. Per la terza volta dal 2004 sarà il resort di Whistling Straits, sulle coste del lago Michigan nel Wisconsin, a ospitare tra il 13 e il 16 agosto la nuova edizione, la 97esima, del Pga Championship. Il percorso sarà ancora The Straits (che entra nel ristretto numero dei sette campi ad aver ospitato almeno tre volte il torneo) in cui lo stesso Pete Dye, autore e designer, ha detto di aver realizzato «qualcosa che riesce solo una volta nella vita», richiamando lo spirito dei links irlandesi, sfruttando la morfologia che le coste del lago gli hanno messo a disposizione. Poco meno di 7 km di lunghezza, par 72, è caratterizzato dalla quantità innumerevole di bunker (circa 2 mila): 18 buche votate allo spettacolo se si considera che in entrambi i precedenti il vincitore uscì da un playoff (nel 2004 Vijaj Singh e nel 2010 Martin Kaymer).

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Una carrellata di campioni che hanno mostrato il loro talento dominando i percorsi del Pga Championship. Da sinistra, Jim Barnes, vincitore della prima edizione nel 1916; Walter Hagen, recordman con cinque trionfi negli anni ‘20; Sam Snead, uno dei migliori giocatori di tutti i tempi e tre volte campione tra il ‘42 e il ‘51; e, infine, Jack Nicklaus che ha eguagliato il primato di coppe con cinque edizioni conquistate tra il ‘63 e l’80

L’unicità della location e dei campi, magari dopo averne gustato in tv le caratteristiche ad agosto, potrebbe suscitare il desiderio di una visita nel Wisconsin. Ecco alcune informazioni che potrebbero aiutarvi. All’interno del resort di Whistling Straits sono presenti due percorsi, accessibili con green fee da 385 dollari (The Straits) e 190 dollari (The Irish). Il secondo campo si snoda nell’entroterra tra dune, ondulazioni e quattro ruscelli sinuosi che ne fanno un altro campo di grande bellezza e notevole difficoltà. In generale, in considerazione dell’importanza del resort e della frequente presenza di competizioni, è opportuno informarsi sull’eventuale disponibilità o apertura parziale. Per giocare vale sapere che i caddie sono obbligatori sul primo (The Straits) e opzionali sul secondo (The Irish), sempre a 65 dollari a sacca. Viene suggerita una mancia base da 25 dollari per sacca.

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IL MOMENTO È TOPICO. La data dei quattro Major non è casuale. Il Pga Championship si gioca più o meno a metà del mese di agosto, nel quarto week end dopo l’Open Championship e nel terzo week end prima di quello del Labour Day. Il Masters si gioca nella prima settimana completa di aprile. Lo Us Open si gioca a metà giugno, calendarizzato in modo che l’ultimo giro possa coincidere con la terza domenica del mese, giorno in cui negli Usa si festeggia la festa del papà. The Open Championship si gioca a metà luglio e, a partire dal 1980 quando il giro finale fu posto la domenica, con il primo giorno, il giovedì, collocato tra il 14 e il 20 del mese.

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CHI VINCE SI ASSICURA LA PARTECIPAZIONE

AI DUE TOUR MAGGIORI: UN LUSSO CHE

PERMETTE DI PIANIFICARE LA STAGIONE

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WHISTLING STRAITS, UN PROGETTO VINCENTE. Per alcuni aspetti si potrebbe definire un circolo nato vincente: aperto nel 1998, nel 2004 era già sede del suo primo Major, il Pga Championship, appunto. Nel 2007 vedeva, invece, il Senior Us Open svolgersi sul suo percorso links, seguito nel 2010 da una seconda edizione del Pga Championship che quest’anno si ripresenta per la terza volta;in attesa, nel 2020, della Ryder Cup. Quando si dice avere le idee chiare in fatto di progetti golfistici e di business…